Finanza
I cercatori d’oro per i bimbi del Meyer
Una squadra di 13 persone si occupa di raccolta fondi per sostenere le tante attività: dalla ricerca, all’acquisto di macchinari di alta tecnologia, fino all’accoglienza delle famiglie che hanno figli ricoverati
«Io i soldi li do ai bambini del Meyer». Quante volte avete sentito questa frase? Infatti, nel 2018, la Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer ha raccolto 30mila donazioni singole, per quasi 11 milioni. Tutte somme destinate a progetti a supporto dell’ospedale. Si può donare per qualunque attività dell’ospedale, specifica Giampaolo Donzelli, presidente della Fondazione Meyer: «La Fondazione diversifica i suoi progetti e le sue azioni di raccolta fondi e di comunicazione in attività mirate a ottimizzare l’assistenza di neonati, bambini e adolescenti provenienti da tutta la Toscana e, in larga parte, da altre regioni. La formazione permanente di tutti i professionisti che vi operano, la ricerca scientifica rappresentano altri costituenti qualificanti l’identità della Fondazione. I suoi elevati livelli di reputazione sono correlati a integrità, trasparenza, responsabilità, rigore che ne sostanziano il modo di essere e di operare».
L’anno scorso i parenti di una maestra di Fucecchio (nel Valdarno) hanno donato i proventi della vendita della casa della madre proprio al Meyer (160.000 euro). Tra il 2018 e il 2019, un insegnante di Vicopisano, Carlo Pellegrini, ha attraversato in bici l’America Latina per raccogliere fondi a favore dell’ospedale pediatrico fiorentino. Tutti esempi dell’attaccamento di una comunità al Meyer. Il segretario generale della fondazione Alessandro Benedetti, prova a spiegare questo attaccamento profondo alla fondazione.
Benedetti, come nasce la fondazione a favore dell’osapedale Meyer?
«La fondazione è nata nel 2000 e ogni anno ci sono circa 300 eventi per sostenere i nostri progetti, che vuol dire praticamente un evento al giorno. All’epoca decidemmo di dotarci di una onlus (un’associazione non a scopo di lucro) all’interno dell’ospedale, fummo i primi a livello nazionale. Al Meyer ci sono sempre tante esigenze».
Quando vi siete costituiti quale era l’esigenza principale?
«Nel 2000 c’era l’esigenza di accompagnare la crescita dell’ospedale con il trasloco nella nuova (attuale) sede e si è pensato di delegare la funzione di raccolta fondi con le connesse attività di marketing e comunicazione a figure professionali che affiancassero il lavoro degli operatori dell’ospedale. Oggi siamo una squadra di 13 giovani professionisti che lavorano in team per sostenere le attività istituzionali della Fondazione che sono rivolte esclusivamente a supporto del Meyer».
Le donazioni dove confluiscono?
«Gli ambiti di cui ci occupiamo sono molteplici: dedichiamo i nostri sforzi al sostegno della ricerca scientifica, puntando anche sul talento dei giovani e sulla collaborazione con altre realtà europee e Nordamericane. Investiamo nei progetti innovativi di eccellenza sanitaria garantendo anche il supporto al continuo aggiornamento tecnologico alle strumentazioni medico scientifiche; lavoriamo per migliorare la qualità del soggiorno dei bambini e delle famiglie in ospedale; sviluppiamo iniziative di radicamento e di comunicazione del Meyer e dei suoi progetti sul territorio nazionale; promuoviamo e organizziamo percorsi culturali in tema del vissuto di malattia del bambino e dell’adolescente e delle ripercussioni in ambito familiare e sociale. È un onore raccogliere e utilizzare questi soldi per i bambini, ma questo rappresenta per noi è anche una grande responsabilità».
Perché crese che le donazioni siano così numerose?
«Credo perché la gente si fida di noi e lo fa perché sa che rendicontiamo tutto e spendiamo nel miglior modo possibile i soldi. È un mix di trasparenza ed efficacia di utilizzo. E chi vuole può vedere come e dove spendiamo le somme donate. Il Meyer offre qualcosa come 1 milione di prestazioni all’anno e in tanti hanno avuto un figlio o il figlio di un parente, amico o conoscente curato al Meyer. C’è un vissuto che fa parte della cultura toscana e di quella italiana».
Di quali numeri stiamo trattando?
«Nel 2018 abbiamo ricevuto 30.000 donazioni singole, che totalizzano una somma importante: 10.711.638 euro; il 48% arriva da persone fisiche, il 36% da aziende e il 18% da altre associazioni. Il dato delle aziende è molto sopra la media nazionale ed è un fiore all’occhiello per noi, anche perché le imprese valutano tutto molto attentamente prima di investire in solidarietà».
Ricevete anche introiti dal 5x1000?
«Certo: 180.000 persone ogni anno ce lo donano, è un dato che ci pone al 7° posto a livello nazionale, subito dopo le grandissime organizzazioni. Sono numeri che ti gratificano e ti commuovono ma che ti fanno capire anche l’importanza di quello che viene fatto al Meyer e di quanto affetto e gratitudine accompagni il nostro impegno». —
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