Gioco
Livorno, svastiche e stelle di David per “marchiare” un banco del mercato
Il giorno prima era comparsa la scritta: “Fuori gli ebrei”. Il titolare del negozio: «Non lo siamo, non capisco». Indaga la Digos
LIVORNO. No, non si può liquidare come una ragazzata. E neppure derubricarlo a sottoprodotto dell’ ignoranza giovanile. Digos e Scientifica vogliono dare un volto ed un nome a chi la scorsa notte, a Livorno, nella zona del mercato di piazza Cavallotti, ha preso di mira un banco imbrattando il pavimento e la saracinesca con scritte antisemite. Una stella di David disegnata con lo spray sull’asfalto, una freccia indicante il banco del commerciante, altrettanti simboli inequivocabili disegnati sulla lamiera. E, ultimo gesto sprezzante, escrementi disseminati sul retro. Il giorno prima sul banco era comparsa una svastica e la scritta in tedesco “Fuori gli ebrei” che il titolare aveva provato a cancellare. Una sinistra e inquietante sequenza di parole e simboli che rimandano ad una delle pagine più buie della storia della civiltà. E che a una settimana dalle elezioni surriscalda un clima politico già in fibrillazione.
Nella mattinata di sabato 18 maggio, quando l’ambulante - titolare di un negozio di abbigliamento intimo - è tornato a lavorare per aprire il banco di via Buontalenti ed ha scoperto le scritte, ha subito chiamato la polizia denunciando l’episodio. «Non sono ebreo, neppure mia moglie. Non capisco, non me lo spiego. In 35 anni di lavoro qui non ho mai avuto problemi», racconta a pezzi e bocconi. Mai un diverbio, mai una minaccia ricevuta. Ma non vuole dire di più. «Non voglio questo tipo di pubblicità», dice spaventato. «Uno scambio di persone? Non lo so. Non so nulla».
Una delle ipotesi è che possa essersi trattato effettivamente di un errore, di uno scambio di banchi. Ma non si escludono altre piste. Come il fatto che si sia voluto colpire uno dei simboli, insieme alla sinagoga, della Livorno ebraica, perché l’ebreo “di piazza” – raccontano qui - e quello che sbarca il lunario col banco fuori dal mercato coperto. Nell’unica città d’Italia che non ha avuto un ghetto, ha inventato il “bagitto” (il dialetto ebraico-labronico) e ha fatto dell’accoglienza la sua matrice identitaria. «Anche se oggi non è più come prima», ci spiega Renzo Bueno, ebreo e commerciante. «Saremo rimasti in 5 o 6 ad avere il banco qui». La globalizzazione ha travolto anche gli ambulanti livornesi che oggi lavorano spalla a spalla con cinesi e coreani.
Eppure non mancano precedenti allarmanti. Come nel dicembre 2016 quando una svastica e la sigla SS comparvero sul muro accanto al negozio di un commerciante ebreo proprio in piazza Cavallotti. E oggi, come allora, la Livorno multiculturale si sente offesa e tradita. A partire dalla comunità ebraica. Sdegno e condanna dell’episodio è arrivato da tutto il mondo politico. Alcuni candidati a sindaco hanno raggiunto il commerciante esprimendo vicinanza e solidarietà. E la Cgil, dando una lettura politica dell’accaduto, ha spronato a «correre velocemente ai ripari e unire tutte le energie per sopprimere questi rigurgiti antisemiti. Fermiamo l’onda nera». Dal Comune di Livorno – che nella serata di ieri ha cancellato le scritte – si è ribadita condanna per «un gesto infame». Con una promessa. «Appena le nuove 152 telecamere di videosorveglianza saranno in funzione, sarà più facile individuare i responsabili di questi atti vergognosi».
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