Sicurezza
Mps, l'allarme dell'ad Morelli: "Occorre interrogarsi sulla tenuta della banca"
All'apertura dell'assemblea l'amministratore delegato ha ricordato gli utili del bilancio 2018 e avvertito: "Gli scenari di crescita del 2019 pari a zero, la banca non può avere la stessa redditività del vecchio Monte". Il Tesoro boccia la causa contro gli ex vertici
SIENA. Mps ha iniziato già "lo scorso settembre" le riflessioni strategiche che includono anche possibili aggregazioni. Lo ha detto in assemblea l'ad Marco Morelli, spiegando che i vincoli del piano di ristrutturazione costringono a fare "una riflessione ovvia sulla tenuta nel lungo termine del modello di business di una banca come il Monte dei Paschi".
Morelli ha indicato che Mps, con i paletti del piano, con la diminuzione dell'attivo, l'aumento del costo del funding, non può generare gli stessi ricavi e redditività del 'vecchio' Monte. Oggi Mps ha "dimensioni totalmente diverse" rispetto al passato e "la capacità di reddito di una banca con questi livelli di impieghi e raccolta è radicalmente diversa" da quella di alcuni anni fa. Insomma, Morelli certifica la fine del 'babbo Monte'. L'ad parla proprio nelle stesse ore in cui a Milano il pm Stefano Civardi tiene la sua requisitoria sul caso Antonveneta e accusa: "La truffa è il filo conduttore di tutte le operazioni di finanza strutturata che hanno portato al tracollo l'istituto".
Così il sindaco Luigi De Mossi Isi dichiari favorevole all'azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici, Fabrizio Viola e Alessandro Profumo, mentre si dica contrario ad un'analoga iniziativa nei confronti dell'attuale vertice. "Sono a favore di un'azione di responsabilità nei confronti della vecchia governance perché non è difficile gestire una banca facendo aumenti di capitale a ripetizione che non si capisce bene a cosa siano serviti". Ma la "nuova governance" dell'attuale cda "va guardata per quello che sta facendo" ed è necessario che "ognuno si assuma le responsabilità che gli competono". Eppure, in serata, il Tesoro - che in Mps detiene il 68,25% delle quote, respinge la richiesta di una causa contro gli ex vertici, forte della maggioranza in assemblea.
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Da qui la necessità per il Monte, ancora più che per altre banche, di valutare opzioni strategiche alternative, anche sul fronte dell'M&A. "Si tratta di una riflessione - ha proseguito nella sua relazione Morelli - che un cda e un management responsabile dovrebbe fare a prescindere dal quadro macro" e "anche dai paletti del piano. Banche come il Monte nel medio e lungo termine - ha sottolineato - hanno un tema strutturale di generazione di un ritorno superiore al costo del capitale. E' un tema del settore". "Su questo - ha aggiunto - il cda già a settembre dello scorso anno ha iniziato una serie di riflessioni che poi sono state estese al nostro azionista", a cui spetta decidere.
Certo, Morelli, dando il via all'assemblea ha ricordato che il Tesoro è presente con il 68,25% nell'assetto azionario, acquisito con la ricapitalizzazione di Stato del 2017, che il bilancio 2018 si è chiuso con un utile di 278 milioni di euro, e che il 2018 stato un anno in cui Mps "si è rimessa in cammino" e in cui "la banca e i suoi dipendenti sono tornati a svolgere un'attività normale" e "questo marchio e questo brand sono tornati sul mercato", pur con tutti "i paletti e i commitmenti" imposti dal piano di ristrutturazione concordato con la Ue. Un piano che rende questo "esercizio molto più complesso". L'ad ha anche chiarito che nel cda si può riflettere su eventuali fusioni, ma queste "sono scelte che spettano all'azionista di riferimento". Dunque al ministero dell'Econimia.
Ma lo scenario "d'ingresso nel 2019 - ha detto - è molto peggiore dell'entrata nel 2018, mi sembra che ormai si atterri a un consenso generalizzato sul fatto che la crescita del Pil del nostro Paese sarà vicino allo zero". E "sui tassi tutti sono in grado di farsi un'idea" soprattutto in "un contesto di mercato di funding istituzionale che è molto più complicato e che porta un costo molto più elevato rispetto ai primi mesi scorso anno", senza considerare che "nel 2019 entrano in vigore nuove regole Mifid 2" ma anche "il calendar provisioning" sugli accantonamenti dei crediti deteriorati "che avrà effetti" in futuro. "Noi - ha aggiunto - ci diamo priorità operative per essere focalizzati sulle cose che possiamo fare".
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