Gioco
Prenoti il tavolo, poi cambi idea e sparisci La maleducazione mette in crisi i ristoranti
Si chiama “no show” e crea danni economici soprattutto ai locali “top”. E i titolari si difendono con le piattaforme on line
il caso
Si chiama “no show”, ma la traduzione dallo stringato inglese può essere “Quando la maleducazione diventa un danno economico”. Ne sanno qualcosa i ristoratori, in particolare quelli con pochi coperti o che, comunque, ti garantiscono il tavolo per tutta la serata. Ti danno un’emozione e non te la vogliono limitare nel tempo, magari mentre qualcuno aspetta in piedi e ti guarda con occhio implorante “alzati che ho fame”.
Insomma, non sempre il cliente ha ragione. Pensate a un ristorante gourmet, con una quarantina di coperti, di quelli che l’avventore se lo coccolano, perché sanno che chi va da loro pretende il massimo. Se in una serata salta all’improvviso un tavolo da cinque il danno economico è importante e non più recuperabile. La piccola trattoria, la pizzeria, in qualche modo si difendono: ruotano i tavoli, fanno un po’ di prenotazioni in più.
Ma i locali “top” hanno poche armi per difendersi dai maleducati. Infatti anche se, per il codice del consumo, la prenotazione non rientra tra le ipotesi per le quali la legge garantisce il diritto al recesso nei 14 giorni, se la stessa non è accompagnata da una garanzia, come il numero di carta di credito, il ristoratore è l’unico ad avere obblighi, cioè tenere il tavolo a disposizione. Ci sarebbe il codice civile, che tutela buona fede e correttezza, ma andare per vie legali non è una strada semplice da percorrere.
Ecco che si scelgono strade alternative. La più praticata è quella della prenotazione online, attraverso piattaforme web dedicate, che hanno anche l’app sul cellulare. Oppure si usano sistemi più faticosi, ma altrettanto efficaci, come farsi lasciare il cellulare e, per tempo, richiamare tutti. Chi non risponde, perde il tavolo.
«Da noi succede spesso – dice la chef Deborah Corsi, della Perla del Mare a San Vincenzo –. E, occhio, spesso sono gli stranieri che prenotano in 2 o 3 posti e poi scelgono in base al tempo che hanno. Così non vengono o, al massimo, disdicono 5 minuti prima, che in sostanza è lo stesso. A noi è successo anche a Pasqua. Così abbiamo deciso di farci lasciare il cellulare: richiamiamo la mattina, due volte. Poi lasciamo un messaggio. A chi non risponde diamo via il tavolo».
Una strada diversa l’ha scelta il ristorante Caino, due stelle Michelin, nel meraviglioso borgo di Montemerano, cuore della Maremma. Un posto da emozione unica, 24 coperti, l’arte di Valeria Piccini in cucina: «Noi abbiamo fatto una scelta radicale dopo che, l’anno scorso in agosto, non si sono presentati 44 tavoli – dice il figlio di Valerio, Andrea Menichetti –: più di uno al giorno. Un danno economico importante. Prima per i tavoli sopra a 5 persone chiedevamo un email e mandavamo un modulo da riempire. Ora ci siamo affidati a una piattaforma danese (Superb, ndr) alla quale si accede dal tasto “prenota” sul nostro sito. Sono loro che raccolgono i dati sensibili dai clienti, allergeni compresi, e la carta di credito. E applicano una penale se uno non viene. Ma, 30 ore prima, mandano una email di cortesia, con la quale se uno vuole rinunciare può farlo a costo zero. Così abbiamo azzerato il no-show».
Più rassegnato Roberto Franceschini, del ristorante Romano a Viareggio. «Non c’è difesa alcuna. Nè dal no-show, né dalle disdette all’ultimo momento. Noi abbiamo provato anche con il recall, ma serve a poco. Molti non si fanno neppure trovare, si volatilizzano. Oppure candidamente ti dicono che hanno cambiato programma. E, a quel punto, puoi fare poco, mastichi amaro. Avevamo pensato anche di chiedere la carta di credito, come fanno gli alberghi, ma non tutte le banche ti concedono la preautorizzazione, che consentirebbe una piccola penale. Ci sarebbero le piattaforme on line, ma la clientela meno giovane non ha dimestichezza. Noi speriamo ancora nell’educazione, ma ogni tanto ci sbattiamo la testa». —
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