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Toscana

la scoperta 

I ricercatori-hacker inventano il software che può sabotare l’auto mentre guidate

Carlo Venturini
I ricercatori-hacker inventano il software che può sabotare l’auto mentre guidate

Due informatici del Cnr di Pisa scoprono un sistema spia «Così automobilisti e case costruttrici possono difendersi» 

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In viaggio, l’autoradio ti fa compagnia. Ma può essere un compagno molesto se ti inserisce le frecce di emergenza, ti aziona il tachimetro, ti chiude le portiere centralizzate o ti fa schizzare il contagiri dell’auto. Il tutto senza che tu te ne dia una ragione. Un poltergeist, uno di quei casi fra horror e soprannaturale raccontati nel famoso film americano, su quattro ruote? Uno scherzo? In realtà è un esperimento riuscito “non per scherzo” al “Cybersecurity Lab” dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr di Pisa.

Ilaria Matteucci, livornese di 38 anni e Gianpiero Costantino, 35enne catanese, entrambi ricercatori dello Iit-Cnr, hanno realizzato un programma informatico (termine tecnico exploit) in grado di modificare, a piacere e per diletto dell’attaccante o meglio dell’hacker, alcune funzionalità elettroniche dell’auto. Il tutto mentre si ascolta la playlist preferita o la stazione radio del cuore.

L’attacco informatico sviluppato dai ricercatori del Cnr non è teso ad una qualsiasi azione di sabotaggio tipo serie televisiva che inondano i canali tv, bensì ad informare e rendere edotti i produttori ed i consumatori che l’auto, collegata ad internet, è un computer su quattro ruote e come tale, e cioè come il pc di casa o il tablet, deve essere considerato. Dunque dotato di cautele e dispositivi di cybersecurity all’altezza. L’esperimento è stato condotto sull’auto della ricercatrice Matteucci ma è facilmente replicabile perché la falla è sui sistemi di infotainment (tra cui autoradio) comunemente reperibili sul mercato. Tant’è che i due ricercatori hanno acquistato il sistema “cavia” dell’esperimento in una catena elettronica diffusissima in Europa.

La falla di sicurezza rinvenuta dai due ricercatori, è nel sistema operativo dell’autoradio Android 6.0, che si collega alla rete di centraline dell’auto che fra loro parlano in chiaro, cioè la loro comunicazione non è protetta. Il sistema Android su cui è stato condotto l’esperimento è adoperato anche nei decoder tv, in alcuni mini computer, videocamere e, appunto, autoradio. «Ogni funzionalità, dai freni al motore al sistema di Infotainment, sono regolate e gestite da centraline elettroniche connesse e comunicanti ad una centralina principale, chiamata Body Computer, che agisce da punto di accesso fisico all’esterno per diagnostica e aggiornamenti», spiega Costantino che aggiunge: «Questa tipologia di rete rende l’auto come una stanza piena di computer collegati fra loro, in una sorta di configurazione a stella in cui il Body Computer ha il ruolo di punto centrale. La sicurezza delle comunicazioni fra le centraline elettroniche e il Body Computer era garantita dalla totale disconnessione di tale rete da internet: oggi, invece, alcuni recenti modelli di autoveicoli sono connessi a internet attraverso reti wi-fi e 3G/4G. È come se quella stanza chiusa piena di computer fosse stata aperta al rischio di intrusioni esterne».

Il cofano motore dunque appare ben chiuso ma in realtà è permeato dal wi-fi che collega l’auto all’esterno come avviene col wi-fi di casa, il quale, nonostante le finestre siano ben chiuse, collega noi al resto del mondo con i pro ed i contro di internet. I “contro” appunto. «Ciò che si è dimostrato con l’esperimento – conclude Matteucci – è che i sistemi di infotainment collegati ad internet sono passibili di attacchi virali, cosa che apre nuovi scenari di cybersecurity non ipotizzabili fino a pochi anni fa nella rete CAN e nelle centraline dell’auto».

Verrebbe quasi da rimpiangere i vecchi maggiolini della Volkswagen o la mitica “Due cavalli” se non presentassero altre problematiche di sicurezza meccanica. «Per assurdo – spiega Matteucci – quanta più elettronica c’è in un auto quanto più è possibile l’attacco di un hacker. Con un accesso remoto invece è impossibile agire su parti meccaniche se queste a loro volta non sono collegate a centraline che connesse alla rete wi-fi».

Sicuramente c’è da fidarsi dei costruttori di automezzi (che montano il sistema Android Auto). Se è vero che bombardano di spot i consumatori sul fatto che la loro nuova auto è collegata permanentemente ad internet ma è pur vero che a livello mondiale le falle nei sistemi di sicurezza che governano l’elettronica dell’auto ne spuntano in continuo. In Canada poco tempo fa un gruppo di ricercatori ha fatto attraversare col rosso una macchina a guida elettronica. «Questo - conclude Matteucci - è quello che proveremo a fare anche noi al Cnr, a breve». —

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