Follia al campo da tennis: picchia due giocatori con un manubrio. Poi spunta un'accetta
L'episodio a Livorno: in ospedale due tennisti di Donoratico. Il fatto emerso dopo la decisione di squalificare la società, la Libertas Tennis
LIVORNO. Li ha pestati con un manubrio per sollevare i pesi. Mandandoli dagli spogliatoi del campo, al pronto soccorso dell’ospedale. E ora – dopo che è stato denunciato per lesioni – il suo circolo di tennis si è preso quattro mesi di squalifica, per ora “congelati” in attesa della sentenza d’appello, e 600 euro di multa per responsabilità oggettiva. Pugno duro del giudice sportivo per la Libertas Tennis, un’associazione di Livorno dove lo scorso 14 aprile un uomo di 57 anni, dopo una partita alla quale non aveva né partecipato né assistito, ha picchiato «per futili motivi» – lo scrive in una nota la questura labronica – due atleti del Donoratico. Sono Alessio Spinelli e Marco Peccianti, di 27 e 42 anni, dimessi con cinque e dieci giorni di prognosi. Dall’altra parte c’era Andrea Martelli, un socio del circolo (che lo ha già sospeso) non tesserato per la Federtennis e quindi estraneo all’inchiesta sportiva.
I FATTI
Al rientro negli spogliatoi Spinelli, dopo aver perso la partita, avrebbe imprecato e distrutto alcuni arredi (anche se lui nega quest’ultima circostanza). Trovandosi accanto a Martelli. «Ero arrabbiato per una decisione del giudice di gara – dice il tennista di Donoratico – e ho detto: “Tanto con gli arbitri livornesi c’è sempre da litigare, se ti vogliono rubare la partita trovano sempre il modo...”. Poi, dopo un breve battibecco, questa persona mi ha colpito alle spalle col manubrio, mandandomi a terra e cercando di spaccarmi la testa». Ne è nato un alterco, con il fratello di Alessio – il ventitreenne Gianluca Spinelli – che ha provato a difenderlo insieme a Peccianti, anch’egli ferito. «L’aggressore è stato sospeso dal circolo – commenta Fabio Viterbo, il rappresentante della Libertas – ma non è ammissibile che vengano interrotte le attività. C’è stato un atteggiamento provocatorio dell’avversario, che ha trovato un nostro socio suscettibile. C’è stata una controquerela e noi abbiamo fatto ricorso. Ci aspettavamo una squalifica, ma così è eccessivo. Ora attendiamo fiduciosi le decisioni da Roma».
LE SQUALIFICHE
La sfida degenerata in rissa era quella fra la Libertas e il Donoratico. Serie D3 maschile, campionato a squadre: si disputava a Livorno e dopo le violenze è stata sospesa sul 2 a 0 per i labronici. Al termine mancavano ancora due incontri, un singolare e un doppio. Nel provvedimento del giudice, che ha sanzionato la società con 600 euro, è stato punito anche Alessio Spinelli. «Sospeso per sei mesi» – si legge nel documento – per lancio di palline e abuso verbale». Mentre per la Libertas, nella sentenza d’appello, potrebbe essere annullato tutto o aggiunta la squalifica del campo per quattro mesi, ora “congelata”. L’udienza verrà fissata «dopo il 10 giugno», si legge nell’atto firmato dal presidente della Corte d’appello federale, Alfredo Biagini, che ha sospeso l’efficacia della sentenza di primo grado per far «concludere il torneo del circuito veterani» di Livorno, altrimenti paralizzato, e «terminare il campionato della Serie D3». Una decisione presa per evitare un danno eccessivo alla società livornese. «Il giudice ha voluto dare un colpo al cerchio e uno alla botte – commenta Spinelli – ma ha esagerato. È vero che ero arrabbiato, ma non ho mancato di rispetto a nessuno».
IL GIALLO DELL’ACCETTA
Secondo la Libertas, dopo la rissa, ci sarebbe stato un episodio inquietante. Sul quale però nessuno avrebbe informato la polizia di Stato, subito intervenuta al centro sportivo con la Squadra volante, guidata dal dirigente Claudio Cappelli. «Un atleta di Donoratico – racconta Viterbo – dopo l’accaduto è andato in auto, prendendo un’accetta. L’aveva nascosta sotto la maglietta ed è stato ripreso dalle telecamere. Per fortuna alcuni nostri soci lo hanno fermato, invitandolo in segreteria e facendogliela posare. Ma era giovane, lo abbiamo perdonato». «Ho saputo di questa cosa – conclude Alessio Spinelli – e l’ho interpretata come un tentativo di difesa. Non so chi avesse portato l’accetta, visto che io e il mio compagno di squadra, Marco Peccianti, eravamo già sull’ambulanza. Poi non abbiamo più approfondito l’accaduto».
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