Il Tirreno

Toscana

a sant’anna di stazzema 

«Il 25 aprile va festeggiato» è scontro fra Fico e Salvini

Melania Carnevali
«Il 25 aprile va festeggiato» è scontro fra Fico e Salvini

Il presidente della Camera parla ai superstiti dell’eccidio e ai ragazzi delle scuole «Le istituzioni italiane sono antifasciste. È l’uso del linguaggio è importante» 

3 MINUTI DI LETTURA







Il 25 aprile «va festeggiato». E punto. «Non è una passerella, è una giornata straordinaria da cui sono nati i nostri valori». È da Sant’Anna di Stazzema, il paese dell’eccidio nazifascista, in provincia di Lucca, che arriva la risposta di Roberto Fico a Matteo Salvini, in merito alla sua decisione di non partecipare alle celebrazioni per la Liberazione per occuparsi della lotta alla mafia («non sarò a sfilare qua o là, fazzoletti rossi, fazzoletti verdi, neri, gialli e bianchi. Vado a Corleone a sostenere le forze dell’ordine nel cuore della Sicilia»).

Dopo la Tav e i migranti, il presidente della Camera si smarca di nuovo dal suo ministro degli Interni. Lo fa, senza citarlo. Le distanze, in fondo, si creano con i sottintesi. «La lotta alla mafia – dice – è importantissima e va fatta ogni giorno, ma il 25 aprile è la nostra giornata della Liberazione e va festeggiata, ricordata».

Non è il 25 aprile e Fico è a Sant’Anna per un motivo. Lo ha invitato il sindaco Maurizio Verona dopo un caso di oltraggio alle vittime dell’eccidio. Protagonista il sindaco di Condofuri (Tommaso Iaria), paese di 5mila anime nella provincia di Reggio Calabria, che nelle settimane scorse si è reso protagonista per aver appeso nel suo ufficio, che sarebbe il Comune, il manifesto del giuramento del battaglione italiano delle Waffen SS, i reparti composti anche da non tedeschi dell’esercito nazista, autori di stragi efferate durante la Resistenza, inclusa quella di Sant’Anna, dove vennero uccise 560 persone, 130 i bambini.

Il presidente della Camera, nella sala riunioni del Museo della Resistenza, parla ai superstiti e ai giovani delle scuole in visita a Sant’Anna. E si sente, nonostante questo e nonostante tutto, di rassicurarli. «La nostra è una Repubblica salda, forte, le persone sanno bene che la nostra è una Repubblica dove vige il principio di solidarietà, l’accoglienza. Non ho nessuna paura (dei rigurgiti fascisti ndr) perché gli italiani sanno bene qual è il loro passato e quale futuro intraprendere». E allora l’attentato di Macerata, la palazzina di Spinetoli che ospitava migranti e date alle fiamme, cosa sono? E la più recente manifestazione di Torre Maura, cosa è? «L’Italia non è quell’episodio – dice Fico, rispondendo ai cronisti -: è di più e molto più forte. Gli italiani sanno che il loro futuro è fatto di pace, di libertà, di giustizia e di solidarietà. Le istituzioni italiane sono antifasciste e hanno una grossa responsabilità anche nell’uso del linguaggio».

E la forza di tutto questo, dice Fico, è l’Europa. E qui arriva l’altra stoccata, sempre indiretta, nell’ombra dei sottintesi, al suo alleato di governo, rigorosamente sovranista. «In Ue penso ci siano tre vie ma che solo una sia quella possibile: ovvero quella di riformarsi e avere il coraggio di una integrazione europea molto più forte. Alcuni – dice – pensano di tornare a un nazionalismo, a una pluralità di nazioni ma questo un arretramento. Per me esiste solo la via della maggiore integrazione europea. Ci sono tante sfide importanti ma il resto ci porta a un disfacimento». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa