Sicurezza
Una lite col capufficio virtuale per curare lo stress da lavoro
Avatar e visori 3d per riprodurre i rapporti difficili con superiori, colleghi e clienti. Un progetto dell’Università di Pisa, Sant’Anna e Azienda sanitaria per l’Inail
PISA. La sindrome da stress da lavoro si curerà a Pisa con gli avatar. Non avranno l’immagine degli extraterrestri blu del film di James Cameron, ma forse faranno più paura. Assomiglieranno infatti al capo ufficio tiranno, al collega molesto, al cliente incontentabile e, in generale, a chiunque o qualsiasi cosa renda “impossibile” l’ambiente di lavoro. Un luogo che sarà ricostruito grazie alla realtà virtuale e che permetterà un’esperienza immersiva che consentirà la diagnosi e la cura alla sindrome. Una terapia d’urto, insomma, proposta dall’Inail Regione Toscana e realizzata grazie alla collaborazione tra l’Università di Pisa, l’Azienda ospedaliero universitaria pisana e la Scuola superiore Sant’Anna.
Il progetto, presentato ieri nella sede del rettorato, punta a trovare una soluzione per una problematica sociale con ampie e pesanti ricadute sui singoli e sulla società. Una questione che diventa giorno dopo giorno sempre più pressante. Anche i legislatori, sia in Italia sia in Europa, hanno cominciato ad affrontare queste problematiche. E da pochi giorni lo stress da lavoro-correlato è stato inserito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nella lista dei disturbi medici fisici o psichici ufficialmente riconosciuti.
«Lo stress lavoro-correlato è un rischio spesso sottostimato – spiega Rodolfo Buselli, responsabile del Centro per il disadattamento lavorativo dell’Aoup –. Si dà peso al disturbo psichico, ma non al contesto in cui emerge». «Per fare questo – sottolinea Alfonso Cristaudo, il direttore della scuola di specializzazione in Medicina del lavoro dell’Università di Pisa – abbiamo approntato un percorso che consenta tanto un’attività di diagnosi, quanto di prevenzione e riabilitazione». «E per farlo – aggiunge Marco Gesi, prorettore per i Rapporti con gli enti del territorio dell'Ateneo pisano – si è puntato su un approccio multidisciplinare che coinvolge medici, giuristi e ingegneri».
Ruolo, quest’ultimo, rivestito da Marcello Carrozzino e Federico Vanni, ricercatori dell’Istituto tecnologie della comunicazione, informazione, percezione della Sant’Anna. Sono loro che hanno aperto la realtà virtuale alla cura della stress da lavoro. Spetta e spetterà infatti a loro ricostruire con gli strumenti della realtà virtuale le situazione che si vivono nel lavoro. Per farlo hanno preso esempio da alcuni studi già eseguiti negli Usa con i reduci del Vietnam alle prese con le paure della guerra. Una volta ricostruito l’ambiente di lavoro e l’avatar del soggetto con cui interagire, il paziente indosserà un visore 3d, una cuffia e un microfono è sarà calato nell’ambiente stressogeno con accanto il terapeuta che condividerà l’esperienza, monitorando in tempo reale i parametri psicofisiologici per individuare le informazioni sull’idoneità allo svolgimento delle attività lavorative.
Spettatori interessati l’Aoup, «chiamata a curare le persone ma anche a gestire i nostri stessi dipendenti» come sottolinea il direttore generale Silvia Briani, e l’Inail: «Questo progetto consente non solo di risarcire le vittime da stress da lavoro, ma anche di reinserirle e ricollocarle nell’ambiente di lavoro», conclude il direttore regionale di Inail Toscana, Giovanni Asaro.
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