Il Tirreno

Toscana

stasera il primo appuntamento a ponsacco 

Quattro monologhi d’autore Sergio Rubini apre il Festivaldera

Gabriele Rizza

Toccherà successivamente  a Edoardo Leo, Valeria Solarino  e Luca Zingaretti. La rassegna diretta da Marco D’Amore sul tema dei “Giganti”

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PONTEDERA. Al via la seconda edizione di Festivaldera, organizzato da Fondazione Peccioliper e Teatro della Toscana (info www.festivaldera.it). Il progetto, spalmato fra Ponsacco, Peccioli e Pontedera, ruota quest'anno sul tema dei “Giganti”. Che in realtà, spiega il direttore Marco D'Amore, «sono poco più che persone comuni, uomini e donne che nella loro quotidianità compiono gesti e scelte straordinarie». Li traghetta Michele Santeramo, che ha scritto per l'occasione quattro monologhi, affidati a Sergio Rubini, Valeria Solarino, Edoardo Leo, Luca Zingaretti. Ne parliamo con Rubini, il primo ad andare in scena stasera alle 21 a Ponsacco, piazza Romolo Valli, con il “Il marito”.

Conosceva già Santeramo? Come ha trovato la sua scrittura?

«Non lo conoscevo, ho scoperto non solo un grande drammaturgo ma anche che siamo corregionali. Mi ha colpito il suo stile, la sua capacità di essere profondamente quotidiano, in grado cioè di individuare nella normalità l'eccezionalità. Una virtù non solo legata al tema che affronta ma anche di natura tecnica: la sua prosa contiene un'asciuttezza di straordinaria profondità».

Il marito tratta un tema forte, scomodo.

«Quando le storie vengono guardate da prospettive diverse rilasciano sempre delle sorprese e le nostre scelte perdono la loro efficacia. Ciò che è bene e male traballa, il nuovo punto di vista ci fa mettere in discussione anche il nostro. Ma è proprio in questo scambio che passa il messaggio di Santeramo, nella sua capacità di guardare oltre il nostro perimetro, ricordandoci costantemente che esistono anche gli altri».

Quattro prospettive per un'unica storia. Un taglio cinematografico...

«È vero, per questo parlo di asciuttezza. Sembra che ci sia la voglia di tratteggiare delle situazioni che diventano poi molto reali. I suoi uomini sono veri, concreti. Ed è il cinema per sua natura che traduce in realtà anche l'eccezionalità della vita».

Ha avuto già dei contatti con gli altri tre protagonisti del poker, Solarino, Edoardo Leo, Zingaretti?

«Ci sono stati alcuni incontri, ma il vero tessitore è Marco D'Amore che conoscevo perché abbiamo condiviso a Roma lo stesso spazio teatrale, l'Eliseo. Qualche tempo fa ci siamo incontrati per caso su un treno e abbiamo un po' parlato. È stato lui a segnalarmi questo festival: la cosa mi è piaciuta ed eccomi qua».

Qual è, se esiste, il suo rapporto con la Toscana e con la toscanità?

«Mi sento vicino a queste terre, perché negli anni ho potuto frequentarle, non solo artisticamente. Margherita Buy ha una casa in Toscana e qui ho un grande amico come Giovanni Veronesi: con la Toscana faccio i conti da sempre e quotidianamente».

Gabriele Rizza



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