Gioco
Rossi torna nel Pd: «Uscire fu un errore, riparto da una stanza nella Casa del popolo»
Il governatore della Toscana riprende la tessera: il partito è la struttura fondamentale contro l’estrema destra e per costruire un’alternativa
«Credo che oggi chi è di sinistra può trovare nel Pd la struttura fondamentale per costruire un argine contro l’estrema destra e il nullismo dei grillini, ed essere alternativa. Il mio è un atto di convinzione personale, sono convinto che il Pd sia il luogo dove lavorare per ricostruire e rilanciare la sinistra e renderla vincente, soprattutto in Toscana come è già stato per Firenze e molti altri Comuni della regione. Penso e spero che il mio sia un esempio». Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, ieri al circolo Stazione-San Lorenzo di Firenze ha ripreso, dalle mani del giovane segretario Tommaso Cocchi, la tessera del Pd da cui era uscito all’inizio del 2017 per fondare Articolo 1-Mdp insieme a Bersani, D’Alema e altri.
Dopo la rumorosa scissione di due anni fa, il suo ripensamento non è cosa da poco e di certo non è usuale.
«Sono d’accordo. In questa politica muscolare, la mia può sembrare una scelta inusuale. Il tentativo generoso di costruire un soggetto politico a sinistra del Pd aveva delle valide ragioni, ma è indubbio che è fallito. È stato un errore. Non mi è difficile fare autocritica e dire che abbiamo sbagliato: non siamo stati seguiti se non da una piccola parte di persone. I fatti ci hanno smentito. Ora di fronte alla vittoria di questa destra aggressiva e minacciosa, anche verso i valori fondamentali della Costituzione, molti compagni della sinistra inquieta, come mi sento anche io, sono indotti a riconoscere nel Pd un’infrastruttura fondamentale per opporsi con efficacia a questa destra neofascista».
Insomma, se capisco bene, lei vede la necessità di ricompattarsi a sinistra anche per mettere in campo numeri più robusti oltre che idee.
«Sono nato e cresciuto in un partito di massa, e ho sempre fatto politica insieme a migliaia di persone. In una nicchia, in uno spazio ridotto anche se confortevole, non mi piace stare. Noi persone di sinistra dobbiamo stare nei territori, andare a cercare la gente a casa, nelle strade, nei mercati. Dobbiamo toglierci il vestito del partito di potere».
Altri suoi compagni nell’avventura di Mdp non hanno ancora fatto la sua scelta. Crede che D’Alema, Bersani o il pisano Fontanelli, per restare in Toscana, la seguiranno?
«D’Alema e Bersani sono adulti, e ognuno prende le sue decisioni e si assume le proprie responsabilità. Fontanelli dice che aspetta di vedere segnali di discontinuità nel Pd. Io non riesco a stare ad aspettare. Per me nel Pd oggi certi segnali si vedono e si vede un progetto. Io come uomo della sinistra storica credo che il Pd di Zingaretti sia un partito aperto nel quale posso stare».
Crede che una scelta come la sua possa essere un’indicazione di prospettiva per le elezioni regionali dell’anno prossimo?
«Guardando i risultati delle Europee e delle Amministrative in Toscana non bisogna certo usare toni trionfalistici, ma di certo una peculiarità toscana esiste. La nostra regione è l’unica in cui il Pd non è stato secondo alla Lega, e poi il successo al Comune di Firenze, e i 130 Comuni che sono tornati a una guida di sinistra. E poi siamo al ballottaggio con ottime possibilità di vittoria a Livorno; a Prato ci sono più difficoltà ma mi auguro che ci si faccia. Questi dati, oltre a evidenziare che probabilmente sappiamo leggere le cose meglio di altre zone del Paese, caratterizzano la Toscana come una regione in cui la memoria antifascista è profonda e che può reagire in modo molto determinato alla minaccia dell’estrema destra».
E quale è la sua idea sulla situazione nazionale? Andremo ad elezioni anticipate?
«Non penso che si vada ad elezioni tanto presto. Il gioco in atto sta premiando Salvini che accresce i suoi voti, e se lo stesso gioco venisse meno per i Cinque Stelle sarebbe lo sprofondo. Intanto però il Paese va in rovina. I conti non tornano, l’economia è lenta e ingessata. Lo vediamo anche in Toscana, basti pensare all’immobilismo in cui è caduta la questione dell’autostrada Tirrenica o del porto di Livorno».
Adesso quali saranno le prime cose che farà da “neo iscritto” al Pd?
«Intanto mi hanno invitato a una riunione, mercoledì prossimo alle 21, nella mia sezione Stazione-San Lorenzo. Prima però passo dalla Casa del Popolo di via Forlanini, a Firenze, dove insieme a un gruppo di giovani ho preso in affitto una stanza per fare attività politica e associativa che riparta dal territorio, dalla gente. Incontreremo le persone e abbiamo tante idee da sviluppare. Pago 300 euro al mese di affitto, e se facciamo in tanti una cosa del genere si tengono in vita le Case del popolo, che sono presidi contro il neofascismo della Lega. Ritorniamo lì. Basta con questo stare solo e soltanto nelle istituzioni.
Nel Pd ritroverà anche Renzi. Che pensieri ha?
«Di Renzi dico quello che ho detto prima di Bersani e D’Alema: sono persone adulte. Io torno nel Pd con entusiasmo e con l’intenzione di dire la mia, ma faccio il fioretto di non polemizzare più con nessuno. E non solo dentro al Pd, ma anche verso tutti coloro che combattono questa destra estrema». —
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