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Rapinato e multato: il parcheggiatore coraggioso ora deve 1.300 euro all’Inail - Video

Giulio Corsi
Rapinato e multato: il parcheggiatore coraggioso ora deve 1.300 euro all’Inail - Video

Livorno, vinse la paura di ritorsioni e fece arrestare il bandito. Denuncia e referto non bastano: «Mancata notifica all’ente»

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LIVORNO. «È come se mi avessero rapinato un’altra volta». Gabriele Di Lieto, 53 anni, livornese, di professione parcheggiatore, sventola la raccomandata che gli è appena arrivata dall’Inail. «Guardi qui: 1.298 euro di multa. La mia colpa è essere stato rapinato...».

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La sua storia sembra uscita da un libro di Kafka, fotografia di una burocrazia beffarda, di un’amministrazione pubblica distante dai cittadini, troppo spesso incapace di modulare le norme sui casi concreti. A gennaio Di Lieto era stato colpito alla testa col calcio di una pistola da un delinquente che si era presentato nel suo posteggio di via Cecconi, in pieno centro a Livorno, e gli aveva portato via 250 euro.

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Le immagini delle telecamere interne e la minuziosa ricostruzione fatta dal parcheggiatore avevano permesso alla polizia di individuare e arrestare il bandito, livornese anche lui, residente a poche decine di metri dal luogo del delitto. Ma quella storia non è finita lì. Quattro mesi dopo a Di Lieto sono arrivate due raccomandate da parte dell’Inail: «In una mi veniva comunicata la liquidazione di 65 euro per due giorni di infortunio rispetto ai 7 risultanti dalla prognosi dell’ospedale – racconta –. Nell’altra invece mi veniva comminata una multa da 1.298 euro per non aver comunicato il fatto all’istituto entro 48 ore dall’episodio. La normativa prevede infatti che una rapina sia considerata un infortunio sul lavoro e che esso debba essere denunciato all’Inail entro 48 dal fatto. Ma io non lo sapevo e poi quelle ore le ho passate tra questura e pronto soccorso, ero sotto choc e terrorizzato che quel bandito tornasse e si vendicasse per il fatto che lo avevo denunciato. Se permettete pensavo a lui e alla mia pelle, non all’Inail. Capisco che la legge non ammetta ignoranza, ma c’è caso e caso e a me questa pare una fregatura clamorosa. Lo dico senza mezzi termini: è un’altra rapina, e mi fa ancora più male perché firmata dallo Stato».

Il ricordo di quella sera è ancora nitido: «Il rapinatore arrivò qualche minuto prima dell’ora di chiusura e mi chiese delle informazioni – racconta –. Quando l’ultima auto uscì, tirò fuori una pistola dal bomber e me la puntò contro chiedendomi l’incasso. Gli risposi di no e lui mi prese per il collo, mi spinse e col calcio della pistola mi colpì in testa. Fortuna che avevo il berretto di lana, sennò mi avrebbe aperto il cranio. A quel punto gli detti un pacco di banconote, 250 euro in pezzi da 10 e lui si accontentò. “Non seguirmi sennò ti sparo”, mi urlò. Aspettai qualche minuto e chiamai la polizia, andai in questura a fare denuncia, loro mi consigliarono di andare al pronto soccorso, perché al processo sarebbe servito un referto medico. Rimasi fino alle 4 in ospedale, uscendo con 7 giorni di prognosi. Ma a me interessava poco: il mio problema era quel delinquente, ero terrorizzato che tornasse, tanto che per due mesi all’ora di chiusura ho dovuto chiamare la vigilanza privata».

Dopo 15 giorni fu il commercialista del parcheggiatore ad avvertirlo che doveva presentare denuncia all’Inail: «Menomale, perché così mi hanno fatto la sanzione minima, di 1.298 euro. Altrimenti sarebbe stata più alta. Eppure avevano già il referto inviato in via telematica dall’ospedale. Ma la ciliegina sulla torta è arrivata l’altro giorno: mi ha richiamato l’Inail chiedendomi i i dati del rapinatore. Vogliono soldi anche da lui, il risarcimento dei 65 euro...». —
 

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