Il dolore
No Barthel? No party. Le cucine vip che costano come un appartamento
Una sede a Firenze e una a Forte dei Marmi e un esercito di maestri artigiani. La scommessa di Riccardo col nobile fiorentino: «Ti salverò l’azienda in anno»
I capannoni industriali di un’impresa nella filiera del cemento, un sogno di indipendenza nel cassetto, una scommessa vinta rimboccandosi le maniche. La storia di Riccardo Barthel – fondatore dell’omonima azienda fiorentina e ancora oggi titolare insieme al figlio Francesco dello studio che produce cucine (e non solo) tra le più belle e ricercate al mondo – sembra il perfetto sogno americano, ambientato però nel cuore della Toscana. Tutto inizia a metà degli anni ’70 quando l’allora trentenne Riccardo Barthel decide di mollare la sicurezza di un posto di lavoro – che detesta, sia perché dipendente sia perché privo di qualunque spinta creativa – in un’azienda che produce grandi quantità di ferro per la produzione del cemento armato. A sostenerlo, la voglia di trovare la propria strada. Arriva quindi a Firenze e si imbatte in un negozio di proprietà delle Ceramiche Musa, marchio romano avviato nel 1943 e celebre ancora oggi: la filiale toscana però in quegli anni è gestita da un nobiluomo fiorentino non particolarmente propenso agli affari tanto che il negozio è sull’orlo del collasso. «Mio padre fece ancora una volta una scelta rischiosa e un po’ sfrontata – racconta il figlio Francesco Barthel, che da oltre 20 anni lo affianca alla guida dell’azienda di famiglia – si presentò da questo conte che gestiva il negozio e gli propose di subentrare alla guida con la scommessa di riuscire a risollevarlo nell’arco di un solo anno. Furono 12 mesi di intenso lavoro – spiega – ma riuscì ad averla vinta. Aveva però tante idee in testa e cercò di convincere sempre più i fornitori a produrle. Trovò tante porte chiuse finché poi decise di fare una nuova scommessa, stavolta con se stesso: mettersi in proprio e circondarsi di artigiani in grado di realizzare ciò che immaginava».
Fu così che nacque la “Riccardo Barthel” , lanciata in una parabola ascendente che in poco meno di 20 anni (nel 1994) la vide trasferirsi dalle officine in campagna («inizialmente addirittura nel fienile della nostra casa fuori Firenze», rivela Francesco) in via dei Serragli, nel cuore della produzione artigiana fiorentina, per poi aprire anche uno show-room (nel 2001) nell’esclusiva cornice di Forte dei Marmi, località versiliese patria per eccellenza del turismo vip. Un trasloco obbligato: l’azienda non produce infatti più soltanto mattonelle di ceramica ma è passata a realizzare opere in falegnameria e bronzo finanche ad approfondire la fase di progettazione. «In realtà è sempre stata parte della nostra filosofia consigliare il cliente su alcune scelte di design – commenta Francesco Barthel – ma ingrandendoci abbiamo capito quanto il poter realizzare veri e propri progetti potesse rappresentare una svolta, concretizzando quello che è sempre stato lo stile Barthel».
Stile che è anche filosofia, un modo di interpretare il design che oggi è riconosciuto ovunque nel mondo attestandosi come fiore all’occhiello della Toscana che esporta lusso. «Alla base di tutto sta la contaminazione tra i vari stili – spiega Francesco – i nostri progetti richiamano un mix tra l’Italia, la Francia, l’Inghilterra e altre realtà europee. L’innovazione, ciò che ci caratterizza davvero, arriva nel momento in cui recuperiamo e rielaboriamo: una canoa o un cilindro di una vecchia cartiera può diventare un lampadario, un cassettone antico può essere restaurato e trasformato in una scrivania o in un arredo per il bagno». Un lavoro reso possibile da 12 architetti e da un parco artigiani notevole che vanta generazioni di falegnami, decoratori e bronzisti. «Abbiamo in azienda artigiani di 70 anni ma anche giovani di 30 anni che li affiancano – racconta il figlio del fondatore – la nostra grande scommessa per il futuro è proprio quella di investire sempre più nel settore artigiano e trovare giovani capaci di imparare e portare avanti, rinnovandola, una tradizione importante. Anche per dare risposte sempre nuove a una clientela molto esigente e che esige qualità sia per il prodotto che per il servizio che forniamo, seguendo il cantiere passo dopo passo ovunque si trovi nel mondo». Questo servizio di eccellenza impone però anche prezzi altissimi. «Spendere 100-200mila euro per una nostra cucina è normale – ammette Francesco Barthel – ma questo perché progettiamo su richiesta ogni singolo dettaglio, anche gli elettrodomestici». Non è un caso che, tra i clienti celebri in giro per il mondo, figurino Gucci, la famiglia Agnelli e addirittura la regina dei Paesi Bassi. —
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