La manifestazione
Comunali ed Europee: la Lega, Zorro e il timore della rimonta Pd
La sfida in Europa e nelle città ridisegnerà gli equilibri in vista delle Regionali. Ceccardi e i suoi preoccupati per il clima anti-Salvini. E nel M5S cresce la voglia di “tifare” per la sconfitta dell’alleato di governo nei ballottaggi pur di non essere divorati da Capitan-Ugolino
LIVORNO. Da giorni non c’è parlamentare leghista che non si chieda quanto peso avrà in Toscana la variabile “Z”. «Quanto cioè influirà sul voto per le Europee e per le Comunali l’effetto-Zorro, così come ormai si legge nel partito, in particolare nelle regioni rosse, il clima generato da balconi, striscioni e contestatori travestiti dal pupazzetto smarrito da Matteo in tenera età e diventato l’icona della resistenza alla Lega», confida un parlamentare a cui è capitato di ascoltare i conversari dei big in un capannello con Salvini.
Perché se la sfida per Bruxelles avrà un significato glocal, per la Toscana sarà quello di ridisegnarne la geografia politica a un anno dalle Regionali. Non solo, anche le Comunali, sebbene siano sempre legate a dinamiche locali, incideranno sulla corsa alla successione di Enrico Rossi, e potrebbero contribuire a scavare un fossato ancor più profondo fra un popolo smarrito e l’identità culturale sempre più sfumata di una casa politica irriconoscibile. Il Pd cerca un riscatto a Livorno con Luca Salvetti, il giornalista di Telegranducato che affronta Andrea Romiti, il poliziotto di Fdi, e Stella Sorgente, erede e delfina di Filippo Nogarin, l’artefice del primo scalpo grillino in regione; prova a trincerarsi a Prato e si asserraglia dietro “il Piave” a Firenze, così come Matteo Renzi chiama da giorni la linea immaginaria che farebbe da argine alle truppe del Capitano. I dem ci credono, tenere il capoluogo sarebbe possibile e proprio in nome del buon governo di Dario Nardella e pure di un fiacco Ubaldo Bocci, il cattolicissimo manager del fondo Azimut schierato dalla Lega. Il sindaco uscente, che nelle ultime settimane ha fatto di tutto per smarcarsi e tenere alla larga l’ingombrante ex premier, è invece forse il più cauto, consapevole di poter subire il replay di un automatismo politico: la voglia di spallata, l’insofferenza antisistema, l’istinto a cambiare tanto per cambiare. Ne sanno qualcosa i livornesi, i torinesi, i romani e perfino a Pisa e Siena.
È chiaro dunque che le urne scatteranno la prima fotografia reale degli umori della Toscana, ci diranno se davvero stia cullando la voglia di ribaltone. I sovranisti qui puntano tutto su Susanna Ceccardi. La sindaca multitasking (coordinatrice regionale, consigliera del vicepremier, in corsa per l’Europa, aspirante governatrice) si gioca moltissimo. Ed è evidente: se la Lega non conquistasse almeno un capoluogo (dopo Pisa, Massa, Siena) e non riuscisse a duellare col Pd, la sua leadership si offuscherebbe. Non sarà difficile uscire dalle secche del 2,5% di 5 anni fa. Ma la vera soglia da superare è il 17,6% delle Politiche. I sondaggi, mesi fa, raccontavano di una burbanza impensabile per una regione rossa: i sovranos di Salvini al 29%. Il Capitano capolista alle Europee farà da traino, ma nel frattempo è appunto comparsa la variabile “Z”. E potrebbe incidere anche sulle Comunali. E farlo anche un imprevisto e sottaciuto asse fra i dem e i 5stelle ai ballottaggi. Se le liti fra Salvini e Di Maio finora sembravano logorare solo quest’ultimo, adesso i casi di corruzione, gli scandali e le inchieste sulle mazzette potrebbero rinvigorire il partito di Casaleggio. Un partito ancora incompiuto e legato a ventate di opinione. Se si esclude Livorno, il M5S è tagliato fuori dai testa a testa quasi ovunque per la mancanza di radicamento sul territorio. Certo, i grillini sanno quanto sia difficile orientare la base, finora le analisi sui flussi del secondo turno in quasi tutte le città hanno certificato l’esistenza di un elettorato molto più vicino al centrodestra, ma questa volta pur di indebolire l’alleato di governo, sempre più vorace e soverchiante, Di Maio potrebbe suggerire ai suoi dichiarazioni di non belligeranza nei confronti dei dem. Non un caso che uno come Roberto De Blasi, candidato sindaco M5s a Firenze, al Tirreno dichiari: «Se in un eventuale ballottaggio fossimo esclusi, non daremo indicazioni di voto, ma se i nostri elettori vorranno scegliere la continuità lo faranno secondo la loro coscienza, per noi è importante la partecipazione, che insomma vadano a votare e non stiano a casa».
Così la scommessa del Pd può essere la rimonta. Nel 2014 - in piena euforia renziana - mentre in Italia incassò il 40,8%, in Toscana raccolse il 56,35%, abbastanza per garantire il bis a Rossi nel 2015 col 45%. Non dovrebbe faticare la renzianissima eurodeputata Simona Bonafè. Ma sarà decisivo il risultato del Pd di Zingaretti nell’ex riserva renziana. Anche perché la legge elettorale regionale, il Toscanellum, assegna la maggioranza a chi supera il 40%. Difficile che i dem da soli veleggino su quelle cifre. Ma l’obiettivo è di ricominciare a vincere nelle città e rivarcare con le Europee il Rubicone psicologico del 30% sotto il quale Renzi li aveva portati il 4 marzo 2018 nel risultato delle Politiche in Toscana. E per paradosso, sia Pd che Lega guardano al di fuori dei propri confini per leggere il futuro. Salvini sogna di fagocitare un altro pezzo di Forza Italia (11% nel 2014, 9,9% nel 2018) e spera in una Meloni non troppo ingombrante (alle Politiche ha strappato il 4,17%), ma per conquistare la regione ha bisogno di rosicchiare l’alleato di governo come un Conte, anzi un Capitan-Ugolino con i figliocci gialloverdi. L’effetto Zorro, così, potrebbe essere la via di scampo dei 5Stelle (16% nel 2014, 24,7% nel 2018). Ormai è quasi un’equazione: più arranca il leghista, meno si sfarina l’elettorato M5S. L’Ue, di certo, pare l’ultimo porto sicuro di Nogarin. I dem sono invece costretti a cercare amici: se il renzismo poté permettersi la rottura, questa volta La Sinistra (erede di L’altra Europa con Tsipras, 5%) potrebbe diventare una boa, un salvagente obbligato per non veder crollare anche la Regione.
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