Attenzione
AirBnb e ristoranti stravolgono le città. Allerta degli esperti: «C’è il rischio bolla»
Il boom del turismo diffuso: Firenze terza in Italia, Toscana prima regione. Calano i negozi, aumentano bar e take away: «Ma il trend si fermerà»
Tra queste mura, a un passo da Piazza Maggiore, fino a pochi mesi fa si vendevano tessuti. Oggi piatti di pasta e prelibatezze locali. «Il vecchio proprietario si è spostato in provincia. Non aveva mercato. È normale che la ristorazione sostituisca il commercio tradizionale, d’altronde la domanda è quella». Francesco Mafaro, ex presidente dei panificatori di Bologna, ha inaugurato tre anni fa un nuovo ristorante di successo, “Adesso pasta”.
È uno dei tantissimi nuovi locali che hanno invaso le strade delle città italiane, in evoluzione per il boom del turismo. Un settore che vale il 13% del Pil e che nel 2018 ha registrato altri numeri record: 44, 4 milioni di arrivi, 600 mila in più rispetto al 2017, e presenze in crescita da 110 a 113, 4 milioni. Il tessuto economico delle città si adegua. I numeri di Confcommercio mostrano la rivoluzione: in dieci anni - dal 2008 al 2018 - i negozi al dettaglio sono scesi dell’11%; al contrario hotel, ristoranti e bar sono aumentati del 15%. Non solo nelle città turistiche più note, ma anche negli altri centri. Tra questi Bologna «la grassa», che ormai rischia l’indigestione.
Negli ultimi anni si è trasformata in un ristorante a cielo aperto. In centro sono nati centinaia di nuovi locali, per lo più take away, che sfrattano il commercio vecchio stampo. Boom anche dei bed&breakfast, che hanno sottratto appartamenti al mercato dell’affitto. Ora però c’è chi mette in guardia dal rischio bolla, come denuncia l’amministratore delegato di Nomisma, Luca Dondi Dall’Orologio.
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A incidere è stata in particolare Airbnb, la società fondata nel 2008 che ha portato a un aumento imponente degli appartamenti destinati agli affitti brevi. In Italia, nel 2018, ce n’erano 400mila. In due anni sono aumentati del 78%. Critica Federalberghi. «C’è una desertificazione dei centri storici che restano senza residenti – spiega il presidente Bernabò Bocca –. Il business di Airbnb, se realizzato non pagando le tasse, è molto remunerativo. Chiediamo di rispettare le regole, come in altri Paesi europei. In Francia, con l’introduzione di controlli serrati, il mercato si è ridotto del 50%. Anche in Italia la metà dell’offerta non è in regola. Da noi non controlla nessuno, l’evasione arriva a 200 milioni di euro». Due le conseguenze per Federalberghi: la concorrenza sleale, che pagano sia gli albergatori sia chi offre correttamente l’alloggio su Airbnb; e l’aumento dei prezzi per gli affitti.
Tra le città più interessate dal fenomeno ci sono, chiaramente, Roma (29.519 annunci), Milano (18.482), Firenze (11.341), Venezia (8.025). Mentre le prime tre regioni sono Toscana, Sicilia e Lazio. In forte crescita Campania, Liguria e Trentino Alto Adige.
A Bologna sono circa 5 mila gli appartamenti per il turismo che prima erano destinati a chi cercava un alloggio stabile. Restano così poche case da affittare e prezzi alle stelle. La crisi abitativa è un tema all’ordine del giorno, tanto che gli studenti universitari sono scesi in piazza per protestare. In via del Guasto, nel cuore della zona universitaria, fino a pochi anni fa c’erano centinaia di avvisi appesi al muro per case o stanze per studenti: oggi non c’è più nulla. «I proprietari mettono a reddito i loro appartamenti – spiega Sonia Sovilla della Cgil locale – Il turismo sta trasformando la città con nuovi B&b e tanti altri locali».
Poi c’è la food mania. Basta una passeggiata per accorgersene. In via D’Azeglio, la storica strada dove viveva Lucio Dalla, c’è chi sta acquistando altri spazi per aprire nuovi esercizi commerciali. Secondo la Camera di Commercio, a Bologna dal 2009 al 2018 la ristorazione è cresciuta del 27%, quasi il doppio della media italiana, mentre i take away sono aumentati del 72%. A inizio 2018 si registrava un ristorante o un bar ogni 37 abitanti del centro. Ci sono stradine, come quelle tra Pescherie vecchie, Clavature e Orefici, che offrono solo cibo d’asporto e taglieri.
Maurizio Marzadori ha aperto 25 anni fa, in zona universitaria, “Freak Andò”, negozio di antiquariato. È un commerciante che resiste, ma a sua volta progetta qualcosa legato al cibo: «Bologna si sta riempiendo di ristoranti perché le altre attività non riescono a sopravvivere. Introdurremo iniziative legate al food per rendere più vivo questo negozio».
Il direttore del Centro studi di Confcommercio, Mariano Bella, pone però un tema: «Il trend è chiaro, ma c’è un problema di qualità del ricambio. Forse servirebbe un’applicazione più rigida delle norme per garantire una migliore qualità dell’offerta». Ma quanto durerà questa rivoluzione? L’ad di Nomisma, l’economista Luca Dondi Dall’Orologio, avverte: «Ci sono due attività in cui ci si improvvisa molto: l’oste e l’host. Molti ristoranti chiuderanno a breve e ci sarà un’ondata di ritorno» per quel che riguarda Airbnb. Diversi proprietari, soprattutto in periferia, potrebbero presto accorgersi che l’opzione dell’affitto tradizionale è, alla lunga, più conveniente. La bolla potrebbe interessare molte delle città d’arte italiane.
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