Il Tirreno

Toscana

Imprese, la rivolta dei nastri gialli: «Cantieri toscani fermi, qui è il medioevo»

Ilenia Reali
Proteste contro la Tirrenica; Livorno, una veduta dall’alto del porto; Livorno, il polo ferroviario dell’interporto; Il progetto del nuovo ospedale di Pisa; Traffico sulla Regionale 325 in Val Bisenzio; L’aeroporto di Peretola; Il rendering della stazione dell’alta velocità; In coda sulla circonvallazione a Lucca
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Proteste contro la Tirrenica; Livorno, una veduta dall’alto del porto; Livorno, il polo ferroviario dell’interporto; Il progetto del nuovo ospedale di Pisa; Traffico sulla Regionale 325 in Val Bisenzio; L’aeroporto di Peretola; Il rendering della stazione dell’alta velocità; In coda sulla circonvallazione a Lucca

Edili pronti a impacchettare le opere per velocizzare la burocrazia. Dello scalo di Firenze si parla da 45 anni, della Tirrenica da 50

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Quarantacinque anni fa fu bocciato il Firenze-San Giorgio a Colonica. Era il progetto di un aeroporto, nella frazione di Prato di cui portava il nome ed era destinato a superare come numero di passeggeri sia Peretola sia Pisa. Era il maggio del 1974 quando il ministro dei Trasporti Luigi Preiti scrisse una raccomandata al presidente della Regione Toscana Lelio Lagorio, con cui si prendeva atto della decisione di rifiutare la costruzione del nuovo aeroporto e della richiesta di trasferire gli otto miliardi di lire già stanziati per il raccordo ferroviario tra stazione e aeroporto di Pisa.

Un caso isolato? Neanche per sogno. Il 23 ottobre del 1969 fu presentato il primo progetto della Tirrenica. Sono passati 50 anni e il tracciato lungo la costa toscana è ancora un argomento caldo della cronaca.

Un elenco di “non fatto” lunghissimo quello stilato dagli imprenditori dell’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, che questa volta non si sono limitati a stilare un elenco, aperto ai contributi esterni, delle opere non realizzate sul sito sbloccacantieri.it ma hanno messo a punto un progetto per impacchettare i cantieri mai aperti (o mai terminati) con un nastro giallo.

Il passaggio di livello della protesta che mira a portarli fuori dalle proprie aziende e sensibilizzare i cittadini con nastri gialli lungo le strade, legati alle transenne o a cartelli stradali per evidenziare, anche fisicamente, quali sono i cantieri in attesa di aprire e che bloccano lo sviluppo del Paese. Anche dentro le nostre città, a due passi da casa.

Tav e Ponte sullo Stretto, ma anche aeroporti toscani e tirrenica, sono progetti noti simbolo di un settore, quello dell’edilizia, fermo da tempo e anche nella nostra Toscana procede assai lentamente.

Dalle piccole alle grandi opere: i nastri impacchetteranno i non cantieri della terza corsia dell’A1 da Firenze a Incisa, dell’ampliamento delle gallerie della Pontremolese, del raddoppio della declassata di Prato o dell’Alta velocità di Firenze ma anche decine di scuole ed edifici pubblici che hanno bisogno di manutenzione, di restauri, di adeguamento alle norme sismiche.

«Il primo nastro andrò a metterlo dove è previsto lo scavalco ferroviario di Livorno», commenta Stefano Frangerini, presidente di Ance Toscana e nel consiglio nazionale dell’associazione. L’imprenditore - livornese - sente particolarmente la mancata realizzazione di quest’opera. «Senza le infrastrutture e il completamento dell’area del porto come la Darsena Europa - aggiunge - a Livorno non si può parlare né di crescita né di ripresa. E per me quel ponte sulla linea ferroviaria è un simbolo».

Di fatto il collegamento diretto tra porto e interporto, una striscia che offre a Livorno spazi nuovi di logistica su cui poter contare per svilupparsi.

«La prossima settimana a Roma ci sarà una riunione in cui metteremo a punto i dettagli dell’iniziativa», spiega il direttore di Ance Toscana Carlo Lancia. «Sarà stilato un elenco ancora più dettagliato per cominciare a mettere i nastri già da fine aprile».

I costruttori sono stanchi di parole e di promesse, di rassicurazioni che a giorni alterni arrivano dalla politica. «In Italia si sono persi - si infervora Frangerini - 800mila posti di lavoro in 10 anni e 120.000 imprese: ben il 50%. Oggi sono iscritti alla Cassa edile di Livorno 1.610 addetti, 3.852 erano quelli di 10 anni fa. Avevamo 684 imprese, ore ce ne sono 312».

Ogni cantiere fermo ha il suo motivo per esserlo. Ma è una giustificazione? «Ci sono - aggiunge - quelli che non partono per motivi politici, quelli che invece sono fermi in attesa di una concessione, altri di un parere ambientale e altri ancora perché non ci sono i fondi. Per aprire un cantiere in Italia servono 72 adempimenti e 18 incarichi professionali. Il pubblico è fermo ma lo è anche il privato: per un cambio di destinazione di uso di un immobile servono anni». Frangerini usa parole durissime: «arretratezza medievale» e «bagarre che blocca lo sviluppo a tutti i livelli istituzionali».

Un dato su tutti: Irpet, riferiscono da Ance, ha valutato che in Toscana sono fermi 6 miliardi di euro di opere. «Se tutti i cantieri partissero nella nostra regione si creerebbero in 5 anni 90.000 posti di lavoro che si assesterebbero, una volta finite le opere, in 22.000 posti per l’aumento di produttività del sistema toscano». I posti di lavoro che dà in Toscana l’intero settore del commercio. —


 

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