Il Tirreno

Toscana

Uccisa dall'anoressia a 34 anni: trovata in casa senza vita dai genitori

Sabrina Chiellini
Una scultura dedicata al contrasto dell’anoressia
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Una scultura dedicata al contrasto dell’anoressia

Pontedera: i genitori domenica hanno provato a cercarla. Poi si sono rivolti ai carabinieri. Da tempo aveva difficoltà a nutrirsi

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PONTEDERA.  Elisa (nome di fantasia), non risponde al telefono. Da un giorno non si trova. I genitori la cercano disperatamente, senza ottenere alcuna risposta. Sono in ansia, sanno che la figlia di 34 anni non sta bene. Combatte da anni una difficile battaglia contro l’anoressia. Aspettano un giorno e poi si presentano alla porta di casa della figlia, in un quartiere residenziale alla periferia di Pontedera. Le case allineate, facciate colorate, piccoli giardini, a due passi dal centro e dallo Scolmatore. I due pensionati fanno un ultimo tentativo, prima di arrendersi: la chiamano al cellulare. Di nuovo Elisa non risponde. Non può: è morta. L’ha uccisa l’anoressia. Il suo cuore si è fermato, forse messo a dura prova da continue privazioni e digiuni.

Si è fermato già da diverse ore quando i genitori l’abbracciano per l’ultima volta, nella sua camera in quell’appartamento che Elisa considerava il suo guscio protettivo, mentre il disagio diventava più forte di lei. Quando i genitori superano la soglia di casa sanno a cosa potrebbero andare incontro. E il corpo senza vita dell’amata figlia si presenta ai loro occhi quando ormai non è possibile neppure cercare di rianimarla. Inutile chiamare il 118. I carabinieri, entrati insieme ai genitori, non possono che assistere al dolore più grande che una mamma e un padre possano conoscere: quello di sopravvivere ai figli.

Elisa è una bella ragazza, con un lavoro e la possibilità di avere una vita serena, una famiglia, gli amici. Questo almeno fino a quando diventa adulta e qualcosa si inceppa nella sua mente e nei suoi comportamenti alimentari. Rifiuta il cibo, diventa l’ombra di se stessa. Difficile per la famiglia cercare e trovare un elemento scatenante, l’inizio del calvario, cominciato quando ancora la giovane abita in provincia di Firenze, a Empoli. Il lavoro in un studio di consulenze aziendali a Firenze sembra andare bene. Ma i disturbi alimentari diventano ogni giorno sempre più evidenti e di quella bella ragazza resta solo un ricordo. Lei, però, non vuole curarsi, non accetta di farsi aiutare, si sfogano più volte i genitori. E lo fanno anche in questi giorni di dolore, di fronte alla bara della figlia che si era consumata.

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La storia di Elisa è drammatica ma non è un caso isolato. Si ammala da adulta ma probabilmente quando la malattia viene diagnosticata non ci sono margini per sperare in una guarigione. Rifiuta ogni cura, fugge dalle preoccupazioni della famiglia che vorrebbe portarla in ospedale. La madre le chiede di curarsi soprattutto quando vede che il peso della figlia si riduce di giorno in giorno. Non mangia, rifiuta di alimentarsi in alcuni periodi. A volte, però, Elisa, che lotta per come può contro la malattia, sembra stare meglio. Ma le ricadute sono in agguato. Fino a quando decide di licenziarsi dal lavoro. Con i risparmi acquista una casa a Pontedera, lontana dall’ambiente dove è cresciuta e che conosce i suoi problemi. Così nega il suo disturbo. Non vuole ricoverarsi all’ospedale, rifiuta le raccomandazioni dei genitori, che continuano a starle vicino anche se a distanza, e quelle dei medici. Sostiene di potercela fare da sola. Per un periodo si avvicina anche alla fede cattolica. Prega, frequenta un convento senza trovare un vero conforto al quel pensiero costante rivolto al bisogno di sentirsi magra. Una storia di grande sofferenza per lei e per chi, nel corso degli anni cerca di aiutarla, fino alla tragica fine.

Domenica Elisa, stremata dai prolungati digiuni e dall’assenza di cure, trascorre alcune ore lontano da casa. I genitori vanno a trovarla ma lei non c’è. Aspettano alcune ore. Poi si rassegnano e tornano a casa. Ma lei è il loro unico pensiero. Sanno bene che negli ultimi tempi stenta perfino ad alimentarsi, i disturbi dei comportamenti alimentari sono ogni giorno che passa sempre più gravi. Uno stato di malnutrizione così estremo che solo un ricovero ospedaliero con alimentazione forzata avrebbe potuto dare una speranza alla giovane donna. È un malore improvviso, che la sorprende forse mentre dorme, a mettere fine alle sue sofferenze. Il dolore e il pianto dei genitori resteranno impressi nella mente di chi, pur non conoscendo Elisa, la trova morta. «Ha lottato ma alla fine si è arresa», dice un amico di famiglia.

Giovedì pomeriggio, 9 maggio, a Empoli l’ultimo saluto alla ragazza di vetro.

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