Sicurezza
Protesta delle donne Giani: «Identificatele» ma la vigilanza dice no
Firenze. Protestano e sono insistenti. Non digeriscono che la Regione abbia dato (dicono) contributi ai consultori “Pro vita”. E così le donne del movimento “Non una di meno” anche ieri - come già un paio di settimane fa - hanno interrotto la seduta del consiglio regionale. Solo che il presidente dell’assemblea, Eugenio Giani, non ha tollerato. Ma non si è limitato a redarguire le manifestanti. Prima ha ordinato che venissero buttate fuori dall’aula. Poi addirittura che venissero “identificate” in modo che non venissero più ammesse alle riunioni del consiglio.
La vigilanza si è rifiutata. Perché non ha questa competenza. E Giani si è inimicato il comitato femminista. Probabilmente non solo quello fiorentino. La richiesta ai commessi di «sgomberare le persone» è risultato eccessivo. «Voi - ha detto Giani rivolgendosi alle femministe - state interrompendo i lavori di un Consiglio, vi rendete conto della vergogna che dovete avere a interrompere i lavori del consiglio in modo così immotivato? Questa è interruzione di pubblico servizio, vi denunciamo penalmente. Vorrei che le persone venissero identificate perché persone che reiterano un comportamento di questo genere in Consiglio regionale non ci devono più venire». Le manifestanti dall’aula sono state allontanate, ma Giani non si è sentito soddisfatto. E - secondo quanto riferisce Ansa - ha chiamato la portineria di palazzo Panciatichi per chiedere che le donne venissero identificate prima di ritirare i documenti e uscire dalla sede dove si tiene il consiglio della Toscana.
La vigilanza, però, avrebbe spiegato a Giani di non aver il potere di identificare coloro che entrano in consiglio per seguire le sedute: quando in portineria vengono rilasciati i pass ai visitatori, i documenti personali vengono ritirati per il tempo di permanenza nel palazzo, ma il personale di sicurezza - secondo quanto sarebbe stato detto - non avrebbe alcun potere di identificazione di chi accede al palazzo. —
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