Il Tirreno

Toscana

gumdesign

Un’attitudine a mescolare rispettando l’autenticità

Maria Lardara
Un’attitudine a mescolare rispettando l’autenticità

Alessandro Capellaro e Sabrina Bignami a Milano hanno curato lo stand di Richard Ginori. Galeotto del loro sodalizio un articolo sugli spazi industriali e un caffè di fronte al Cibreo

4 MINUTI DI LETTURA





L’incontro di anime gemelle sbocciò in un pomeriggio d’inverno a Firenze, sorseggiando un caffè di fronte al Cibreo. Galeotto fu l’articolo uscito su una rivista e chi lo firmò: l’architetto Alessandro Capellaro. Quell’articolo piacque così tanto a Sabrina Bignami, anche lei architetta, che successivamente provò a mettersi in contatto con l’autore, colui che sarebbe diventato il suo compagno. Fu l’inizio di un promettente sodalizio professionale e sentimentale che sfocerà nell’esperienza di B-Arch, studio di architettura dentro le mura di Prato. Unioni feconde di creatività, anime gemelle che hanno deciso di condividere, oltre alla vita, la passione comune per il design.

Sabrina e Alessandro, coppia d’amore e di design. Come vi siete conosciuti?
«Per un certo periodo mi sono occupata anche di organizzare eventi legati al restauro. Ero alla ricerca di un relatore interessante per un convegno sugli spazi industriali a Ferrara. Un giorno mi capitò fra le mani una rivista con un articolo interessante, a firma di Alessandro Capellaro. Dovevo assolutamente cercare l’autore. Il mio studio era a Prato, il suo a Firenze: li abbiamo uniti successivamente. Alessandro è entrato in B-Arch nel 2007. A pochi metri di distanza dallo studio sorge la nostra casa, Palazzo Orlandi. Viviamo nel centro storico di Prato, che amiamo molto».

Qual è la vostra filosofia dell’abitare?
«Cerchiamo sempre di lavorare sull’autenticità dei luoghi e delle persone. Nelle case si coltivano relazioni umane. Ci preme che le case siano autentiche, simili alle persone che le vanno ad abitare. Un progetto di architettura è sempre il risultato di un incontro di successo fra committente e progettista».

I progetti ai quali siete più legati.
«Innanzitutto, le nostre due case. Diverse fra loro. A Prato Palazzo Orlandi è l’esperimento di un certo tipo di restauro che vorremmo sempre, rispettoso del passato. Perché quando si calca troppo la mano nel restauro, si finisce con il violentare l’edificio originale. Palazzo Orlandi è una casa famosa, di cui hanno parlato almeno venti riviste di settore. La casa di Firenze, Box House, è un loft con una sua memoria ricavato da una vecchia falegnameria. È una casa costruita con 320 vecchie urne elettorali, senza pareti e senza porte. Oggetti che parlano, raccontano una storia. Le due case sono paradigma del nostro concetto di contemporaneità».

Il salto di qualità che ha segnato una svolta nella carriera.
«L’incontro nella vita e nel lavoro. Siamo due persone con storie e propensioni diverse, complementari. Ci siamo “incastrati” bene, anche dal punto di vista professionale. E il lavoro ne ha risentito in senso positivo».

La Toscana architettonica vista con gli occhi di due professionisti del design: tre luoghi da non lasciarsi sfuggire.
«Un cimitero di guerra tedesco sul passo della Futa: uno straordinario monumento di architettura cimiteriale pensato dai migliori architetti italiani del dopoguerra. E poi la cantina Antinori, interessante per il connubio con il paesaggio pur mantenendo la propria contemporaneità. Infine, una casa-palafitta alla fine della Tenuta San Rossore difficilmente visitabile, capolavoro degli anni ’50. Incantevole nelle sue forme semplici. Del resto, siamo architetti minimalisti…».

Quali sono le novità presentate al Salone del Mobile?
«Abbiamo lavorato per Richard Ginori all’allestimento dello stand, avendo ben presente il marchio storico che rappresenta con la sua lunga tradizione ma cercando di declinarla in una dimensione più ludica, leggera, contemporanea. Un caleidoscopio a scala umana, alto tre metri, che fa girare tutti i decori della Richard Ginori con effetti un po’ psichedelici».

Fare l’architetto oggi. Dove va il vostro settore?
«Occuparsi di design contemporaneo significa progettare stili di vita sostenibili con la bellezza. Il tema chiave è quello della sostenibilità intesa anche come cultura della condivisione. Il design, uno dei “salotti” del pensiero che anticipa i cambiamenti, va in questa in direzione: non solo sostenibilità dei materiali attraverso il loro recupero ma anche uso collettivo e intelligente degli oggetti. La speranza è che si ritorni a un linguaggio più contemporaneo e minimalista, dopo anni di massimalismo con l’innamoramento per il vintage e oggetti del passato. Passato e vintage che amiamo, collocati però in contesti contemporanei».

Nel vostro campo siete famosi perché…
«Uno dei motivi per cui ci cercano è la nostra attitudine a mescolare oggetti diversi nello stesso spazio. Da sempre cerchiamo di lavorare su un risultato che è impalpabile, da cui dipende la fascinazione di un posto: l’atmosfera». —
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa