Gioco
Gli studenti inventano e commercializzano il “cerotto” che velocizza le app sul cellulare
All'istituto Ferraris-Brunelleschi di Empoli gli studenti di una classe si sono trasformati in una piccola impresa: dallo sviluppo alla produzione, dal confezionamento alla promozione
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EMPOLI. Non è la fabbrica dei sogni, non è il laboratorio di un moderno alchimista. No, l’Iti Ferraris Brunelleschi di Empoli è una scuola. Ma una scuola speciale. Quella dove le idee, le visioni, diventano realtà. Solide, concrete.
Abbastanza da vincere premi come Impresa in azione 2019, Mini impresa Toscana 4.0. Riconoscimenti ricevuti l’altro ieri a Pisa, per la fase regionale, è che ora spalancano alla 5ª A dell’istituto la finale nazionale di Milano (a inizio giugno). Attestati importanti, che racconto molto, ma non tutto. Dietro, infatti, c’è un istituto tecnico che si sta facendo onore con l’informatica, ma che riceve anche premi importanti per il teatro, che non ha una sede degna dei giganti della Silicon Valley, tutt’altro, ma che funziona. E basta farsi un giro con la preside Daniela Mancini per capirlo: al suo passaggio i ragazzi si tolgono subito cappucci o berretti. Dentro la scuola non si può.
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E le regole sono alla base anche del successo di Pisa. Successo di Handy Tool (strumento pratico, non a caso, in italiano). Un sorta di piccolo "cerotto" con tre tasti da applicare allo smartphone che velocizza l’accesso alle funzioni più usate (chiamate, messaggi personalizzati, aprire applicazioni preferite, usare la torcia). A realizzarlo, appunto, i 19 ragazzi della 5ª A. Che, per riuscirci, si sono prima trasformati un una piccola impresa. Sì, un’azienda. Con tanto di amministratore delegato, Fabio Capezzuoli. «Abbiamo vagliato tante idee prima di scegliere questo progetto – racconta – poi quando abbiamo capito che si poteva fare, che la tecnologia c’era, ci siamo buttati con entusiasmo». Così tanto da parlarne anche durante le vacanze di Natale. «Il prodotto funziona con il segnale del telefono – racconta ancora l’ad dell’impesa che è stata chiamata Endow.Ja – come succede nella tecnologia dei Pos, l’impatto energetico è zero».
Per arrivare al prodotto finito, però, i passaggi sono stati tanti, proprio come succede in qualsiasi azienda. E così Valentino Chen, il manager di produzione, si è occupato della programmazione, Andrea Trasacco ha agito da direttore operativo, Domenico Paduano ha curato il sito web, Lorenzo Tincolini il packaging (la confezione), Ru Chen le brochure pubblicitarie, Alexandru Tonu la grafica 3D. E il prodotto finito, ora, è in vendita. Tra fiera dell’elettronica e Ludicomix, a Empoli, ne sono andati via già 100 pezzi. «Il prezzo è 10 euro – racconta Capezzuoli – ma per favore non scrivete quanto costa a noi». Già sennò che amministratore delegato sarebbe...
Il riserbo sul guadagno, però, non è secondario. Alla fine lo scopo del lavoro svolto, per mesi, in classe e a casa è proprio questo: vendere. «E se troviamo i finanziamenti – dicono i ragazzi – l’impresa potrebbe trasformarsi in una vera e propria start up».
Handy Tool funziona con il sistema Android. E non vive di vita propria. I ragazzi, infatti, hanno realizzato un’applicazione (ovviamente già scaricabile) che serve per programmarla e un sito. Cioè quale funzionare assegnare a ciascuno dei 3 tasti. Sul telefono, o sulla cover, se ne possono applicare a volontà visto che non ingombrano, e dunque attivarle anche tutte. E attive sono già le teste di questi giovani. Come quelle di chi sta cercando di prepararli, accompagnarli nel mondo del lavoro. «L’informatica è alla base di tutti i progetti che portiamo avanti – spiega la professoressa Giovanna Monte, coordinatrice del progetto curato anche dalla professoressa Carmen Goglia – ma non basta. Bisogna essere bravi, dare forma e sostanza alle idee. Questi ragazzi lo hanno fatto e i premi ricevuti sono un supporto e una spinta. Le aziende, là fuori, hanno bisogno della loro energie, delle loro visioni. A volte il problema che hanno è che non credono troppo in loro stessi, nel potenziale».A parlarci non sembrerebbe proprio. E mentre Valentino Chen, mostro dell’informatica (come lo definiscono i compagni), ha già deciso di proseguire la sua formazione in Inghilterra, gli altri studenti-imprenditori non escludono nessuna ipotesi. D’altra parte siamo nella scuola dove le idee prendono forma.
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