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Meyer, ecco i dottori dei bimbi che ri(m)parano la vita

Marco Sabia
La dottoressa Laura Baroni, responsabile della Riabilitazione pediatrica dell'ospedale Meyer di Firenze con un bambino durante un momento della terapia (foto autorizzata con liberatoria firmata dai genitori e dal garante dei minori dell'ospedale)
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La dottoressa Laura Baroni, responsabile della Riabilitazione pediatrica dell'ospedale Meyer di Firenze con un bambino durante un momento della terapia (foto autorizzata con liberatoria firmata dai genitori e dal garante dei minori dell'ospedale)

C’è una squadra speciale all’ospedale pediatrico di Firenze formata da 13 fisioterapisti e 2 logopedisti Per i piccoli che hanno superato grandi traumi e malattie tornare a respirare o deglutire è un’impresa

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In un ospedale pediatrico ci si occupa della cura, della chirurgia e della degenza. Ma ci sono anche attività trasversali, tra le quali la riabilitazione, che consentono al bimbo di tornare a vivere meglio, di provare pian piano a riabbracciare la normalità. A piccoli passi, esercizio dopo esercizio. Perché qui si tratta – per dirlo con semplicità – di compiere gesti una volta ritenuti scontati, come respirare, muoversi e deglutire. Ma che, a causa di malattie o altro, scontati lo diventano un po’ meno. Per questo al Meyer c’è proprio una struttura dedicata alla riabilitazione pediatrica, diretta dalla dottoressa Laura Baroni. Insieme a lei 13 fisioterapisti e 2 logopedisti, per la maggior parte donne. Il servizio svolge attività mirate alla prevenzione, cura e riabilitazione di problemi funzionali che possono causare disabilità e che sono originate da patologie del sistema muscolo-scheletrico, del sistema nervoso centrale e periferico e del sistema cardio-polmonare. I diversi professionisti svolgono attività di valutazione, stesura del programma riabilitativo e trattamento fisioterapico per i bambini e gli adolescenti che sono ricoverati o in regime di day hospital e affetti da varie patologie. Vengono effettuate anche consulenze fisioterapiche per bambini e adolescenti che accedono al servizio da esterni, di provenienza regionale ed extraregionale (valutazione, stesura e verifica del programma riabilitativo) all’interno di ambulatori collegiali svolte insieme ai medici specialisti di riferimento. Si tratta di circa 4000 bambini all’anno, tra interni (cioè ricoverati e in day hospital) ed esterni.

Dottoressa Baroni, di cosa si occupano i professionisti del vostro servizio all’interno dell’ospedale?

«I fisioterapisti si occupano delle valutazioni e dei trattamenti dei bambini con problematiche che interessano: il sistema muscolo-scheletrico, come ad esempio le patologie ortopediche, traumatologiche, reumatologiche, oncoematologiche e da ustione; il sistema nervoso centrale e periferico, come le paralisi cerebrali infantili, le patologie neuromuscolari, metaboliche e genetiche, quelle di interesse neurochirurgico e neonatologiche; il sistema cardiopolmonare sia nei reparti intensivi che nelle pediatrie per problematiche croniche, come la fibrosi cistica, le broncopneumopatie e le patologie neurologiche. I logopedisti, invece, si occupano della deglutizione e del linguaggio nella fase acuta. Da circa 3 anni si occupano anche della valutazione e del monitoraggio dei bambini che hanno subito un intervento di inserimento di protesi cocleare».

Quanto è importante coinvolgere la famiglia?

«I genitori sono i massimi esperti del loro bambino, sono una costante nella sua vita quotidiana. Per questo vanno coinvolti e “guidati” a sostenere lo sviluppo del bambino sia durante il ricovero che al rientro a casa. È quindi molto importante coinvolgerli nel processo decisionale, condividendo le informazioni, gli obiettivi e le modalità del trattamento, comprese il valore delle attività ludiche e delle attrezzature utilizzate. È inoltre fondamentale fare in modo che il bambino accetti e partecipi attivamente ai trattamenti – spesso molto frequenti – vivendoli positivamente. Per questo la maggior parte degli esercizi e delle attività sono proposte in forma di gioco perché più significative e motivanti per i bambini».

In questo incide anche il rapporto umano?

«L’attenzione alla qualità della relazione per un fisioterapista pediatrico è molto importante, cercare di entrare in empatia con il bambino e la sua famiglia rispettando e valorizzando la loro individualità ci consente un loro coinvolgimento attivo ed una migliore aderenza al programma di trattamento proposto. Questo è un aspetto importante della nostra professione al quale dedichiamo molto spazio anche in fase di didattica e di formazione. La gestione di problematiche complesse richiede inoltre di lavorare in collaborazione con altri professionisti prima nel team all’interno dell’ospedale e, successivamente, con i servizi territoriali per garantire la prosecuzione dell’intervento anche dopo la dimissione».

Siete quasi tutte donne: come mai?

«Non saprei. Da sempre le discipline sanitarie hanno visto un maggior coinvolgimento ed interesse da parte delle donne; forse dipende dalle loro caratteristiche e dalla loro capacità di relazione. Nel nostro gruppo ci sono solo due maschi, molto bravi e sensibili e che, a volte, sono l’arma vincente per il coinvolgimento e trattamento di ragazzi/adolescenti che spesso con le donne-“mamme” vogliono avere poco a che fare!».
 

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