Il Tirreno

Toscana

Mercatone uno, i clienti beffati devono agire entro settembre

Francesco Albonetti

L’azienda fino alla fine ha ricevuto ordini e incassato accontiEcco come ottenere il rimborso della merce mai spedita

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Non c’è stato nulla da fare. Nonostante il rilevamento dell’azienda da parte della Sherning Holding (gruppo subentrato appena nell’estate del 2018, meno di un anno da), il Tribunale di Reggio Emilia ha dichiarato il fallimento di Mercatone Uno. Sono rimasti senza lavoro dalla sera alla mattina 1.800 dipendenti distribuiti i 55 punti vendita dell’impresa con sede a Imola sparsi tutta Italia. Quasi tutti hanno appreso la notizia tramite i social, WhatsApp e Facebook. Ma non sono soltanto i lavoratori le vittime dell’improvvisa chiusura di Mercatone Uno. Ci sono anche i clienti che avevano acquistato mobili, mai arrivati a casa. Avevano pagato acconti e stipulato finanziamenti. E c’è anche il popolo sempre più affollato di chi sceglie di acquistare on line. L’azienda, tuttavia, fino all’ultimo momento, ha continuato a ricevere (e acquisire) ordini e vendere merce come se nulla fosse, stipulando finanziamenti a rate alle famiglie. Senza avvertire nessuno del rischio che potevano correre. E neppure della richiesta di concordato preventivo avanzata il 10 aprile.

Gabbati e smarriti

I clienti, oggi, non sanno che pesci prendere. E si rivolgono agli avvocati e alle associazioni dei consumatori, che in questi giorni ricevono richieste di informazioni per telefono e nelle loro sedi. Decine di persone in attesa della cameretta agognata per il bimbo che deve ancora nascere, o della cucina nuova, mobili a prezzi accessibili per tutte le tasche. Accade al grande negozio di Calenzano come negli altri punti di vendita della Toscana. Che erano sopravvissuti alla prima grande crisi aziendale del 2015. In tutto sono sei, Calenzano compresa: due nella provincia di Pisa (Capannoli e Navacchio di Cascina), due nella provincia di Lucca (Cerbaia, comune di Altopascio e nella stessa Lucca) e un quinto a Colle Val d’Elsa, in provincia di Siena. La musica è la stessa: famiglie che chiedono, telefonano, protestano. «Molti si presentano spontaneamente, altri telefonano» dice Marco Migliorati, presidente di Confconsumatori di Prato, sede di riferimento per il punto vendita di Calenzano. «Hanno chiamato anche da Siena, perché oggi la gente si muove per comprare. Non c’è soltanto una tipologia di cliente e di problema, i casi sono svariati. L’importante è informarsi e agire presto, perché dopo il 20 settembre sarà tutto più difficile».

la data fatidica

Il 20 settembre, infatti, è una data fatidica per chi ha crediti con Mercatone Uno, perché è il termine per l’ammissione allo stato passivo dell’azienda: “l’insinuazione al passivo”, come si dice in termini tecnici, per chi ha acquistato a rate o ha pagato con la carta di credito, deve essere fatta rivolgendosi direttamente al giudice fallimentare entro quella data.

Le richieste devono essere inviate all’indirizzo Pec (posta elettronica certificata) del curatore Marco Angelo Russo e l'indirizzo Pec al quale inoltrare la domanda di ammissione (insinuazione) allo stato passivo è: “f403.2019milano@pecfallimenti.it”.

Il 22 ottobre ci sarà l’esame dello stato passivo da parte del giudice. Nulla di così complicato, perché quasi tutte le associazioni dei consumatori hanno deciso di aiutare seguendo passo passo i clienti in difficoltà. Uno stuolo di avvocati è in prima linea e a fianco dei consumatori in questa battaglia condotta per una causa giusta.

«Le strade da seguire cambiano in base al tipo di acquisto effettuato – specifica l’avvocato di Confconsumatori, Stefano Bonacchi - Hanno avuto ripercussioni i consumatori che avevano acquistato, pagando acconti, senza ricevere l’ordine. Un ulteriore problema, poi, si profila per quegli acquirenti che hanno stipulato contratti di finanziamento collegati all’acquisto e ora si trovano a dover pagare le rate, pur senza aver avuto il bene ordinato».

Cosa si deve fare

In caso di merce mai arrivata, si può presentare domanda di ammissione al passivo del fallimento entro il 20 settembre, assistiti da Confconsumatori o da un’altra associazione di consumatori. Se si è pagato con carta di credito senza aver ricevuto il bene, conviene rivolgersi alla banca della carta utilizzata e chiedere l’annullamento dell’operazione e la restituzione della somma versata.

In caso di finanziamento a vuoto, come rivela l’associazione Altroconsumo, il Testo unico bancario dà una tutela in più a chi acquista a rate un bene. Infatti, è previsto che se un bene non arrivasse, in caso di grave inadempimento da parte del fornitore di beni o servizi, il consumatore ha diritto alla risoluzione del contratto di credito. Questo significa che la finanziaria rimborserà al consumatore le rate già pagate e le altre spese e il consumatore non dovrà pagare ulteriori rate. Insomma, il cliente non ci dovrebbe rimettere nulla.

In caso di mobili comprati on line, si può recedere entro 14 giorni dalla consegna della merce: dunque, non essendo la consegna avvenuta, l’acquirente è ancora in tempo per esercitare il recesso (anche se sono stati superati i 14 giorni) e chiedere il rimborso da parte dell’operatore della carta di credito o della Banca che ha autorizzato il pagamento. —



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