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Trasformiamo il lutto in speranza

Marco Sabia
Trasformiamo il lutto in speranza

Ci sono medici e infermieri al Meyer chiamati a consolare genitori che hanno perso i propri figli e pure mostrare come la donazione di organi in età pediatrica possa salvare la vita ad altri bambini

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Parliamo della donazione di organi e tessuti nel bambino, il gesto di generosità più grande, ma anche uno dei temi più delicati e difficili da raccontare e non possiamo non ricordare che è stato proprio un bambino ad insegnarci una grande lezione di vita, intesa nel senso più elevato e profondo del termine. Il 1° ottobre 1994 Nicholas Green, un bambino americano di 7 anni, muore dopo esser stato colpito accidentalmente alla testa da un proiettile in un a rapina (in Calabria) mentre si trovava in auto insieme ai suoi familiari. I genitori di Nicholas decisero di donare gli organi del loro bambino, salvando la vita a sette bambini italiani, la cui esistenza da quel momento cambierà grazie alla generosità di Nicholas.

Il gesto dei Green fu così “rivoluzionario” che si parlò del cosiddetto “Nicholas Effect”, che contribuì in modo determinante a promuovere la diffusione della cultura e della sensibilità dell’opinione pubblica verso la donazione di organi e ad aumentare, di conseguenza, i trapianti. L’ospedale Pediatrico Meyer di Firenze è accreditato per la donazione di organi e tessuti dal 2006 ed è integrato nell’ Organizzazione Toscana Trapianti ( OTT ), rete che ha un fondamentale valore non solo sanitario ma anche sociale. Il Meyer può contare su un gruppo di medici e infermieri dedicato proprio a questo, al procurement (cioè “l’approvvigionamento”) e alla formazione e sensibilizzazione in quest’ambito. Responsabile del Coordinamento Donazione Organi e Tessuti del Meyer è la dottoressa Francesca Melosi che definisce «un piccolo miracolo ogni volta» che una famiglia accetta di donare gli organi del proprio figlio. O figlia,

Dottoressa Melosi, quale è il compito del gruppo che lei coordina?
«Questo gruppo di medici e infermieri si occupa proprio di informare i genitori sul diritto e la possibilità di donare gli organi e i tessuti dei propri figli. Con un’umanità ogni volta diversa accompagnano i genitori a prendere consapevolezza della possibilità di donare organi e tessuti informandoli, affinché possano decidere nella maniera migliore possibile. Il Meyer ha un ruolo centrale nel sistema trapianti nazionale per il reperimento di organi e tessuti in età pediatrica da destinare o al Programma Nazionale Pediatrico, che è una lista specifica per i bambini in attesa di un trapianto o - se non ci sono pazienti compatibili in Italia - all’ Italian Gate to Europe, cioè all’estero».

Dottoressa, perché è importante informare nel modo giusto i genitori?
«Se ne parla poco ma bisognerebbe parlarne di più. Il percorso donativo parte purtroppo da un lutto, dinanzi al quale i genitori reagiscono come possono perché non si è mai pronti, a nessuna età. Dopo l’accertamento della morte cerebrale o cardiaca del bambino inizia infatti la possibilità di intraprendere questo percorso che serve per accompagnare le famiglie verso una corretta informazione, che è la miglior base per decidere se donare o meno. È un diritto essere adeguatamente informati in merito a una decisione con cui poi convivere tutta la vita in modo che sia una scelta consapevole. E anche la società civile, il tessuto sociale e soprattutto i media devono essere pronti e adeguati nel sostenere queste famiglie».

Ma come si fa ad avvicinarsi ad una famiglia in un momento del genere?
«Non ci sono mai le parole giuste, non è possibile capire fino in fondo l’entità di un dolore del genere, in modo particolare quando riguarda un genitore. Ogni persona reagisce in modo diverso e noi dobbiamo entrare in questo dolore in punta di piedi, con un rispetto immenso. Non è possibile mettere una barriera, è inevitabile ricordare il colore degli occhi di ogni bambino e genitore che abbiamo avuto il privilegio di incontrare. Allo stesso tempo, però, vedo anche la luce della speranza, perché qualcuno da qualche parte ha ricevuto una telefonata che gli cambierà la vita, grazie al dono di questi “bambini generosi”».

In un anno quante famiglie accettano di fare questo passo?
«Mediamente 2-4 donazioni di organi e circa 10 per il tessuto corneale. Nel 2018 in Italia c’erano oltre 200 bambini in lista per ricevere cuore, fegato, rene, polmone, cornee: più un bambino sta in lista d’attesa e chiaramente più rischia di morire nel frattempo, anche se la medicina fa continuamente passi in avanti».

E’ ancora un tabù la donazione?
«I media hanno un ruolo determinante nel trasmettere informazioni corrette per portare a una maggior consapevolezza nel tessuto sociale su questi aspetti così delicati. Contro l’ineluttabilità della morte non possiamo fare niente, questo aspetto della nostra vita riguarda tutti. A volte è capitato anche che fossero le famiglie stesse ad anticiparci, proponendoci di donare: è la dimostrazione della profonda maturazione del tessuto sociale. Si può vedere un domani anche quando non c’è alcun domani, è la vita che in qualche modo continua e va avanti restituendoci lo straordinario valore etico e sociale del donare. Una donazione mediamente può salvare 7 vite, ma in realtà ne salva molte di più. Un genitore che fa un gesto del genere fa vedere la parte più bella dell’animo umano, la parte ancestrale che c’è in ognuno di noi». —


 

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