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prato, la seduttrice del baby amante 

La donna insiste: «Sesso con lui quando aveva compiuto 14 anni»

Paolo Nencioni
La donna insiste: «Sesso con lui quando aveva compiuto 14 anni»

I magistrati interrogano di nuovo la 31enne che ha avuto un figlio dal ragazzino e ipotizzano la richiesta di giudizio immediato, anche per violenza sessuale

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prato. Si va verso la richiesta di giudizio immediato nel caso della trentunenne operatrice socio-sanitaria di Prato accusata di aver avuto una relazione sessuale con un ragazzo che non aveva ancora compiuto 14 anni e dal quale la scorsa estate ha avuto anche un figlio.

La donna, accompagnata dagli avvocati difensori Mattia Alfano e Massimo Nistri, si è presentata ieri pomeriggio per la terza volta di fronte ai magistrati inquirenti (il procuratore Giuseppe Nicolosi e i sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli) che l’avevano convocata dopo l’incidente probatorio del 15 aprile nel corso del quale il ragazzo, oggi quindicenne, ha confermato le accuse messe nero su bianco dalla madre lo scorso 6 marzo, e cioè che il primo rapporto sessuale tra i due c’era stato nella primavera del 2017, quando il minore a cui dava ripetizioni d’inglese non aveva ancora 14 anni.

Questo sono tornati a chiederle i magistrati, presente anche il capo della squadra mobile Gianluca Aurilia, per darle l’occasione di chiarire la circostanza, ma la donna è rimasta ferma alla sua prima versione, e cioè che tutto è successo nell’autunno del 2017, anche se i due difensori hanno detto che la loro assistita ha chiarito tutto quello che c’era da chiarire. È stato un faccia a faccia molto veloce, poco più di mezz’ora, comprese le formalità. Alle contestazioni finora mosse dalla Procura se ne sono aggiunte altre due, scaturite dal racconto del ragazzo, secondo il quale il giorno del primo rapporto sessuale lui non sarebbe stato consenziente e le avrebbe chiesto di andarsene mentre lei invece sarebbe rimasta. Di qui le accuse di violenza sessuale e violazione di domicilio. La donna semplicemente nega che sia successo.

Domani gli avvocati presenteranno un’istanza per chiedere che alla donna sia concesso di uscire dall’abitazione dove dal 27 marzo si trova agli arresti domiciliari per una serie di incontri con uno psichiatra. Non si parla più di un ricorso in Cassazione contro la decisione del Riesame che ha confermato gli arresti e l’impressione è che in questo momento la difesa non abbia un asso da calare per cambiare le sorti del procedimento.

L’accusa, da parte sua, ritiene di avere in mano tutte le briscole ed è orientata a chiedere il giudizio immediato sia nei confronti della donna che del marito, indagato per alterazione di stato, cioè per aver riconosciuto come proprio il figlio nato otto mesi fa pur sapendo che era di un altro. Questo significherebbe saltare l’udienza preliminare, anche se appare scontato che la difesa in questo caso chiederebbe un rito alternativo (patteggiamento o abbreviato), come ha confermato ieri l’avvocato Alfano.

I magistrati, alla luce dell’interrogatorio di ieri, faranno il punto nei prossimi giorni e poi prenderanno una decisione. L’indagata, confermano i presenti senza entrare in ulteriori dettagli, è apparsa abbastanza serena nonostante la tempesta che si trova ad affrontare da sei settimane. —

Paolo Nencioni

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