Sicurezza
Niente arselle della Versilia nel menu dei ristoranti
Viareggio non attiva l’impianto che impacchetta i molluschi nei sacchetti con il marchio Ce Manca un disegno dei tecnici comunali sul mercato ittico
VIAREGGIO. Niente arselle di provenienza locale per la Versilia che ha fatto degli spaghetti con i piccoli molluschi uno dei propri simboli. Niente paura: l’ambiente e le condizioni dell’acqua di mare non hanno alcuna responsabilità. Si tratta di una vicenda tutta di burocrazia e, dunque, ancora più assurda.
Dieci anni fa, con i fondi che la Comunità europea periodicamente riserva per la pesca, il mercato ittico di Viareggio - città che oggi conta una Marineria da circa 120 pescherecci - fu dotato di asta elettronica, macchina del ghiaccio ed impianto di insacchettamento molluschi. Di questi macchinari ha funzionato, poco e male, la sola macchina del ghiaccio. E della vicenda, un paio di anni fa, si è occupata anche la Corte dei Conti con un’inchiesta della quale niente si è più saputo. In questo quadro, il macchinario per l’insacchettamento dei molluschi, che devono essere venduti con apposito codice della Comunità europea, non ha mai mosso neppure un ingranaggio.
Ad insacchettare i molluschi per i pescatori viareggini provvedeva un’azienda privata che quest’anno ha chiuso i battenti. Da tempo la categoria di chi vive andando per mare e pesci ha fatto presente al Comune di Viareggio l’impellenza di mettere in funzione l’impianto al mercato ittico. Perché ciò accada, però, è necessario che un tecnico del Comune produca un disegno della porzione di mercato sulla quale il macchinario è collocato. Impresa che sembra titanica, nonostante le insistenze dei pescatori dovute anche al fatto che la Capitaneria di porto giustamente pretende che tutto venga fatto a norma di legge.
Il Tirreno ha chiesto all’amministrazione comunale (tramite ufficio stampa) cosa stia accadendo e se la vicenda possa o meno essere di rapida soluzione. Ma non c’è stata risposta alcuna. Mentre dai pescatori si apprendere che il ritardo sarebbe dovuto all’eccessivo carico di lavoro degli uffici comunali.
Insomma: le arselle non mancano, sono anche commestibili, l’Asl è pronta a rilasciare il marchio comunitario, il macchinario c’è, il mercato ittico anche. Manca - è il caso di dirlo - un passaggio burocratico davvero minimo, per certificare l’agibilità dello spazio in cui l’impianto di insacchettamento si trova. Per il momento - se la voglia di spaghetto con le arselle si fa proprio impellente - non resta che trovare due braccia robuste che si armino di apposito strumento per la pesca sportiva e portino i molluschi nel piatto. Purché si tratti di un pranzo in famiglia o tra amici. Perché al ristorante valgono le regole ulteriormente ingarbugliate dal non spiegabile ritardo burocratico. —
Donatella Francesconi
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