Il Tirreno

Toscana

Sopra i 1268 euro netti scatta il conguaglio

Sottratte dal prossimo assegno le somme riscosse in più nei primi tre mesi del 2019: è l’effetto della parziale rivalutazione

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Arriva il conto della parziale rivalutazione delle pensioni decisa con l’ultima manovra finanziaria. L’assegno in pagamento a giugno sarà più leggero perché conterrà il conguaglio dell’importo che è stato pagato in più nei primi tre mesi dell’anno. Si tratta di una riduzione quasi impercettibile per le pensioni di poco superiori ai 1522 euro lordi (1268 netti) mentre il taglio si sentirà soprattutto sopra i 2500 euro, come mostra la tabella a fianco.

Da quest'anno gli assegni pensionistici superiori a tre volte il trattamento minimo Inps crescono in misura inferiore a quanto previsto. La manovra 2019 ha rivisto al ribasso le fasce di perequazione delle pensioni erogate dall'Inps per il prossimo triennio. Nessuna conseguenza per gli assegni collocati al di sotto di 1.522 euro lordi mensili (cioè sino a tre volte il minimo Inps) che avranno una piena indicizzazione dell’inflazione. Sopra questa soglia il recupero dell’inflazione è del 97 per cento per le pensioni tra 3 e 4 volte il minimo Inps, del 77% per quelle tra 4 e e 5 volte il minimo, del 52% per quelle tra 5 e 6 volte, del 47% tra 6 e 8 volte, del 45 per cento tra 8 e 9 volte e del 40 per cento per quelle superiori a 9 volte.

Il taglio è però maturato quando erano già in pagamento gli importi rivalutati con la precedente normativa. Da qui la decisione dell’Inps di pagare gli importi maggiorati nei primi tre mesi dell’anno (gennaio, febbraio e marzo) e di recuperare quanto versato in più con un conguaglio nel mese di giugno.

Il risultato è quello raffigurato nella tabella: si va da un conguaglio di 0,87 euro per le pensioni più basse a uno di 133 euro per chi prende 10mila euro lordi.

La rivalutazione solo parziale della pensione avrà effetti che andranno ad accumularsi negli anni. Secondo la Cgil, un pensionato da 1268 euro netti, corrispondenti a 1522 lordi, nel 2019 prenderà 5,85 euro in meno, nel 2020 13,26 euro e nel 2012 25,48 euro. Già più apprezzabile l’effetto con una pensione da 1607 euro netti: il taglio annuo sarà di 60,84 euro nel 2019, di 139,75 euro nel 2020 e di 266,89 euro nel 2021. Con 1897 euro netti la perdita è di 161,85 euro nel 2019, di 371,02 euro nel 2020 e di 706,55 euro nel 2021, mentre con 2181 euro netti il taglio sarà di 200,33 euro nel 2019, di 458,7 euro nel 2020 e di 874,38 euro nel 2021. Insieme al taglio delle cosidette “pensioni d’oro” - di cui parliamo nella pagina a fianco - il provvedimento farà risparmiare 2,5 miliardi allo Stato nel prossimo triennio. —

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