Il Tirreno

Toscana

La tutela del lupo vieta la caccia al cinghiale

Gabriele Baldanzi
La tutela del lupo vieta la caccia al cinghiale

Sarà impossibile sparare in quasi 400mila ettari. La rabbia dell’assessore Remaschi: «Siamo invasi, noi andiamo avanti»

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FIRENZE. Il cosiddetto “Piano Lupo”, elaborato dal Ministero dell’Ambiente ed esaminato in questi giorni in sede di Conferenza Stato-Regioni, cozza con la Legge Obiettivo della Regione, ma soprattutto contraddice gli impegni assunti in Toscana dal ministro delle politiche agricole Gian Marco Centinaio. Le promesse della Lega ad agricoltori e allevatori ( “si potrà sparare ai lupi”) vengono superate dall’ennesimo divieto imposto dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa (indicato dai Cinquestelle), che ritiene un disturbo per i lupi addirittura la caccia al cinghiale in braccata. È questo, si sa, il modo più efficace per ridurre il numero dei cinghiali, che in Toscana risultano oscillare tra 250 e 280 mila, con danni per il settore agricolo che superano i 10 milioni di euro. Nella nostra regione il Piano inibisce la caccia al cinghiale in braccata su una estensione di circa 56.800 ettari di aree contigue e oltre 330.000 ettari nei siti “Rete Natura 2000” (Sic, Sir e Zps) oggi solo parzialmente in divieto di caccia.

«Da tempo – commenta l’assessore regionale all’agricoltura e alla caccia, Marco Remaschi – è in corso un conflitto tra poteri dello Stato, con Lega e M5s che recitano da maggioranza e opposizione. Ora queste ripicche rischiano di mettere in discussione gli equilibri faticosamente raggiunti sulla Legge Obiettivo. Noi terremo la barra dritta. Faremo atti e delibere per confermare quelle azioni di gestione tese a diminuire i danni e gli incidenti stradali. Vedremo se il Governo li impugnerà». E alla soddisfazione espressa a caldo dagli animalisti e da alcuni esponenti degli ambientalisti, fa da contrasto la delusione e la rabbia dei cacciatori. La protesta è partita ieri dalla Maremma (la zona d’Italia con il maggior numero di squadre, di cinghiali e di ospiti), dove a parlare sono stati i vertici di Federcaccia e Arct. Remaschi è d’accordo con loro. «Hanno ragione e comprendo anche gli agricoltori e gli allevatori, che si sentono traditi. Per questo motivo noi chiediamo chiarezza al Governo. La Regione ha investito molto nella crociata per ridurre il numero degli ungulati e gestire il lupo e oggi danno fastidio le uscite superficiali e le contraddizioni emerse in questi mesi, in seno al governo, nel “leggere” certe situazioni».

Meno di un anno fa il ministro Centinaio aveva girato in Toscana prendendo impegni con agricoltori e allevatori su prelievi selettivi e abbattimenti di ungulati e lupi. Adesso si partorisce un Piano che va nella direzione opposta, con norme che accrescono la presenza del lupo e limitano la caccia al cinghiale in braccata. E in Conferenza Stato-Regioni non ci sono margini di manovra: il nuovo Piano di conservazione e gestione del Lupo in Italia lo ha scritto il Governo dopo un processo di consultazione con Regioni, Province Autonome, Ispra e portatori di interesse. È stato un percorso lungo e complesso e nei giorni scorsi il piano è stato trasmesso alle Regioni per l’approvazione. «Nel piano non solo manca la risoluzione sostenibile dei conflitti con le attività antropiche, ma si rischia di creare ulteriori squilibri in ecosistemi già stressati. Diremo ai cittadini toscani che nel governo gialloverde c’è chi vuole sparare a tutto e chi a nulla. E la parola di un ministro può non bastare…».

«Come si fa anche solo a pensare che le braccate, fondamentali per ridurre il numero di cinghiali, siano di disturbo a una specie, il lupo, in aumento ovunque…» si chiede Luciano Monaci, leader grossetano di Federcaccia. La pensa come lui il capogruppo Pd in consiglio regionale Leonardo Marras, vicino al mondo venatorio: «Il Ministero continua su una linea conservativa per la specie lupo, quasi la parola gestione sia una bestemmia. Penso alla provincia di Grosseto e con le nuove regole non si potrà più cacciare in quei territori confinanti con il parco della Maremma, il parco di Montioni, la Laguna e le 14 riserve naturali».

Sono settantamila i capi abbattuti su una popolazione di 280mila

Solo in Maremma la caccia al cinghiale coinvolge circa seimila doppiette, suddivise in un centinaio di squadre. Tra i 20 e i 25 mila i capi abbattuti ogni anno, sono settantamila in tutta la Regione. Gli irsuti, sempre secondo una ricerca eseguita a suo tempo dall'amministrazione provinciale di Grosseto, sarebbero oltre 100 mila distribuiti su 450 mila ettari di superfici, sono quasi il triplo in tutta la Toscana. Federcaccia calcola che ogni anno, solo in provincia di Grosseto, si spendono oltre due milioni di euro solo per le attrezzature indispensabili a questa pratica, per non parlare dell’indotto legato soprattutto alla ristorazione, ma anche all’accoglienza degli ospiti che scelgono la Maremma per il loro sport preferito. Un fenomeno di massa che mantiene immutato il suo fascino e che ora viene messo in pericolo.

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