La scherma, dove non si litiga: «Il segreto? Le regole morali»
Alessandro Paroli, fiorettista «In pedana per sconfiggere l’avversario, ma il duello finisce lì». E i giudici rivestono un ruolo fondamentale
La storia, la fantasia, il romanzo lo insegna: non esiste tenzone più corretta, cavalleresca, nobile della scherma. Già, perchè nello sport sembrano non esistere più isole felici, discipline esenti da risse da saloon, aggressioni da peggiore bar di Caracas. Siano essi sport di contatto o meno: il caso del tennis stupisce ma non troppo, visto che di recente anche le bocce (le bocce!) e la pallanuoto, non proprio culla di violenti energumeni, sono state toccate da episodi censurabili, di violenza inspiegabile e inaccettabile. Non si vuole vincere a tutti i costi solo nel calcio, dove girano vorticosamente i milioni: la malattia ha toccato anche i gangli vitali dello sport italiani, ovvero il dilettantismo, gli amatori, le discipline definite minori. Ma c’è ancora uno sport che vive su una nuvola: la scherma, appunto. Nata come scontro, certo, come mors tua vita mea nelle brumose albe dei duelli e poi evoluta in sport che per noi italiani rappresenta da sempre un formidabile bancomat di medaglie e trionfi.
Provate a cercare sulla rete notizie di risse, aggressioni, scontri proibiti durante una gara di scherma: zero. Perchè le regole ci sono, certo, ma non bastano: qui, tra spade e fioretti, è una questione culturale.
«La scherma - spiega Alessandro Paroli, livornese, azzurro del fioretto, istruttore e oggi anche organizzatore di eventi schermistici - ha delle regole non scritte che lo rendono uno sport corretto eun ambiente molto sano. Pur essendo una delle discipline di combattimento per eccellenza, c’è un codice di regole morali e non che tutti rispettano profondamente. Il duello, insomma, si esairisce sulla pedana dove ognuno spinge al massimo per “sopravvivere”, ma una volta che ci si leva la maschera finisce quella voglia di prevalere sull’altro. Credo - argomenta Paroli - che il concetto di duellare in pedana sia fondamentale per non dover sfogare rabbia e frustrazioni al di fuori di essa».
E, attenzione, la scherma non è certo roba per educande: è fisico, resistenza, freddezza, colpo d’occhio, sudore. Sulle pedane girano caratterini non semplici come Montano, Cassarà o la Errigo, per citarne alcuni. Ma le regole sono steccati che nessuno mai ha osato valicare. La presenza dei giudici, poi, è fondamentale come in nessun’altra disciplina: il giudizio è insindacabile, granitico, inappellabile. In giacca e cravatta, inappuntabili, con l’elegante eloquio francofono, nessuno si sogna di contestarli: si possono lanciare occhiatacce, certo, ma finisce lì. Ecco perchè la scherma è l’isola felice dello sport: uno sport educato.
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