Lutto
«Sesso con il ragazzino prima dei 14 anni». L’amica inguaia la donna
Il Tribunale del riesame conferma gli arresti domiciliari per la trentunenne che ha avuto un figlio da un adolescente
PRATO. Sono arrivate due brutte notizie per la trentunenne operatrice socio-sanitaria che da un mese è indagata a Prato con l’accusa di aver avuto una relazione sessuale con un adolescente al quale dava ripetizioni d’inglese e da cui ha avuto un figlio.. La prima è che il Tribunale del riesame ha respinto il ricorso presentato dai suoi avvocati difensori, Mattia Alfano e Massimo Nistri, e ha confermato l’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari, dove la donna si trova dal 27 marzo.
La seconda, più importante, è che tra gli elementi presi in considerazione dal Riesame per respingere il ricorso c’è la testimonianza di un’amica della donna, che avrebbe riferito di aver raccolto le sue confidenze e confermerebbe che i rapporti sessuali col minore sono iniziati prima che il ragazzo compisse 14 anni, già nella primavera e nell’estate del 2017.
La testimonianza è stata depositata lunedì dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli nel corso dell’udienza al Tribunale di Firenze insieme ad altre dichiarazioni testimoniali raccolte negli ultimi giorni e viene ritenuta dagli inquirenti di particolare importanza perché arriva da un soggetto teoricamente non “ostile” all’indagata. Per stabilire quando siano iniziati i rapporti sessuali tra la trentunenne e il ragazzo finora la Procura poteva contare su alcuni messaggi che i due si sono scambiati e sulla denuncia presentata dalla madre del giovane, che verrà sentito lunedì pomeriggio nel corso di un incidente probatorio. Dovesse confermare quello che ha già detto ai genitori, la posizione dell’indagata si farebbe ancora più pesante.
La decisione del Riesame, le cui motivazioni saranno depositate tra qualche giorno, significa che i giudici fiorentini, oltre a ritenere adeguata la misura di custodia, hanno valutato che esistono gravi indizi di colpevolezza. L’atteggiamento della donna, finora, non l’ha aiutata perché la Procura ritiene che non abbia detto la verità sui suoi rapporti col ragazzo sia quando l’11 marzo si è presentata in Tribunale per rendere dichiarazioni spontanee, sia il 2 aprile nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Scarlatti.
Gli avvocati difensori avevano chiesto l’annullamento dell’ordinanza di custodia per consentire alla donna di iniziare un percorso terapeutico con uno psichiatra per riflettere sui propri comportamenti. Il mantenimento degli arresti domiciliari non esclude che questo percorso possa essere fatto, visto che il giudice può anche autorizzare l’indagata a uscire di casa per andare dal medico. E per facilitare quest’opera di riflessione, hanno spiegato lunedì gli avvocati, il marito in questi giorni si è trasferito dalla suocera insieme al figlio più grande.
«Aspettiamo le motivazioni del Riesame, poi valuteremo se ricorrere in Cassazione, in questo momento siamo concentrati sull’incidente probatorio di lunedì» ha commentato l’avvocato Alfano dopo aver appreso la decisione sul ricorso. Intanto continuano gli accertamenti della squadra mobile sulle persone che negli ultimi mesi sono state vicine alla donna indagata. Sono stati sentiti i genitori della trentunenne, i frequentatori della palestra dove la donna e il ragazzo si sono conosciuti, gli amici di lei e la madre di lui. Alcune di queste persone nei mesi scorsi hanno raccolto le confidenze della trentunenne, che non faceva mistero del fatto che il figlio nato in agosto non era del marito. Per questo anche l’uomo è stato indagato con l’accusa di aver riconosciuto il bambino pur sapendo che non era suo. Ma quando è stato convocato in Procura non si è presentato.
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