Il Tirreno

Toscana

Il “Palio dei barrocci” mai esistiti: i retroscena tra bugie e soldi spariti

Francesco Turchi
Le strade di Capanne allestite prima del palio, poi annullato
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Le strade di Capanne allestite prima del palio, poi annullato

Dal paese di Capanne una storia davvero particolare. Mesi di lavoro, raccolta di fondi: poi una beffa da Amici miei fa scoprire un clamoroso inganno

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MONTOPOLI. Se vai a Capanne e ti trovi a passeggiare tra bar e negozi che si affacciano sulla Tosco Romagnola, non rammentare i barrocci. Se proprio non puoi resistere, preparati ad affrontare silenzi e musi lunghi. No, non si tratta di omertà, per carità. Semmai è più… imbarazzo, misto alla delusione per una storia di paese che sembra perfetta per un film, magari sullo stile di Amici Miei. Che però ha finito per mettere a rischio rapporti di amicizia. Ecco perché la voglia di parlarne, da queste parti, è davvero poca.

Perché questa comunità di 2.600 anime a due passi dallo svincolo di Montopoli della Fi-Pi-Li voleva diventare il paese del Palio dei barrocci, andando a riscoprire – in chiave campanilistica – un’antica tradizione. E così i quattro popoli ci hanno lavorato sodo. Hanno costituito un’associazione e organizzato serate per raccogliere fondi, scegliere colori e stemmi. E c’è chi si è preso l’impegno di acquistare i quattro barrocci per la staffetta dei rioni. Ma il 12 maggio accade qualcosa di imprevedibile. Francesco Centi, l’addetto ai mezzi, poche ore prima della gara avverte gli altri organizzatori: «Si è presentato un agente, ha voluto vedere i barrocci nel capannone di Ponte a Egola dove li avevo messi. Ha detto che non possiamo utilizzarli per motivi di sicurezza». Apriti cielo. Perché il sindaco Giovanni Capecchi non ne sa niente, il comandante della polizia municipale apre un’indagine interna per fare chiarezza, ma intanto il Palio salta. Centi si dimette e i carabinieri si mettono sulle tracce di “mister x”. Ma il capannone non si trova. E i barrocci neanche. «E cosa ti aspettavi?» chiede ironicamente un signore a un paesano che sfoglia il giornale e si lascia andare a un commento ad alta voce. E la politica? Dopo le immancabili polemiche tra candidati alla vigilia delle elezioni, i toni si abbassano. Anche perché la sicurezza non c’entra: i barrocci proprio non ci sono. «Dovevano arrivare dalla Romania per 1.800 euro» sussurra un anziano mentre sorseggia un caffè, «ma qui non li ha visti nessuno».

Centi continua a gridare al sabotaggio. Ma l’asse con l’associazione scricchiola sotto i colpi dei sospetti dei paesani. Che iniziano a mettere seriamente in dubbio l’esistenza dei mezzi. Lui registra un video dove spiega che i barrocci ci sono e che presto tutta la verità verrà a galla. «Nelle prossime ore sarà pubblicato sulla pagina Facebook dell’associazione». Ma non sarà così. Anzi. I Barrocciai prendono le distanze: «Siamo stati ingenui, stiamo valutando di presentare un esposto alla Procura. Intanto chiediamo scusa al paese». La vicenda si fa seria, altro che scherzo. Anche perché i carabinieri scoprono che i barrocci non esistono, il capannone neanche. E soprattutto non c’è nessun “mister X” che si è spacciato per agente di pubblica sicurezza. Insomma, o salta fuori tutta la verità in tempi rapidi, o scatterà una denuncia per simulazione di reato. Centi si difende: «Il tesoriere non ha trovato anomalie. E le chiacchiere sulla mia vita privata sono infondate». Ma i barrocci? «No comment». E allora ci penserà l’associazione a fare chiarezza. No. Non ancora: «A breve – taglia corto Sara Matteoli – convocheremo un’assemblea per spiegare ai paesani come sono andate realmente le cose. Ma fino ad allora non abbiamo intenzione di dire nient’altro».

 

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