Finanza
Parà, pro-vita e anti-rom: così i sovranos sfidano il Pd alle Europee
Ecco le liste dei partiti in Toscana. Lega e Fdi puntano su paladini anti-migranti come Ceccardi, un generale della Folgore e una manager del cinema spirituale. Salvini capolista per portare i dem sotto il 30%. Zingaretti schiera l'operaio senegalese
LIVORNO. Quaranta per cento. Le Europee di maggio, almeno in Toscana, si giocheranno tutte intorno a questa soglia di sopravvivenza, quella del Toscanellum, la legge elettorale voluta dal Pd renziano poco meno di cinque anni fa come una specie di assicurazione sulla vita della Toscana rossa e oggi la sua possibile condanna definitiva. Di certo sarà lo spartiacque decisivo per decidere il destino politico della regione. Perché almeno per ora, la corsa a Strasburgo, da noi sarà anche (e forse soprattutto) un test, una sorta di anteprima sulle Regionali 2020.
«Dove vogliamo arrivare? Puntiamo a raccogliere almeno 500 mila voti», confessa un parlamentare leghista, fiducioso che a gonfiare le vele dei sovranos in regione sarà la retorica no-migranti, anti-rom e securitaria di Susanna Ceccardi, per ora convinta ad affidarsi alla sua sola capacità di drenare consensi, tanto da non aver stretto accordi per un ticket con colleghi di lista nelle altre regioni della circoscrizione (Umbria, Lazio e Marche). La sindaca di Cascina è uno dei tre toscani schierati da Matteo Salvini nelle liste per il Centro Italia insieme al consigliere regionale fiorentino Jacopo Alberti e alla piombinese Elena Vizzotto, ma è certo quella su cui il ministro dell’interno punta di più per lanciare una prima offensiva. E se è vero che il leader del Carroccio sarà capolista ovunque, e conta di passare all’incasso dopo mesi in cui la Lega sembra aver cannibalizzato i Cinquestelle, qui cerca uno scalpo simbolico.
Per i dem la sfida è quasi un paradosso. L’ha lanciata sabato proprio Nicola Zingaretti. «Difendiamo le città» ha detto, una chiamata alla strenua battaglia per la protezione dei fortini, anzi dei confini, sempre più labili e caduchi. Nel 2014 - in piena euforia renziana - mentre in Italia il Pd incassò il 40,8%, in Toscana raccolse il 56.35%, abbastanza per poi garantire la riconferma ad Enrico Rossi l’anno successivo con il 45%. E proprio in virtù del Toscanellum. Adesso tutto è cambiato, un anno fa in Toscana Renzi ha raccolto appena il 33%. Se anche stavolta andassero a votare 1 milione e 972 mila persone, quei 500 mila voti in cui spera la Lega si tradurrebbero in un 25%. Un boom dopo il 17% del 4 marzo. Un guaio per chi deve proteggere i Comuni. Per questo Salvini tenterà di sprofondare il Pd sotto il 30%, la soglia di annegamento. Nemmeno costruire una coalizione larga potrebbe più bastare ad agganciare il 40%.
Pe questo il segretario dem ha costruito le liste come «un campo largo». Obiettivo: ricucire con mondi usciti dall’orbita. Certo, ha confermato come capolista l’eurodeputata Simona Bonafè, la scandiccese di stretta osservanza leopoldina, ma ha schierato anche volti che possano ridare la sensazione di una correzione di rotta: così in lista c’è Alessandra Nardini. La consigliera regionale “rossiana”, sponsorizzata da Andrea Orlando e ribattezzata dall’ex ministro la Alexandria Ocasio-Cortez della Toscana per il socialismo strong simile a quello della deputata americana eletta nel Bronx, potrà contare sul ticket con David Sassoli, origini fiorentine, ex giornalista Rai che nel Lazio detiene un pacchetto di voti consistente. Fra i toscani, oltre all'eurodeputato uscente Nicola Danti, compare pure Mamadou Sall, operaio e sindacalista della Cgil, origini senegalesi, un messaggio vivente contro la politica dei porti chiusi.
Insomma, Zinga prova a polarizzare la partita. Anche perché i “sovranos” hanno saputo occupare i propri spazi di rappresentanza. La Meloni da noi, insieme al pisano e sidnaco dell'Abetone Diego Petrucci e all’ex forzista Monica Baldi, schiera la fiorentina Federica Picchi, che da manager a Londra s’è convertita al cinema spirituale e ha messo su una casa cinematografica, la Dominus Production, per film vicini ai temi della militanza pro-vita. A sponsorizzarla il patron del Family day Massimo Gandolfini. Con Fdi, poi, l’ex generale livornese della Folgore Marco Bertolini, una specie di mèntore per tutti i parà, e Fabio Pestelli, presidente di Assidea, l’associazione degli ambulanti NoBolkestein. L’armata sovranista è attutita dal moderatismo di Forza Italia, che correrà insieme al Ppe fuori dall’asse finito sotto accusa per l’intendenza con i negazionisti dell’Olocausto. I berlusconiani schierano la vicesindaca pisana Raffaella Bonsangue, il pontremolese Jacopo Ferri, che aveva rinunciato alle Politiche per non scontrarsi con il fratello Cosimo, e Mario Razzanelli.
Corsa solitaria per + Europa, per cui corre la fiorentina Costanza Hermanin e l’ex radicale livornese Marco Taradash. In questo schema manicheo - ci perdonerete - due mine vaganti: i Cinquestelle e il cantiere “rosso” de La Sinistra. I grillini si affidano a Filippo Nogarin e a tre attiviste storiche, la pisana Elisabetta Zuccaro, la fiorentina Silvia Noferi e la fucecchiese Lisa Giuggiolini. La Sinistra schiera un big, Nicola Fratoianni, e due duri e puri, quasi euroscettici, almeno sulle politiche di austerity: la pisana Roberta Fantozzi, componente della segreteria nazionale di Rifondazione, e Tommaso Grassi, il consigliere della sinistra-sinistra che a Firenze è sempre stato l’osso più duro con cui hanno dovuto fare i conti Renzi e Nardella. Insomma, grillini e polo “rosso”, i primi finora mai debordanti in Toscana, i secondi da un po’ vicini all’irrilevanza. Ma a Zingaretti che invita al voto utile, ieri ha risposto mostrando le unghie Fratoianni. «Ma quale voto utile? La Sinistra è l’unica vera novità». Sarà una sfida appassionante. —
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