Sicurezza
Ecco "8P", il paesaggio di Leonardo arriva a Vinci con la scorta armata
L'opera, che ha stupito anche il presidente Mattarella, è la prima rappresentazione conosciuta di sola natura e inaugura la mostra sui 500 anni dalla morte. Ma non è l’unico gioiello nelle cinque sale allestite nel castello vinciano come un percorso a ritroso nella genesi del mito
VINCI. Forse era già tutto qui, il codice da Vinci non è un oscuro plot da kolossal, un’indecifrabile serie numerica né una folle invenzione che ancora non riusciamo a capire, ma questa specie di cartolina rinascimentale protetta da una teca di vetro come una gemma preziosa. Nel castello dei Conti Guidi di Vinci l’hanno trasportato con i blindati. Un pezzo della nostra civiltà sotto scorta. “8P”, è registrata nei cataloghi degli Uffizi, un rettangolo ingiallito, 19 x 28,5 cm. Poco più grande di una foto su un comodino, Leonardo in purezza. L’atomo della sua grandezza. Il nocciolo di Leonardo a Vinci. Alle origini del Genio, la mostra con cui la sua città e la Toscana, fino al 15 ottobre, celebreranno il cinquecentenario della morte dello scienziato e artista partendo da dove è nato il 15 aprile 1452.
Una prima assoluta in cui vibra già tutto di lui, tutto quel che basta per dare una risposta a quasi ogni interrogativo sul genio: i promontori, un cono fluviale, le rocce virginee, gli schizzi di olivi in movimento, la calligrafia mancina, l’idea dello sfumato e del volo, del rapporto fra l’uomo e la natura, di tratteggiare la propria terra e trasfigurarla come l’immagine metafisica del mondo. Il primo disegno di solo “Paesaggio” mai realizzato prima. Niente più sacro o profano. Pura natura. Penna e inchiostro: 1473, aveva 21 anni. Si divertiva, dicono gli studiosi, lo allevava ancora il Verrocchio. Un esercizio di stile, un bozzetto per qualcosa di più complesso.
«È un prestito degli Uffizi – dice Roberta Barsanti, direttrice del museo leonardiano e curatrice dell’esposizione – ed è il pezzo più importante perché la mostra è incentrata sul legame fra la città natale e le suggestioni che la terra di origine offrì al suo talento. In quel paesaggio fluviale si intravedono la Valdinievole, Monsummano Terme, un castello, perfino il profilo dei Monti Pisani, l’acqua come elemento centrale delle sue indagini ingegneristiche. Ma, come farà spesso, Leonardo da subito trasfigura l’originale. Qui, insomma, c’è già tutto, almeno in nuce. Alcune figure rievocano quelle dell’Adorazione dei Magi e da qui sono partiti i primi studi sulla sua ambidestrìa».
Il disegno, che resterà a Vinci per sei settimane per poi tornare agli Uffizi prima di ripartire per Louvre ed essere sostituito da una riproduzione, stupisce anche Sergio Mattarella, arrivato in visita nel borgo toscano proprio nella giornata inaugurale per ricordare «l’ostinato rigore» di «un grande toscano, un grande italiano, allora protagonista assoluto sulla scena europea, oggi riferimento insopprimibile nel mondo».
E se l'8P sembra un idillio platonico, poi, poco più in là nella sala, sui monitor touch screen, scruti i dettagli, ingrandisci le linee, sposti il fuoco dal castello di Montevettolini al Padule di Fucecchio, l’aria sembra davvero circolare nello spazio, e questa cartolina diventa un’icona della sua insondabilità. Ma l'8P non è l’unico gioiello nelle cinque sale allestite nel castello vinciano come un percorso a ritroso nella genesi del mito. Così una sezione è dedicata alle «macchine e alle sfere volanti», ci sono i modellini della «vite aerea», il primo prototipo di elicottero, le riproduzioni di ali di uccello; oppure le diavolerie proto-ingegneristiche, gli argani di tiraggio, un laminatoio, ingranaggi, ruote, modellini di battelli con «ruote propulsive». Si salgono i gradini, si esce sui ballatoi, una vista mozzafiato dalla torre (madeleine dell'8P), e poi dritti in una sezionane multimediale, con ricostruzioni 3D del progetto di un canale navigabile da Firenze al mare, delle fasi di progettazione di una diga. Un cunicolo e si apre un piccolo viaggio fra codici antichi, autografi e ricostruzioni digitali, fra tradizione e innovazione, quasi a replicare l’eclettismo dell’autore della Monna Lisa.
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Così, dall’archivio di Stato di Firenze, sono arrivati i testamenti, i documenti catastali, l’atto di nascita firmato da nonno Antonio da Vinci, in cui si racconta del «figlio illegittimo», nato dall’amore fugace fra il padre Piero e Caterina, la contadina che – secondo alcuni storici – inspirò la Gioconda. L’originale del Codice Trivulziano e il testamento di zio Francesco, poi una stanza con «proiezioni immersive» che mescolando immagini e suoni ripercorrono le intuizioni dell’uomo icona del Rinascimento. «Una figura universale – dice Mattarella - figlio del suo tempo, capace di intuire, vedere oltre i limiti della conoscenza, figlio di una cultura che non conosceva frontiere e accomunava l’Europa» (apertura tutti i giorni 9 – 23, biglietto intero 13 euro, ridotto 6-14 anni 8 euro).
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