Il Tirreno

Toscana

PISA, l’occupazione degenerata 

Devastarono l’alberghiero: ora lavoreranno alla Caritas

Danilo Renzullo
Devastarono l’alberghiero: ora lavoreranno alla Caritas

Verso la sospensione per 18 studenti-vandali: alcuni rischiano la bocciatura Il preside: «Non abbiamo i soldi per ricomprare i computer e le attrezzature»

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Una sospensione di massa affiancata a un periodo di attività sociali per punire gli studenti-vandali. Usa il pugno di ferro l’Ipsar Matteotti di Pisa contro gli studenti che lo scorso gennaio devastarono l’istituto alberghiero durante un tentativo di occupazione sfociato in un raid vandalico che causò oltre 20 mila euro di danni. Gli autori, individuati soprattutto grazie a una serie di video postati sui social network, saranno puniti con sospensioni dalle lezioni che variano dai 15 ai 30 giorni fino a un allontanamento dai banchi di scuola per l’intero anno scolastico, con conseguente bocciatura, per i casi giudicati più gravi.

A definire le “condanne” è stato il consiglio d’istituto. Pene severe, come annunciato all’indomani delle devastazioni dal preside Salvatore Caruso, che si sommano alle denunce scattate per alcuni degli studenti maggiorenni (per gli altri sono ancora in corso approfondimenti). Alle sospensioni sarà aggiunto un percorso “riabilitativo” che gli studenti-vandali dovranno seguire. Dopo aver costretto la scuola a chiudere per giorni, i responsabili del raid dovranno affiancare gli operatori della Caritas e di altre associazioni di volontariato in un percorso di impegno sociale. Le decisioni saranno ufficializzate entro il fine settimana, al termine dei consigli di classe che stanno valutando la posizione dei 18 studenti (il numero potrebbe salire a 20) ritenuti responsabili del raid compiuto il 21 gennaio durante la mobilitazione degli studenti medi pisani per rivendicare maggiori investimenti in edilizia scolastica. Si tratta di ragazzi tra i 14 e i 18.

Incappucciati, con i volti coperti o a viso scoperto, all’alba fecero irruzione in via Garibaldi insieme a studenti di altre scuole per cercare di dar seguito all’ondata di occupazioni che interessò tutti gli istituti della città. Il raid (il terzo in tre giorni) si concluse con una rocambolesca fuga dopo l’arrivo delle forze dell’ordine e del personale scolastico, a cui toccò stilare un impietoso bilancio: una decina di estintori svuotati, impianti antincendio ko, televisori smurati, porte distrutte, un defibrillatore rotto, fotocopiatrici e varie attrezzature (alcune per gli studenti disabili) rese inutilizzabili. Un lungo elenco alimentato da altri due raid, uno dei quali si concluse con il furto di 18 computer portatili.

“Ferite” che a quasi tre mesi di distanza restano aperte, traducendosi in disagi quotidiani. La gara di solidarietà avviata nei giorni successivi per ricomprare le attrezzature danneggiate si è interrotta quasi subito e – a fronte di oltre 20mila euro di danni – l’istituto è riuscito a racimolare solo poche migliaia di euro. «Grazie alle donazioni ricevute siamo riusciti a compare materiale didattico e poco altro – evidenzia il preside – ma il grosso, compresi i computer, resta ancora in attesa delle risorse necessarie». —

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