Il Tirreno

Toscana

Una nave spazzina per ripulire l’isola di plastica dal mar Tirreno

Mario Neri
Una nave spazzina per ripulire l’isola di plastica dal mar Tirreno

Rossi vuole far ripartire un progetto della Protezione civile e salvare il Santuario dei cetacei. Per ora esiste il modellino

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FIRENZE. Per ora esiste solo il modellino in scala 1:50. L’hanno progettato i ricercatori dell’università di Firenze per conto della Protezione civile. Per testarlo, a gennaio 2015 riversarono litri e chili di gasolio e plastica nella piscina della scuola della Marina Militare a Roma. «Ammiragli e ufficiali rimasero di stucco, credevano avessimo fatto un danno senza rimedio. Fu divertente, perché Sauro, la nave spazzina, ripulì tutto», ricorda Nicola Casagli, docente di Scienze della Terra. Eppure, quel rimorchiatore giocattolo non è uno scherzo, dice il prof che seguì anche le operazioni di monitoraggio della Concordia al Giglio. «Può salvare il nostro mare, sono contento che Rossi abbia deciso di riscoprirlo».

Il santuario da salvare

Sì perché ora quel progetto, varato in epoca renziana e da anni congelato nei cassetti di Palazzo Chigi per mancanza di fondi, vorrebbe riesumarlo Enrico Rossi. «Potrebbe salvare il Tirreno da quello che per ora è solo un problema contenuto ma rischia di diventare una delle sue più grandi emergenze», dice il presidente. Cioè, l’isola di plastica che cresce in mare fra le isole dell’Arcipelago Toscano, un atollo che appare e scompare in punti diversi di un corridoio di 70 Km fra la costa, l’Elba e la Corsica e nessuno sembra riuscire a ripulire. Una grande ciambella larga centinaia di metri, cotton fioc e cannucce, lattine e barattoli invece di sabbia e scogli che si muove, si riforma e si disperde con le correnti, ma soprattutto minaccia il nostro ecosistema marino: pesci, tartarughe, delfini e capodogli del Santuario dei cetacei.

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L’asse con la Corsica

L’ultimo a lanciare l’allarme è stato l’Institut français de recherche pour l'exploitation de la mer (Ifremer). In pratica l’agenzia francese di protezione ambientale. «La situazione è ormai cronica, oltre il 70% dei rifiuti marini è fatto di plastica e materiali che si disperdono in natura solo dopo decenni», ha spiegato alle Iene Francois Galgani, il responsabile di Bastia. Una sberla per l’immagine dell’Arcipelago e la cartolina di una regione che sul turismo fonda una fetta importante del suo Pil. «Ho chiamato il capo della Protezione civile Borrelli – dice Rossi – e nei prossimi giorni lo incontrerò per capire come poter riattivare il piano. Un’idea potrebbe essere quella di costruire un prototipo di Sauro e farlo navigare nell’alto Tirreno grazie ad un investimento sostenibile finanziato da più enti». Il governatore ha già preso contatti con il presidente della Corsica, Jill Simeone, e concordato con lui una strategia per chiedere a Conte, Macron e all’Ue un impegno economico.

Tartarughe a rischio

Non c’è tempo da perdere. I dati dell’ultimo rapporto sull’inquinamento da plastiche stilato dalle Arpa, da Ispra (ministero dell’Ambiente) e altri centri di ricerca europei sono impietosi. Anche nei mari d’Europa crescono atolli di rifiuti e aumentano i livelli di inquinamento killer. Nel mediterraneo occidentale, la spazzatura “flottante” non ha ancora raggiunto i livelli d’allarme dell’Adriatico, ma sta aumentando. Se navigando fra Trieste e Ancona vi potrà capitare di incrociare 4,6 oggetti galleggianti ogni chilometro quadrato, nel corridoio fra l’Elba e la Corsica gli studiosi stimano affiorino 1,84 oggetti per km ( 2,3 la media del Mediterraneo occidentale, è di 3-5 oggetti la soglia limite). Ma soprattutto da noi sembra impennarsi il rischio per la fauna. Su 16 tartarughe spiaggiate sulle nostre coste, in 9 sono stati trovati rifiuti di plastica (il 56%); su 6 Caretta analizzate in Sardegna, due avevano ingerito plastica (33%). E qui la soglia di guardia fissata dalla comunità scientifica è fra il 40 e il 60%.

Che fine ha fatto Sauro?

Ma che fine ha fatto il progetto di nave spazzina? Era stata progettata dal dipartimento di Scienze della Terra di Firenze per la Protezione civile e la Marina Militare. «ma il progetto si è arenato perché nessuno ha rilevato il brevetto, in possesso della presidenza del Consiglio, e ci ha investito», dice Casagli. L’idea del governo Renzi era infatti di recuperare una nave-rottame di quelle in disuso della Marina – un rimorchiatore o un pattugliatore – e riadattarlo con strumentazioni che permettessero di recuperare i rifiuti in mare, sia le plastiche che gli idrocarburi «Già il modellino era dotato di scalette mobili e spazzole pulitrici per idrocarburi e materiali solidi». L’idea di Rossi è di costruirne una vera e farla diventare un drone al servizio di Arpat e Lamma. Il consorzio meteo emette già un bollettino sull’inquinamento da plastica in mare ogni due settimane. «Inoltre, con i nostri modelli e l’aiuto dei satelliti, di boe digitali e radar - dice il direttore Bernardo Gozzini - potremmo elaborare previsioni su dove e quando si concentreranno gli accumuli di plastica con un settimana di anticipo e consentire così alla nave di navigare fino all’obiettivo e ripulire la famosa isola di rifiuti».

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