Sicurezza
La corte d’Appello di Firenze al Viminale: "Linciaggio morale verso un nostro giudice"
Margherita Cassano, presidente della Corte d’Appello di Firenze, chiede l’intervento del Csm dopo la divulgazione di una lista di magistrati "sgraditi" al ministero dell'interno
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FIRENZE. Contro Luciana Breggia, giudice del tribunale di Firenze, il ministero dell’Interno ha messo in atto un «linciaggio morale». Non solo. Per «i gravi attacchi subiti», adesso è «esposta a pericolo per la sua incolumità», a causa della risonanza mediatica e dell’«effetto moltiplicatore della galassia dei social». Perché dai social sono già arrivate minacce simili a quelle che hanno fatto scattare la protezione e la scorta per Gerardo Boragine a Lucca.
Per questo Margherita Cassano, presidente della Corte d’Appello di Firenze dice di aver chiesto l’intervento del Csm a tutela inserita ieri in un comunicato-dossier diramato dal Viminale in cui erano elencati magistrati e studiosi “sgraditi”, colpevoli di non essersi allineati al giro di vite imposto sulla sicurezza. Breggia era finita nella lista per essere l’estensore di una sentenza in cui si accordava l’iscrizione all’anagrafe di Scandicci di un richiedente asilo, in un giudizio in cui aveva rigettato il ricorso del ministero dell’interno.
«Comunico di aver richiesto l'intervento del Csm affinché valuti la sussistenza dei presupposti, a mio avviso ricorrenti, per l'apertura di una pratica a tutela, volta a riaffermare la piena legittimità dell'operato del magistrato e ristabilire il rispetto reciproco tra le istituzioni dello Stato». In quel comunicato si annunciava anche la decisione di impugnare la sentenza sulle zone rosse, ma anche l’ordinanza con cui il 23 maggio scorso il Tribunale ha respinto un reclamo del Viminale sul caso di un richiedente asilo che voleva iscriversi all’anagrafe. Quel reclamo era arrivato troppo tardi, spiega adesso la presidente Cassano. Il Viminale avrebbe potuto costituirsi in giudizio, rivendicando il suo ruolo, ma non l’ha fatto".
LA REPLICA DI MATTEO SALVINI
"Nessun linciaggio, nessuna minaccia, nessun dossier: ho intenzione di usare tutti gli strumenti previsti dall'ordinamento per sapere se è normale e opportuno che alcuni magistrati, pubblicamente schierati contro la politica del governo, abbiano giudicato in cause che coinvolgevano il Viminale. Mi spiace che venga chiamato in causa il Csm, che in queste settimane ha altro a cui pensare. Lavoro per la sicurezza di tutti gli italiani, magistrati compresi". Lo dice il ministro dell'Interno Matteo Salvini, replicando alla presidente della Corte d'appello di Firenze.
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