La manifestazione
Cani che alleviano le ferite, anche invisibili
La Toscana è stata una regione pioniera nella pet Therapy: alle Scotte a Siena in corso un esperimento fino alla fine di aprile
Non chiamateli solo cani, per favore. Sono il toccasana per il morale di chi passa le giornate in un letto di ospedale, anche in reparti “complicati” come la rianimazione, bimbi compresi. La Toscana è stata una delle prime regioni a sperimentare la pet therapy, l’utilizzo di animali nella terapia, tanto che a giugno 2018 gli indirizzi per la formazione di operatori nel settore sono stati normati con una delibera della giunta regionale. E se l’ospedale pediatrico Meyer ha fatto da apripista sulla pet therapy per i bambini (quasi 20 anni fa), tre anni fa Careggi è stato il primo ospedale italiano ad accogliere i cani in rianimazione per aiutare i pazienti a uscire dalla terapia intensiva. Al Santa Maria Annunziata di Firenze è di casa Serena, un cane basset hound che due volte al mese va a trovare i bimbi ricoverati, coccolando quelli che escono dalla sala operatoria dopo un intervento alle tonsille o alle adenoidi. All’ospedale Misericordia di Grosseto la pet therapy è utilizzata sia in pediatria che nel reparto di hospice e leniterapia diretto da Bruno Mazzocchi. Ogni mercoledì, Mora e Bernando cani dell’associazione Dog4Life arrivano per dare un supporto alle cure palliative. Accompagnati dagli operatori, hanno un posto speciale nel cuore dei malati terminali che ricevono attenzione e affetto.
Poi c’è il policlinico Le Scotte di Siena. Qui ha debuttato a metà marzo la meticcia Nera che dà il buongiorno ai pazienti degli ambulatori pediatrici. Nera viene da un canile di Murlo, in provincia di Siena. Nel 2016 Elisa Guerri ne fu rapita: decise allora che quella cagnolina di 8 mesi scampata a un incidente stradale sarebbe entrata nella sua vita. Oggi Elisa, qualificata operatrice di pet therapy, è inseparabile dalla sua meticcia che il 14 marzo ha varcato la soglia di pediatria a Siena. Un progetto sperimentale che prevede l’impiego della pet therapy fino a fine mese per alleggerire il carico di ansia dei pazienti ricoverati o dei bambini in attesa durante l’attività degli ambulatori. « Vista l'accoglienza molto positiva da parte dei bambini e anche dei loro genitori ci auguriamo che diventi un’attività stabile – spiega Lucia Rappuoli, referente del progetto di pet therapy - La nostra azienda ospedaliera ha attivato vari progetti di supporto tra cui l'attività dei clown e, in questo ultimo periodo, stiamo sperimentando questo particolare progetto di attività assistita con gli animali». Una carezza di Nera può diventare un supporto per gestire emotivamente il rapporto tra struttura sanitaria e bambino che proietta la sue paure sull'animale. La cagnolina ha fatto impazzire talmente i piccoli pazienti del policlinico Le Scotte che, quando venivano richiamati per la visita, i bimbi non ci pensavano proprio di entrare in ambulatorio. —
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