Il dolore
Fiorentino muore a Capo Verde, è mistero
David Solazzo, 31 anni, trovato in casa riverso nel sangue. Il cooperante aveva rimandato la partenza di qualche giorno
Resta avvolta nel mistero la morte di David Solazzo, il cooperante fiorentino di 31 anni trovato senza vita la mattina del primo maggio nella sua casa sull’isoletta di Fogo, a Capo Verde, dove si trovava per conto della Ong Cospe. David, che viveva solo, è stato trovato a terra, pare nel bagno, con delle ferite alle braccia. Intorno a lui una pozza di sangue, tanto che l’ipotesi più probabile è che sia deceduto per dissanguamento. La polizia locale ha avviato un’inchiesta penale: tutti gli scenari sono al vaglio. Compreso quello di una rapina finita male: David, tornato a casa dopo aver partecipato a una festa organizzata dalla comunità locale, potrebbe essere rientrato e aver sorpreso un ladro, da cui sarebbe stato poi aggredito. A terra sono stati trovati dei vetri, quelli di una finestra sfondata. Ma al momento, come spiega anche l’avvocato della famiglia Giovanni Conticelli, nulla è escluso. Persino l’eventualità di un incidente domestico. Per fare luce su quello che può essere considerato a tutti gli effetti un mistero, si attendono gli esiti dell’autopsia. L’esame è iniziato in serata tra mille difficoltà, compreso il ritardo del medico legale, che ha avuto problemi a raggiungere l’isoletta. «Cercheremo un contatto con un avvocato locale – ha detto l’avvocato Conticelli – per seguire sul posto la vicenda giudiziaria e intanto capire cosa emergerà dall’autopsia».
Conticelli conosceva Solazzo e lo ricorda come «una persone brillante e capace, che amava il suo lavoro». «Era ben voluto da tutti – racconta il legale – perché aveva la capacità di entrare nella dimensione della comunità locale». Una laurea in scienze agrarie tropicali, Solazzo non era un novellino. Alle spalle aveva un’esperienza in Angola, sempre con la Ong fiorentina Cospe, e vari incarichi per la Fao. A Fogo, tranquilla isoletta di poche anime dove la criminalità è praticamente estranea, stava curando un progetto per il turismo sostenibile, della durata di sei mesi. Ironia della sorte, sarebbe dovuto rientrare la scorsa settimana. Era stato lui stesso, perfezionista sul lavoro, a chiedere una proroga di alcuni giorni per portare a termine alcuni impegni. La sera del 30 aprile era andato a una festa, alla quale era stato invitato dalla comunità locale, da cui si è allontanato a tarda notte insieme all’altra cooperante Cospe presente sull’isola. I due si sono salutati e separati quando sono arrivati alle rispettive abitazioni, a poche centinaia di metri l’una dall’altra. La mattina dopo, la tragica scoperta.
Cosa sia accaduto a David, trovato in una pozza di sangue, ancora non si sa. Secondo alcune testimonianze raccolte sul posto, i vicini di casa avrebbero sentito un rumore di vetri infranti. Sarebbero andati a controllare trovandolo ancora in vita e tranquillo. La speranza è che le indagini della polizia di Capo Verde possano aiutare a diradare la nebbia che avvogle la morte del giovane cooperante, che a Firenze lascia padre, madre, una sorella maggiore e una fidanzata.
La famiglia, che abita nel quartiere di Rifredi si è chiusa nel silenzio. Il dolore e l’incredulità sono le emozioni dominanti anche alla sede del Cospe: «David con noi tre anni fa aveva fatto una lunga esperienza in Angola, occupandosi di un progetto forestale con le comunità locali. Prima aveva fatto uno stage qui – racconta Anna Meli, capo comunicazione di Cospe –. Era a Capo Verde a Fogo da novembre e stava svolgendo il suo lavoro con grande dedizione». —
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