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Toscana

Salvini a Firenze, cariche e scontri: «Vattene». Il ministro: «Figli di papà» - Video

Ilaria Bonuccelli
Polizia e antagonisti si affrontano in piazza della Repubblica a Firenze (Ansa/Claudio Giovannini)
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Polizia e antagonisti si affrontano in piazza della Repubblica a Firenze (Ansa/Claudio Giovannini)

Duemila in piazza contro il comizio del leader leghista. La polizia manganella i manifestanti

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FIRENZE. Le manganellate più dure, quelle del sangue, delle prime teste spaccate arrivano alle 22,08. Matteo Salvini ancora non ha parlato. Non in piazza a Firenze. Parla, a intervalli, da quasi un’ora in collegamento a “Non è L’Arena” su La7, ospite di Massimo Giletti. È in collegamento da Firenze, ma in piazza non si affaccia. Ci sono duemila persone che da un’ora e mezzo lo insultano. E che si beccano le cariche della polizia.. La prima, più o meno, alle 20,30. I cartelli di protesta sbandierano slogan come “Governo del cambia..niente”, “Basta propaganda sulla nostra pelle”, “Basta razzismo e cazzate” mentre la folla urla: “Salvini fascista, Firenze non ti vuole”, “Ora e sempre Resistenza”. Il comizio era previsto alle 21. Un’ora dopo ci sono solo i manifestanti che ancora urlano: “Fuori Salvini da Firenze” e i poliziotti che li fronteggiano. Hanno in mano i manganelli (e ogni tanto li usano pure). Però tollerano anche insulti e offese irripetibili.

La diretta della piazza viene trasmessa sulla pagina Facebook di Salvini, dove si scatena un’aggressione verbale. Insulti, parolacce fra destra e sinistra virtuali che più che concetti esprimono odio. I termini più frequenti sono “zecche”, “fogne”, “bastardi”. E poco altro. Mentre il Capitano leghista assiste in diretta tv allo sbarco dei migranti dalla nave Sea Watch 3. I migranti che avrebbe voluto tenere in mare fino ad agosto. Gelido commenta: «Qualcuno l'ordine lo avrà dato. Questo qualcuno ne dovrà rispondere».

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Quando parla così mancano pochi minuti alle 22 e ancora Firenze il comizio di Salvini non è iniziato, mentre in piazza la tensione sale. Tanto che il sindaco (uscente) Dario Nardella usa Facebook per invitare i manifestanti alla calma: «Firenze è una città democratica, antifascista ma fieramente e nettamente non violenta. Invito tutti alla calma e a esprimere il proprio dissenso in modo non violento». Come possa arrivare questo messaggio a chi è in piazza non è chiaro, ma Nardella lo scrive lo stesso. E poco dopo si ritrova accomunato a Salvini negli insulti dei manifestanti.

La tensione aumenta. E, infatti, alle 22,08 scatta la quarta o quinta carica della polizia, più forte. I manganelli picchiano sulle teste. Si vede il sangue. I manifestanti indietreggiano un po’. Ma non si arrendono. Alle 22,29 poi decidono: partono in corteo. Alla testa un telo bianco: “Salvini a Firenze ’un ti si vole”. Lo tiene anche una ragazza di colore. Piazza della Repubblica, via Tornabuoni, piazza Duomo. Poi arriva il primo commento del ministro. Stavolta dal comizio fiorentino: «Non è normale che ci siano contestatori di professione che fanno a botte con polizia e carabinieri. Sono figli di papà, profumati col portafoglio pieno, non vivono la realtà». E li avverte: Nel decreto «che porto domani (oggi 20 maggio, ndr) in Consiglio dei ministri ci sono aggravanti per chi aggredisce le forze dell'ordine».
 

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