Il Tirreno

Toscana

Il business spinge gli sfratti A Firenze cacciate 500 famiglie

Gabriele De Stefani

I proprietari allontanano gli inquilini tradizionali per far posto ai turisti Affittare non conviene più. La Cgil: così i canoni diventano troppo cari 

2 MINUTI DI LETTURA





IL CASO

Gabriele De Stefani

A Firenze l’affare ingolosisce i proprietari più che in ogni altro angolo d’Italia: secondo una stima curata dalla Fondazione Giovanni Michelucci, in centro storico un alloggio di 70 metri quadrati messo in vetrina su Airbnb frutta circa mille euro netti a settimana. E allora chi lo fa fare, ai proprietari, di tenersi inquilini tradizionali? Che magari poi finiscono per non pagare?

Conseguenza numero uno: Firenze è la città con la più alta percentuale di alloggi disponibili su Airbnb (sono 11 mila) in rapporto al numero totale di abitazioni (800mila). Conseguenza numero due: ai proprietari conviene strappare i contratti con gli inquilini e virare verso il business dell’accoglienza veloce. Sono 478 le famiglie sfrattate nel giro di nove mesi perché il loro appartamento è finito sulla piattaforma online, secondo un’indagine del Sunia, sindacato inquilini della Cgil. E tre sfratti su quattro sono andati in scena in centro storico, dove si concentrano circa 5mila alloggi Airbnb.

«Così per le famiglie è diventato difficilissimo trovare un appartamento, se non a prezzi sempre più alti – lamenta Laura Grandi, segretaria provinciale del Sunia –. E contromisure per arginare il fenomeno ancora non se ne vedono».

Sono circa mille le famiglie che ogni anno si spostano in periferia o nei comuni limitrofi, abbandonando un centro storico che via via diventa uno spazio urbano diviso tra proprietari e turisti. Mentre, sul fronte dell’offerta commerciale, il trend è quello nazionale: sempre meno negozi (120 saracinesche abbassate in dieci anni), sempre più bar e ristoranti (quaranta in più nel 2018 rispetto al 2010). E, ça va sans dire, turisti in continuo aumento, tanto da fare di Firenze la città che ha più incassato dalla tassa di soggiorno nel 2018 (41 milioni di euro, di cui 8,8 arrivati grazie all’accordo tra il Comune e Airbnb).

Lo stesso fenomeno che penalizza gli inquilini e cambia la natura del centro storico porta benefici a una filiera che continua a crescere e che si può considerare in senso lato fino ad abbracciare l’edilizia: stima la Cna locale che il 70% dei cantieri per la ristrutturazione di abitazioni fiorentine è stato allestito per riconventirle in casa vacanze.

Tutto bene economicamente al netto delle considerazioni sulla trasformazione urbana e del grido di dolore dei negozi che vanno scomparendo? Non necessariamente. Perché il boom prosegue, ma secondo qualcuno la curva potrebbe invertirsi: uno studio degli analisti del sito specializzato Airdna.co sostiene che a Firenze le inserzioni di alloggi continuano a crescere, ma i prezzi rallentano. Il trend, a breve, potrebbe invertirsi. —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca