Attenzione
Il saluto di Vicinanza: l'orgoglio di una bandiera di libertà
Il direttore uscente saluta i lettori, la città e la Toscana dopo due anni e mezzo passati alla guida del Tirreno
Porto con me i colori abbaglianti dei tramonti sul mare. Sento nelle narici il salmastro sferzante, più che un odore uno stato d’animo. Rivedo il profilo delle Apuane come una sinfonia di picchi e valli. Resto muto nella visione di cattedrali, pievi, palazzi civici, borghi incantati. Come un bambino mi stupisco davanti alla torre che pende. Che privilegio mi è toccato. Intanto i ricordi mi sommergono… Due anni e mezzo alla guida del “Tirreno” sono volati via. Accade quando il lavoro ti gratifica e i rapporti umani sono sinceri e leali.
Ogni settimana ho condiviso con voi lettori il mio “diario pubblico” sulle vicende che mi hanno appassionato. Puntualmente il testo si concludeva con l’augurio di una buona domenica. Vi ho sentito vicini. Ringrazio ciascuno di voi, la grande famiglia che fa di questo giornale un caso particolare nel panorama nazionale; da 142 anni, da quando fu fondato nel lontano 1877, è stato la voce dell’altra Toscana, quella che si differenzia dalla forza evocatrice di Firenze. Un gruppo di lavoro che ha saputo coniugare autorevolezza e sguardo lungo sugli avvenimenti italiani e internazionali ma sempre con le radici ben salde nel proprio territorio. Unico grande quotidiano senza il tutoraggio del capoluogo di regione. Solo qui è potuto accadere, nella terra che ci ha insegnato l’orgoglio del campanile superandone il limite.
La mia esperienza di direttore responsabile del “Tirreno” termina oggi. L’editore mi ha affidato un nuovo incarico nella direzione editoriale dei quotidiani del gruppo GNN. Lo ringrazio per la fiducia che ancora una volta mi rinnova e per la libertà sempre garantita. Non sono frasi di circostanza. In tempi in cui il pensiero autonomo e il pluralismo dell’informazione sono costantemente sotto attacco, godere di una libera opinione pubblica – di cui un giornale come il nostro è portatore – lo considero un valore enorme. Tra le tante fake news che hanno fatto breccia trionfa quella secondo cui i giornali vivrebbero di finanziamenti pubblici. Una bufala. “Il Tirreno” non riceve neppure un centesimo dalle casse dello Stato, così come la stragrande maggioranza dei giornali in edicola. L’equivoco, faziosamente alimentato, nasce dal fatto che solo un ristretto numero di giornali riceve sussidi; qualcuno fa il furbetto e andrebbe stangato. Ma l’informazione garantita dal “Tirreno” è il frutto dell’impegno di donne e uomini animati da passione civile. Totalmente liberi. Anche di sbagliare, a volte, ma sempre in buona fede.
Ho sempre sostenuto che i giornali sono una bandiera, di carta certo, ma pur sempre un vessillo di identità. In due anni e mezzo il giornale ha promosso più di 100 incontri, dibattiti, eventi; da Pitigliano a Colonnata lungo tutte le città piccole e grandi dove siamo presenti. Ed ancora 100 e passa “caffè” ascoltando la gente comune, dando la parola a quei cittadini messi ai margini della vita pubblica, dimenticati dal potere. È un modo nuovo e coinvolgente di declinare il giornalismo come servizio pubblico. La comunità dei lettori riunita intorno al “Tirreno” si rispecchia in tutte le sue piattaforme: carta, web, social. Da quando, nello scorso mese di ottobre, abbiamo chiesto a chi ci legge sul sito di registrarsi, abbiamo raccolto più di 75mila adesioni. Potremmo riempire uno stadio. C’è da essere orgogliosi.
Come è motivo d’orgoglio la scelta del nuovo direttore; è Fabrizio Brancoli, il miglior “figlio” della scuola giornalistica formatasi all’interno del “Tirreno”. Da vicedirettore, mi ha aiutato con amicizia e lealtà a capire meglio la complessità di questa terra. Mi mancherà dunque il rito del caffè delle 18, consumato in sua compagnia subito dopo la principale riunione di lavoro della giornata, quella dedicata a stabilire la gerarchia dei titoli di prima pagina. Mi mancherà la telefonata a tarda sera del caporedattore Cristiano Meoni sempre attento agli ultimi sviluppi delle notizie. Mi mancheranno le battute di spirito – alcune geniali – che rendono la vita di redazione un irripetibile luogo di privilegiata vita sociale, nonostante la fatica e lo stress accompagnino il nostro lavoro. Mi mancherà il confronto con Raffaele Serrao, un compagno di viaggio prezioso nella gestione dell’azienda. Mi rende felice sapere, tuttavia, di ritrovare questo patrimonio professionale e umano nella mia nuova attività, in sinergia con “La Stampa” di Torino e le altre importanti testate del gruppo GNN, dal “Secolo XIX” di Genova al “Piccolo” di Trieste. Non ci perderemo di vista, è un impegno.
Due anni e mezzo vissuti intensamente sulle sponde di questo mare hanno provocato in me un effetto collaterale; ho infatti iniziato a sperimentare un genere di scrittura mai praticato prima in 40 anni e più di giornalismo. È un’umile testimonianza di gratitudine, mi piace salutarvi così:
Ti scortica Livorno, lame affilate di sole prepotente/
Spuma di salsedine su volti stanchi/
Lingue veloci ti inseguono a ogni incontro/
Pensionati fuori dal tempo combattono con il ricordo/
Il mare nasconde una storia dolente/
Figlia di migranti, di nazioni erranti/
L’armeno e l’ebreo, il greco e l’olandese/
Il sacro cerca casa nello spazio senza ghetto/
Sinagoga o chiesa la salvezza è per chi ricerca un senso/
Parole antiche si mescolano sulle sue sponde/
Sono parole secche, sincopate, hanno il sapore del mare che le ha create/
In queste calde acque siamo nati, vi abbiamo immerso i piedi sin da bambini/
Mediterraneo, mercanti e contadini, poeti e avventurieri/
Livorno con il suo faro ti indica la rotta del mistero.
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