Sicurezza
Mezza maratona di Lucca vietata agli africani, indaga la Fidal
La federazione nazionale di atletica annuncia un’inchiesta: «Dopo Trieste, tocca alla Toscana. Mai informati di nulla»
LUCCA. Dopo Trieste, Lucca. Dopo il Friuli Venezia Giulia, la Toscana e un’altra maratona che dice no agli atleti africani. O meglio, si schiera contro il loro «sfruttamento» e il «giro di procuratori» sanguisughe. Con gli organizzatori decisi a tenere il punto e a prendersi il rischio di venir accusati di costruire una “apartheid del podismo”. Un altro running festival in programma il 5 maggio su cui la Fidal (la Federazione italiana di atletica leggera) è già pronta però ad aprire un’indagine.
Perché le accuse con cui di fatto anche nella città toscana si escludono i fondisti di colore sono pesanti: «Per poterli avere l’unico modo è rivolgersi a quei manager – dice Moreno Pagnini, presidente della Lucca Marathon – e sono personaggi che lucrano sulla pelle di quei ragazzi», trasformano i runner kenyoti, marocchini, etiopi in macchine da soldi, «spremono» le élite del podismo, «alimentano un giro d’affari conosciuto da tutti, anche dalla Fidal».
«Non è così, non siamo mai stati informati di ciò che denunciano da Lucca, da oggi la Fidal sa e si comporterà di conseguenza», dice il presidente nazionale Alfio Giomi. Così anche la marathon lucchese potrebbe diventare il bersaglio di un fuoco di fila, polemiche e insulti social. Proprio nello stesso giorno del Trieste Running Festival, le Mura faranno da scenografia alla sesta edizione di una mezza maratona che da due anni fa discutere. Fino al 2017 i top runner africani hanno corso anche qui. Poi stop. Perché dietro i “fenomeni” del podismo e i tempi record «che ti fanno finire sulla Gazzetta dello sport - dice Pagnini - c’è un sistema di sfruttamento».
Una scusa per sdoganare una discriminazione sportiva? «Macché razzismo - sbotta Pagnini - gli africani non sono esclusi, nessuno impedisce loro di iscriversi, ma non saremo noi ad invitarli. Ma lo sapete quanto finisce in tasca a uno di questi ragazzi, lo sanno i politici che strumentalizzano tutto? Ogni 1.000 euro di ingaggio, solo 200 vanno ai corridori. Non ci renderemo responsabili di un mercimonio, non li ingaggeremo».
Pagnini ci si è già preparato: sa che fra una settimana le accuse di dare il via ad una «maratona razziale» piomberanno anche su di lui. «Ma noi non faremo marcia indietro». È successo anche nel 2018. Niente top runner. Sì, ammette, anche per «rendere la gara più competitiva». Ma soprattutto per evitare di avere a che fare con i procuratori-predatori. «Per evitare di essere perfino contattati da questa gente, abbiamo eliminato il montepremi in denaro».
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