Il Tirreno

Toscana

Reddito di cittadinanza, tante rinunce per le cifre basse e il rischio controlli

Maria Lardara
Reddito di cittadinanza, tante rinunce per le cifre basse e il rischio controlli

Anche in Toscana paura dei controlli e obblighi burocratici: ecco chi riceve poche decine di euro e vorrebbe rinunciare (ma ancora non può)

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«Come si fa per non avere più il reddito di cittadinanza?» . Il quesito corre sul filo del telefono. Riecheggia agli sportelli dei Caaf e degli uffici postali. In principio fu la fila per chiedere il reddito di cittadinanza, ora potrebbe arrivare la fila per… disdirlo. Un passo indietro per chi aveva riposto tante aspettative in uno strumento diventato ormai croce e delizia del Movimento 5 Stelle a Roma. Ma c’è un pezzo di Toscana “povera” che, pur avendo i requisiti per riceverlo, sta pensando di fare marcia indietro sul reddito cittadinanza.

Fioccano un po’ dappertutto importi troppo bassi, anche di 40-50 euro, erogati sulle Postepay distribuite intorno al 20 aprile. «Ci stanno telefonando in diversi per chiedere come annullare la pratica – conferma Simona De Prete, responsabile del Caaf Cgil di Lucca e Versilia – Ci dicono che non conviene». E che, in qualche caso, preferiscono lavorare “a nero” senza esporsi ai controlli. Tutto questo quando, fra il 15 e il 20 maggio, dovrebbe arrivare il secondo accredito del reddito sulla card gialla. Prima tanto desiderato, viene ora “snobbato”.

Perché, stando alle testimonianze raccolte dal Tirreno in tre territori (Cecina, Prato e Pistoia), il gioco a volte non vale la candela. Impossibile quantificare il numero di chi proverà a disdire: la modulistica dell’Inps per comunicare le variazioni non sarà pronta prima di metà maggio. A livello nazionale, l’Inps fa sapere che oltre il 70% degli assegni supera i 300 euro. Ma il grido di delusione rimbomba sui social network.

Il ragionamento è: perché rischiare controlli fiscali e complicarsi la vita con i centri per l’impiego? Sì perché è qui che occorre recarsi entro 30 giorni dall’accoglimento della domanda per dare la propria disponibilità a un lavoro. Vai a sapere però quali saranno le tre proposte di lavoro che arriveranno (almeno una deve essere accettata). «Qui da noi la maggioranza dei beneficiari fa avuto fra i 40 e 50 euro – prosegue De Prete – in tanti si lamentano ma i Caaf non possono conoscere le motivazioni di importi così bassi».

I calcoli li ha fatti l’Inps. Che in Toscana ha ricevuto al 30 aprile 46.403 domande, di cui 32. 878 elaborate attraverso i centri di assistenza fiscali: dopo Firenze (9. 654), Pisa e Livorno sono seconde e terze per numero di richieste (5. 824 e 5. 657). Proprio al Caaf Cgil di Pisa risulta la percentuale più alta delle domande respinte (circa il 40%). Il responsabile Riccardo Perosa annusa aria di defezioni. «Troppo alta l’aspettativa sullo strumento. Non è stato capito il meccanismo di erogazione». I 780 euro al mese, infatti, toccano solo a chi è single, ha un Isee pari a zero ed è in affitto. Il reddito è composto da 500 euro di sostegno base più 280 per l’affitto. Se il nucleo è più grande, viene applicata una scala di equivalenza: 200 euro in più per ogni componente maggiorenne e 100 per ogni minorenne.

«Ma bisogna tenere conto del lungo elenco di agevolazioni familiari dalle quali viene decurtato il reddito», sottolinea Saverio Viola, responsabile del Caaf Cgil di Prato che ha elaborato 1.500 domande, di cui il 30% respinte. Fra le varie prestazioni, il bonus bebè, pacchetto scuola, bonus bollette e Tari, il sussidio di disoccupazione e l’assegno di mantenimento per i divorziati. Ad arrivare a 50 euro, insomma, si fa presto.

TRE TESTIMONIANZE SIMBOLO

"Troppi problemi per 57 euro"

Quel messaggio sul cellulare l’ha atteso col fiato sospeso. Prima un sms dell’Inps, poi quello delle Poste. Grande trepidazione per due squilli secchi a distanza di pochi giorni: la card di Valentina (nome di fantasia per tutelare la privacy di una famiglia indigente) era pronta per essere ritirata. Ma nel giro di poche ore la speranza di questa mamma di Cecina si è trasformate in delusione: quando la giovane disoccupata con due bimbi (2 e 6 anni) ha scoperto che il suo "assegno" ammontava a 57 euro, è tornata a bussare al Caaf Cgil di Cecina che agli inizi di marzo aveva elaborato la sua pratica. «Spiccioli di cittadinanza» li ha chiamati di fronte all’impiegata che ha alzato le mani consigliandole di far decadere il diritto. E dire che Valentina avrebbe un Isee di 4. 200 euro e rientra dunque nei requisiti di legge (cioè sotto 9. 360 euro). Lo stipendio in famiglia lo porta il marito, lavoratore stagionale del turismo che si dipana fra contratti a termine e a chiamata. La coppia, che paga un affitto di 500 euro, ha deciso di rinunciare. Il gioco non vale la candela, insomma. «Mio marito è precario stagionale - ha raccontato Valentina al Caaf - diventa complicato se tutte le volte che lo chiamano per lavorare nel weekend deve dichiarare di aver riscosso 200 euro».

Certo, Valentina non si aspettava di ricevere 500 euro. Ma fra 500 a 57 euro c’è una bella differenza. Come altri non aveva capito che il reddito di cittadinanza è un’integrazione alle entrate di chi fa fatica a sbarcare il lunario. Il problema è che Valentina percepiva altre prestazioni come il bonus bebè mentre il marito aveva gli assegni familiari in busta paga. Meglio rinunciare. «Il rischio è che diventi quasi un lavoro percepire quei 57 euro. Meglio il reddito d’inclusione, meno stressante».

C’è poi la questione legata agli obblighi lavorativi verso il centro per l’impiego. Il marito, in fondo, lavora. Lavori stagionali, per il periodo estivo. Nel resto dell’anno percepisce la disoccupazione, la Naspi. «A tanti - fanno sapere dal Caaf Cgil di Cecina - non era chiaro che altre agevolazioni erogate dallo Stato o dal Comune riducessero l’importo». Ora però Valentina non sa come fare marcia indietro. Al Caaf di Cecina le hanno consigliato di far decadere il diritto, in mancanza di istruzioni dall’Inps. Solo ieri si è saputo che prima di metà maggio non sarà disponibile la modulistica per eventuali variazioni, compresa la possibilità della rinuncia. E quindi lì s’inserirà il suo dietrofront.

"Campo di ripetizioni in nero, dovrei smettere per 65 euro?"

I conti in tasca se l’è subito fatti quando ha trovato 65 euro sulla carta prepagata delle Poste. È successo alla vigilia di Pasqua. Ma la sorpresa nell’uovo, per Anna (nome di fantasia), è stata piuttosto amara. «E io dovrei vivere con 65 euro al mese?», si lamenta la donna che vive a Pistoia. Anna ha 38 anni, è una professoressa di storia e filosofia. Non ha però l’abilitazione che le consentirebbe il ruolo e dalle graduatorie di terza fascia e non la chiamano mai per le supplenze. Lavoro "nero" che va a riempire quel sottobosco di inoccupazione "invisibile". «La mia sarebbe una classe di concorso "difficile" che scorre poco nelle graduatorie provinciali. Per questo do le ripetizioni ai bambini delle medie e ai ragazzi delle superiori: prendo circa 20 euro l’ora».

E quindi, con un’entrata non dichiarata di circa 700 euro al mese, visto che sulla carta tirerebbe avanti solo con l’assegno di invalidità del marito (600 euro), meglio rispedire al mittente l’assegno di 65 euro. I requisiti per fare domanda del RdC c’erano tutti: l’Isee familiare (la coppia, senza figli, paga un affitto) arriva a 6.500 euro circa. «Chi me lo fa fare? Senza contare che poi non saprei come fare con il centro per l’impiego: il rischio è che mi propongano lavori molto diversi da quello che faccio ora».

E poi come percettrice di reddito sarebbe molto più esposta ai controlli.La domanda di Anna è fra le 4. 236 arrivate da Pistoia e provincia sulle scrivanie dell’Inps: anche qui, come un po’ dappertutto, il disco verde è scattato per 70-75% delle pratiche. Un migliaio quelle che hanno avuto un passaggio preliminare negli uffici postali. E alle Poste era andata l’insegnante di ripetizioni per la prima fase di istruttoria, evitando i Caaf. «Ma sono già tornata per sapere come disdire la pratica perché non voglio più l’assegno del reddito di cittadinanza». Viaggio inutile: se ne occupa l’Inps.

"Mi aspettavo 500 euro e invece..."

Sconto sulla Tari: avuto. Bonus bebè: avuto. Idem per il pacchetto scuola del Comune di Prato. E poi bonus acqua, luce e gas. Morale della favola: per Martina (nome di fantasia), il reddito di cittadinanza, al netto di tutte le prestazioni assistenziali già ricevute, si ferma a 50 euro. Anche questa mamma di Prato con due figli (2 e 7 anni) sta pensando alla rinuncia. Si aspettava di ricevere 500 euro ma ha fatto male i conti. Il marito si barcamena "a nero" fra lavoretti saltuari nell’edilizia e nell’agricoltura. In casa pagano a malapena l’affitto. Martina si era rivolta al Caaf Cgil pratese per fare domanda, ma ora anche lei pensa di disdirlo. «Ci sono anche beneficiari di importi bassi - precisa il responsabile Saverio Viola - che preferiscono non annullare la pratica nella speranza di trovare un’occupazione grazie ai centri per l’impiego».

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