Il dolore
Violato il diritto alla vita e alla pari tutela legale
firenze. Il diritto alla vita. E il diritto a non essere discriminati. Sarebbero questi i diritti violati dallo Stato Italiano che non ha protetto Annalisa Landi, suo figlio Michele (assassinato) e sua figlia dall’aggressione del padre, Niccolò Patriarchi. E per la violazione di questi diritti fondamentali l’avvocato Massimiliano Annetta presenta un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo che già (a marzo 2017) ha condannato l’Italia per non aver prevenuto l’omicidio del figlio di una donna vittima di violenza (sentenza Talpis).
In base all’articolo 2 della Convenzione dei diritti dell’Uomo - dice in sintesi il ricorso - lo Stato non solo «deve astenersi dal provocare la morte in maniera volontaria e irregolare, ma deve anche adottare le misure necessarie alla protezione della vita delle persone sottoposte alla sua giurisdizione». La Corte Europea ha stabilito un principio secondo il quale se «le autorità sapevano o avrebbero dovuto sapere l’esistenza di un rischio reale e immediato della vita di un individuo determinato e non hanno fatto quello che potevano fare e quello che si può ragionevolmente aspettarsi da loro per eliminare tale rischio devono essere ritenute responsabili». E con loro lo Stato che ha archiviato tutti i procedimenti, le denunce e non ha adottato misure cautelari e di protezione per Annalisa e i figli.
L’articolo 14 della stessa Convenzione sul diritto di non discriminazione sarebbe stato violato perché lo Stato non ha adempiuto all’obbligo di proteggere le donne dalla violenza domestica, garantendo «una pari tutela da parte della legge». —
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