Il Tirreno

Toscana

il caso 

Mamma denuncia: atti osceni in classe davanti alle tredicenni

Maria Lardara
Mamma denuncia: atti osceni in classe davanti alle tredicenni

I genitori vanno dai carabinieri, accusati alcuni alunni di una media nel Pratese «Unica punizione: tenere le mani in vista sul banco». La preside smentisce

3 MINUTI DI LETTURA





prato. «Spostati perché mi devo fare una s..a». Aperte e chiuse virgolette. È scritto al settimo rigo di un esposto inoltrato al Provveditorato agli studi di Prato il 1° marzo scorso. Lui, un ragazzino di 13 anni, avrebbe rivolto quelle parole alla sua compagna di banco. Tutto avverrebbe durante le lezioni, in una scuola media della provincia pratese. Ne omettiamo il nome per proteggere la privacy dei minori coinvolti, almeno sei.

In questa storia ci sono quattro ragazzini additati come possibili autori di atti osceni in classe, esibiti davanti agli occhi delle compagne. E ci sono delle ragazzine, forse due o tre, che avrebbero assistito alla scena. A raccontare questa storia al “Tirreno” sono proprio i genitori di una di loro. Si sentono abbandonati dall’istituzione scolastica, tanto da sporgere denuncia, lo scorso 1° febbraio, alla stazione locale dei carabinieri.

La storia andrebbe avanti dal dicembre scorso ma, per la dirigente dell’istituto comprensivo in questione, «ogni accusa si è rivelata infondata». Stando alla ricostruzione della preside, infatti, risulta alla scuola un’archiviazione del caso da parte del tribunale dei minori. Sono stati attivati i servizi sociali. «Non sussiste il fatto, non sussiste il provvedimento – ribadisce la preside – E dunque niente sospensione».

Gli episodi

Camilla (nome di fantasia) inizialmente non avrebbe raccontato nulla in casa. Sarebbero stati i genitori di una delle sue amiche a raccontare a Simona (anche in questo caso il nome è di fantasia) che la figlia avrebbe assistito alla masturbazione di un compagno. Non una volta, più volte. È il 15 dicembre 2018. I genitori di Camilla chiedono un incontro con la preside. Lo ottengono, raccomandando il massimo riserbo. «La preside – racconta la madre – ci assicurò che avrebbe preso immediati provvedimenti e salvaguardato le ragazze denunciando l’accaduto “come se fossero stati visti dai professori”». Si arriva al 14 gennaio quando la preside convoca tutti gli studenti della classe. «Ho parlato anche con le famiglie dei ragazzi coinvolti e, nel consiglio di classe, discuteremo gli opportuni provvedimenti». Questo la preside scriveva alla madre. Non solo. Nella stessa mail il dirigente si complimentava con le ragazze «per la saggezza nel far venire fuori la questione». E il 15 gennaio scriverà invece alla mamma che «sono stati cambiati tutti i posti».

Quale questione? I genitori di Camilla sostengono che i quattro ragazzi avrebbero confessato i fatti alla preside, ovvero la masturbazione in classe. E lo scrivono esplicitamente nella relazione al Provveditorato. Nessuna sospensione dalle lezioni, solo uno spostamento nei banchi in prima fila. «Con l’intimazione a tenere le mani bene in vista», si legge nella denuncia ai carabinieri. Questa sarebbe stata la linea “dura” dell’istituto. Ma sempre la preside smentisce categoricamente di aver adottato un simile provvedimento. Smentisce anche che i ragazzi abbiano confessato.

Le conseguenze

Gli atti osceni non si sarebbero più verificati ma uno dei ragazzi, stando al racconto della madre di Camilla, avrebbe giurato di farla pagare all’ex compagna di banco. Così, quando il 28 gennaio la figlia viene colpita da un pallone lanciato dal ragazzo tanto da romperle gli occhiali, i genitori s’infuriano. Vanno dai carabinieri. Temono per l’incolumità di Camilla “bullizzata” che, raccontano, era già stata colpita da un libro in testa. È il 1° febbraio. «Non cerco vendetta o soddisfazione personale – racconta Simona al “Tirreno” – in questa storia siamo tutti vittime. Per questo motivo, perché un domani non accada più tutto questo, voglio andare a fondo. I ragazzi possono sbagliare. Ma è compito delle famiglie e della scuola correggerli ed educarli affinché imparino dai loro errori». Per ben due volte Simona ne parla con il sindaco. La voce si è sparsa, la sensazione della famiglia è che la figlia sia stata presa di mira. Ma per la preside i quattro ragazzini sono stati accusati ingiustamente. –

Maria Lardara



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini