Il Tirreno

Toscana

Neonata non riconosciuta dalla madre, in 300 per aiutarla

Cesare Bonifazi

«Non la posso tenere» ha detto la mamma. La piccola è stata a lungo ospite del reparto  maternità dell’ospedale Versilia Adesso tanti vogliono adottarla

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camaiore. «Non la posso tenere». Quattro parole pronunciate in un soffio, quasi che a dirle piano potessero rientrare nelle labbra. È la frase che la mamma di una neonata versiliese ha pronunciato ai dottori dell’ospedale di Lido di Camaiore quando ha preso la decisione di non riconoscere quella creaturina che ha portato in grembo per nove mesi. La sua vita è troppo complicata per crescerla. Ma tecnicamente non l’ha abbandonata ma “solo” non riconosciuta. La legge gliene dà la facoltà, a tutela sua o della piccola. Ha voluto dare a sua figlia la possibilità di vivere una vita migliore, forse. Le operatrici che ora si occupano di lei hanno parlato addirittura di un «atto d’amore». Nessuno, tranne gli assistenti sociali che l’hanno seguita, sanno i motivi che hanno spinto la madre e il padre della neonata a non riconoscere la propria figlia.

Adesso quella bimba, che è stata tre mesi al reparto di Neonatologia coccolata da medici e infermieri, si trova in una struttura protetta, spesata dal Comune, in attesa che venga affidata a una famiglia e successivamente adottata.

Quando la notizia è uscita sui giornali ha aperto il cuore di centinaia di persone. Tutte intenerite dalla storia di quella piccola che ancora non ha avuto la fortuna di sapere cosa significa la parola “famiglia”. Così sono arrivate oltre 300 email alla casella del Comune per chiedere informazioni sulla piccola, per offrirsi di adottarla. Ne è nata una vera gara di solidarietà: è il cuore grande della gente.

Persino il primo cittadino di Camaiore, l’ente che ha gestito le pratiche della bimba, ha aperto il suo cuore: «Se potessi - ha detto il sindaco Alessandro Del Dotto - la adotterei io, ma non me la darebbero perché purtroppo in Italia non è ammessa l’adozione del single».

Ma sarebbe stato uguale se a farsi avanti fosse stata una coppia omosessuale: le unioni civili non prevedono l’adozione. A dirla tutta, anche per una coppia sposata eterosessuale sarebbe stato complicato proporsi e avere in adozione la bimba. La trafila burocratica è lunga e passa da un giudice.

Il futuro della neonata è in mano al tribunale: ci sono le liste per l’affidamento, per quando la piccola uscirà dalla casa protetta, e poi c’è la lista di quelle delle coppie idonee all’adozione. Nel mezzo i servizi sociali, gli psicologi, gli esperti.

Eppure il caso della piccola non è poi così raro: nel solo ospedale Versilia la media dei neonati che non vengono riconosciuti dai genitori è di due/tre all’anno. Ognuno con la propria storia, ma tutti uniti dalla necessità di avere una famiglia che si occupi di loro. —

Cesare Bonifazi



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