La manifestazione
Castagni, è tornato il terribile cinipide: raccolta a rischio in mezza Toscana
L’insetto nero e rosso importato dalla Cina pareva sconfitto. L’assessore Remaschi: «Troveremo le contromisure»
I castagni della Toscana sono di nuovo rosseggianti, come ciliegi. Il Cinipide galligeno, l’insetto dagli occhi a mandorla, arrivato dalla Cina poco meno di 10 anni fa, è tornato alla grande. I motivi del ritorno del killer dei castagneti che sembrava in fase di regressione e che si è, invece, drammaticamente riaffacciato, non si sanno. L’aumento repentino e massiccio del parassita potrebbe essere messo in relazione con le anomalie meteorologiche degli ultimi mesi, ma è solo un’ipotesi.
E nemmeno si sa se il fenomeno rientri nella naturale oscillazione tipica di tutti i sistemi ecologici oppure se siamo di fronte ad una situazione che richieda eventuali e decise contromisure. Fatto sta che questo insetto cinese continua a distruggere non solo il raccolto castanicolo, ma, soprattutto, un patrimonio boschivo di eccellenza, in Amiata, Mugello, Garfagnana, Pistoiese: quello dell’albero del pane, volto secolare della Toscana felix, simbolo della più autentica cultura contadina. L’allarme è arrivato sia dagli ordinari monitoraggi effettuati dalla Regione sia dagli stessi castanicoltori che hanno segnalato una recrudescenza degli attacchi del cinipide, proprio nelle zone apicali del castagno.
«È questa presenza nei segmenti apicali, quello che ci preoccupa di più – spiega Lorenzo Fazzi, castanicoltore di Monticello Amiata e presidente dell’Associazione della castagna Igp – è un cattivo segno. Ci arrivano segnalazioni che l’anno passato le galle di cinipide erano meno rispetto alla “lievitazione” di quest’anno. Ma va anche osservato che l’aggressione è a macchia di leopardo. Per sapere come stanno scientificamente le cose, la Regione Toscana ha chiesto un monitoraggio alle Unioni dei comuni. L’Unione Amiata ha affidato l’incarico alla nostra associazione che dal 2010 si occupa di questa emergenza».
L’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi conferma: «Attraverso le Unioni dei Comuni, sono in corso dei monitoraggi approfonditi della presenza di galle che contengono le larve del parassita. È necessario, da una parte comprendere a fondo la situazione che si è creata, e dall’altra capire se vi sia ancora una adeguata presenza del Torymus, l’insetto antagonista che negli anni passati è stato oggetto di lanci. Non appena avremo i primi risultati delle indagini, attualmente in corso, convocherò associazioni di categoria, produttori e istituzioni locali per fare il punto e stabilire le necessarie contromisure». Resta da vedere, dunque, quale sia stata l’efficacia dell’antagonista del cinipide, il Torymus sinensis. La lotta biologica, attivata con oltre un migliaio di lanci su gran parte del territorio regionale, aveva dato, pareva, risultati positivi.
Ma adesso tutto è di nuovo saltato. «Fin dal 2010 – spiega Lorenzo Fazzi – abbiamo cominciato a fare lanci di Torymus. Inizialmente gli insetti lanciati in Amiata furono solo 150 perché non c’erano in commercio. Poi li abbiamo allevati noi stessi e nel 2013 ne acquistammo per 40.000 euro. Possediamo un database di tutti i lanci effettuati e quindi utilizzeremo questa mappatura per verificare le situazioni. Il protocollo da seguire è prendere 4 rami dei castagneti trattati con l’antagonista, contare le galle che vi sono e avere un quadro e delle percentuali».
Ma perché il Torymus potrebbe non aver funzionato? «Potrebbe essere stato il clima, non favorevole al momento del lancio – spiega Fazzi – oppure l’antagonista potrebbe essere stato aggredito a sua volta oppure è lo stesso cinipide in grado di trovare espedienti (che non conosciamo) tali da impedire l’aggressione dell’antagonista Questa recrudescenza ci lascia molto perplessi. Porteremo gli esiti del monitoraggio agli esperti del Fitosanitario della Toscana e al Crea Abp, Centro di ricerca per l’agrobiologia e la pedologia. Abbiamo rapporti con varie Università che in questi anni ci hanno dato valido supporto. Vedremo. Intanto da lunedì cominciamo subito il monitoraggio dei castagneti».
«Da parte nostra – ha aggiunto Remaschi – c’è piena disponibilità a valutare tutte le azioni da mettere in campo a sostegno della castanicoltura, e naturalmente, attraverso il servizio fitosanitario, a verificare tutto ciò che sia possibile fare per fronteggiare questi parassiti così pericolosi per le nostre preziose produzioni». –
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