Il Tirreno

Toscana

Cascatelle di Saturnia, stop all'assalto mordi-e-fuggi

Giovanna Mezzana
Cascatelle di Saturnia, stop all'assalto mordi-e-fuggi

Per evitare degrado e bivacco, il management della società Terme di Saturnia, proprietaria del Mulino e delle prossimità, sta pensando di dotare le aree limitrofe con servizi a impatto ambientale zero

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GROSSETO. Sono decine di migliaia i turisti che ogni anno si inerpicano su per le stradine anguste che solcano le dolci colline del fiume Albegna per fare il bagno alle Cascatelle del Gorello, l’angolo da fiaba-pittoresca cartolina che fa del borgo termale di Saturnia una delle mete di vacanza più note al grande pubblico. In un sabato di inizio estate alle Cascatelle si bagnano finanche in tremila: e tra costoro sono in troppi a lasciarsi alle spalle – alla luce del tramonto – sporcizia e degrado. Ecco perché il nuovo management di Terme di Saturnia, il complesso termale che sovrasta il Gorello, legittimo proprietario dell’antico Mulino e dell’area circostante, ha deciso di dire stop all’assalto di un luogo a cui chiunque – nel mondo – riconoscerebbe una suggestione quasi sacrale.

E così il team di manager che sta guidando il nuovo corso del gioiello Terme di Saturnia – acquistato alla fine del 2017 dal fondo americano York Capital in tandem con Feidos, società di advisory e coinvestimenti – sta accarezzando l’idea di dotare le aree limitrofe di servizi a impatto ambientale zero e di incentivare buone pratiche: per esempio sarà vietato l'uso della plastica e le costruzioni in canne, tutto nell'ottica di abbattere l’inquinamento che sta devastando il sito.  

Sia chiaro: «Le cosiddette Cascatelle sono acque pubbliche e - come specifica il management di Terme di Saturnia - come per le acque del mare, non possono essere messe a pagamento». Insomma, per bagnarsi in quelle acque non si pagherà: «Non rientra né nei programmi, né nelle competenze di Terme di Saturnia - specifica la società - introdurre un pagamento per le Cascatelle anche perché sarebbe illegale»; «Per altro per le acque delle Cascatelle - ricorda la società Terme di Saturnia - vige un totale divieto di balneazione emesso dall'Autorità e le acque non sono tutelate né dal punto di vista sanitario, né della sicurezza». Piuttosto l'intenzione è quella di prevedere servizi a impatto ambientale zero, appunto,nelle aree limitrofe, per preservare la natura del luogo. 

I manager di Terme di Saturnia non vogliono fare delle Cascatelle la loro miniera d’oro – neppure ne hanno bisogno, e qualcuno fino ad ora già le ha sfruttate abbastanza – bensì vogliono tutelarle. «Unico interesse di Terme di Saturnia - spiega il management - è combattere il pesante degrado che sta distruggendo un bene comune (traffico, rifiuti, modificazione idraulica, costruzioni orride, scarichi incontrollati...) e rendere sempre più attrattivo nel mondo il percorso dell'acqua identificando in Saturnia un unicum mondiale e portando vera ricchezza al Territorio».

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Rifiuti sparsi, tende che compaiono al calar del sole – 50 la polizia municipale di Manciano ne fece smontare con un solo blitz il 18 agosto 2018 – bivacco, parcheggio-selvaggio e code che mandano il tilt il fragile sistema della viabilità mancianese rappresentano una situazione giudicata ormai «insostenibile». E che per altro assicura ben poche ricadute all’economia autoctona: la stragrande maggioranza di chi quotidianamente d’estate gode delle Cascatelle che bagnano il Mulino al tramonto torna da dove è venuto (o monta, abusivamente, una tenda). Insomma: il “sacrificio” non è proporzionato all’utile (la stragrande maggioranza dei turisti non pernotta né va al ristorante).

L’idea di tutelare il Gorello – progetto che potrebbe entrare in vigore dall’aprile 2020 cioè allo scadere del contratto di comodato d’uso gratuito dell’area a vantaggio del comune di Manciano, che non ne ha richiesto il rinnovo – piace agli imprenditori turistici della zona a cui il progetto per la tutela del luogo-unicum è stato presentato, seppure sia ancora allo stato embrionale, dal management di Terme di Saturnia.

La filosofia del contenimento dell’assalto dei vacanzieri per preservare luoghi di straordinaria bellezza in Maremma prende campo. Non solo in collina, ma anche al mare. Non solo per iniziativa del privato ma anche del pubblico. Il sindaco di Monte Argentario Franco Borghini ha chiesto a Wwf e Legambiente di aiutarlo a mettere a punto un progetto che limiti gli accessi (soprattutto da mare) ad alcune calette-paradiso della Costa d’Argento: da Cala del Gesso alla Spiaggia del Cauto al suggestivo Mar Morto. –
 

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