Il dolore
Capodoglio trovato morto ad Alberese, è il quarto in un mese nel mar Tirreno
Il cetaceo si è spiaggiato a Marina di Alberese. L’allarme del biologo marino: gli altri esemplari uccisi dalla plastica ingerita
GROSSETO. Era già successo in Costa Smeralda, poi a Cefalù, alle Egadi. Ora un altro capodoglio è stato trovato morto. E stavolta in Toscana. Lungo 11 metri e in avanzato stato di decomposizione, il cetaceo ha ondeggiato per giorni al largo dell’Argentario finché non si è arenato sul litorale di Collelungo, a sud di Marina di Alberese, nel cuore del Parco della Maremma. «Considerando le zone vicine all’arcipelago toscano si tratta del quarto caso in un mese», dice Silvio Nuti, biologo marino che presiede e dirige Cetus, centro di riferimento per i mammiferi marini della Toscana, con sede a Viareggio.
Il pensiero corre agli altri tre esemplari morti in Sardegna tra fine marzo e i primi di aprile. Una femmina adulta aveva lo stomaco imbottito di 22 chili di rifiuti. Altri due piccoli, sempre in Costa Smeralda, erano pieni di plastiche ingoiate dal mare. Piatti e bicchieri, sacchi per la spesa, lenze e imballaggi per detersivi. C’era di tutto in quei corpi soffocati, persino carte con i codici a barre. Solo in Sicilia – da Messina a Palermo – si sono contati altri 5 casi in questi giorni. Cosa succede?
Se altrove sono state trovate “prove di plastica” nello stomaco, per l’esemplare toscano è impossibile risalire con certezza alle cause della morte, dato l’avanzato stato di decomposizione della carcassa.
Ad avvistarla per primo - domenica verso l’ora di pranzo - è stato il grossetano Marco Bardi, già campione di pesca in apnea e promotore (tra le altre cose) di Pescasub Plastic Free, progetto di studio, pulizia e sensibilizzazione dei fondali.
Bardi era in barca quando ha incrociato la traiettoria del gigantesco esemplare, ridotto a fantasma. Gliel’ha indicato uno stormo di volatili. «Mentre navigavo – racconta lui – ho visto i gabbiani concentrarsi su un fazzoletto di mare, il che è quasi sempre un segnale della presenza di qualche animale morto, un po’ come succede per gli avvoltoi sulla terraferma». A volte si possono trovare residui di piccoli pesci. Stavolta c’era il capodoglio.
La Capitaneria ha ricevuto l’allarme e disposto “un’informativa” per le imbarcazioni. Nel frattempo il cetaceo ha continuato la sua nuotata spettrale in balìa delle correnti, che l’hanno portato sulla battigia di Collelungo. La sua presenza è stata segnalata dalla presidente del Parco Lucia Venturi all’Osservatorio Toscano per la biodiversità e «l’intervento del corpo di vigilanza – dice l’Ente Parco – non ha potuto far altro che rinvenire l’elevato stato di decomposizione». È stato fissato un sopralluogo con la dottoressa Letizia Marsili dell’Università di Siena e ieri è stato «possibile identificare il cetaceo come capodoglio, presumibilmente maschio, di cui restano essenzialmente parti molli». Una mandibola è ancora attaccata al corpo, il resto è decomposto; l’Ente Parco ha avviato l’iter per la rimozione e lo smaltimento.
L’allarme è alto. «Di capodogli ne stanno morendo uno dietro l’altro - osserva il biologo Nuti - e in tutti questi casi è stata trovata una concentrazione di macro (e non micro) plastiche cioè reti, bottiglie, pezzi consistenti, flaconi. Fino a pochi anni fa morivano 2-3 esemplari all’anno mentre ora, solo considerando i casi sardi più questo, sono 4 in un mese. In mancanza di autopsie o altre analisi sui contenuti stomacali non possiamo avanzare certezze ma la situazione complessiva inizia a presentare allarmismi di cui si dovrà tener conto per controllare la salute del nostro mare». Non si esclude che anche quest’esemplare arrivi dalla Sardegna: che vi sia un legame (temporale/spaziale) con gli altri casi. «Lo stato di decomposizione fa pensare che anche il capodoglio “toscano” sia morto da almeno 20 giorni - conclude il biologo - E dalla Sardegna le correnti da ovest/sud ovest potrebbero averlo spinto fin qua».
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