Sicurezza
Arrestato Rebrab, ex patron delle acciaierie
Piombino: promise il rilancio della ex Lucchini. L’Algeria lo accusa di falsa dichiarazione sui trasferimenti illeciti di capitali
Issad Rebrab, patron di Cevital ed ex presidente delle acciaierie piombinesi ex Lucchini, è da ieri in carcere ad Algeri, con l’accusa di «falsa dichiarazione sui trasferimenti illeciti di capitali verso l’estero, fatturazione eccessiva di attrezzature importate e importazione di attrezzature usate godendo di vantaggi doganali, fiscali e bancari».
Il miliardario algerino, 75 anni, lunedì era stato interrogato nell’ambito di un’inchiesta anticorruzione. Ieri l’arresto, che Cevital ha smentito due volte via twitter, prima della conferma arrivata dal portale Jeune Afrique. La tv di Stato ha poi riferito che sono finiti in carcere anche 4 fratelli della famiglia Kouninef, miliardari considerati vicini all’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika.
Difficile al momento stabilire un nesso tra questi fatti, considerando che il presidente di Cevital, al contrario dei fratelli Kouninef, da anni era ai ferri corti proprio con Bouteflika, dimessosi di recente per le proteste di piazza seguite all’annuncio della sua candidatura per il quinto mandato presidenziale. Rebrab negli ultimi tempi ha sostenuto apertamente il movimento promotore della primavera algerina. L’imprenditore, su cui era circolata l’ipotesi di una candidatura alla presidenza, aveva trovato gli ostacoli maggiori al progetto piombinese proprio in Bouteflika e nell’allora ministro dell’Industria e miniere algerino, Abdesslam Bouchouareb, che a ottobre 2015 aveva lanciato gravissime accuse contro di lui: truffa allo Stato algerino nel quadro di una compravendita col gruppo francese Brandt, e trasferimenti illegali in valuta estera per aggiudicarsi la proprietà di uno stabilimento gestito dal gruppo leader nel settore delle attrezzature per la casa. In quei giorni Rebrab aveva rischiato l’arresto al ritorno da un viaggio d’affari in Brasile.
L’industriale algerino aveva acquisito le acciaierie di Piombino a luglio 2015. Imprenditore in vari settori (agroalimentare, vetro, commercio e trasporti marittimi, distribuzione di auto e mezzi pesanti, editoria ed elettrodomestici, in Francia) è tra i 10 uomini più ricchi d’Africa, con un patrimonio stimato in oltre 3 miliardi di dollari. Il suo ambizioso progetto per rianimare l’acciaieria Lucchini – naufragata col russo Alexey Mordashov in 800 milioni di debiti e commissariata dal 2012 – prevedeva oltre alla produzione siderurgica (due milioni di tonnellate all’anno era l’obiettivo, con 2 nuovi forni elettrici mai realizzati), un hub sul porto per 500mila container all’anno da trasportare verso i Paesi europei e africani, la realizzazione di una piattaforma agroalimentare da 10 milioni di tonnellate all’anno di import-export, 25 milioni di tonnellate annue di merci movimentate sul porto. A ostacolare il progetto (che per un breve periodo comprese anche la possibilità di riaccendere l’altoforno, di cui oggi cade il quinto anno dallo spegnimento) furono lo scontro politico col governo algerino che gli impedì l’esportazione dei capitali per finanziare il progetto, e la negazione del credito da parte delle banche italiane, mai convinte da un investimento vicino al miliardo. Con lo stabilimento ormai moribondo nell’estate del 2017 fu l’allora ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda a dichiarare «la mancanza di attendibilità degli impegni assunti da Cevital», giudicando «prossimo il momento di ricercare soluzioni alternative». Così vennero riannodati i fili con Sajjan Jindal, proprietario del colosso siderurgico Jsw che già si era interessato all’acquisizione dello stabilimento piombinese nel 2015, superato dalla proposta di Rebrab in virtù dell’impegno del tycoon algerino a riassumere tutti i 2200 dipendenti ex Lucchini. Ci volle però ancora un anno per arrivare alla cessione dello stabilimento, con Rebrab ostinato a opporsi all’azione del Governo, che arrivò a minacciare la rescissione del contratto. Poi, il 24 luglio 2018, Jindal acquisì le acciaierie con una cifra intorno agli 80 milioni. —
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