La protesta
Ragazza umiliata altre denunce: la preside vuole espellere i bulli
Pistoia, nell’indagine non ci sono solo i tre identificati. La dirigente: non basta la sospensione. Martedì la decisione
PISTOIA. Un nome e un cognome ce l’hanno già, manca ancora una formale identificazione da parte della polizia. Ma è certo che anche nei loro confronti presto scatterà la denuncia. Per il reato di violenza privata, così come avvenuto per tre dei quattro studenti già deferiti alla procura per i minorenni, accusati di aver bullizzato (per il quarto l’accusa è di cessione di sostanze stupefacenti) una quindicenne che si era pesantemente ubriacata durante l’assemblea del Liceo artistico “Petrocchi” di Pistoia. Negli ultimi due giorni, gli investigatori della Digos hanno raccolto numerose testimonianze sulla pubblica umiliazione subita dalla quindicenne alunna di una prima classe, così come i compagni che hanno approfittato del suo stato di incoscienza causato dall’alcol che lei stessa aveva portato da casa: quando l’hanno vista fuori dallo stabile in cui si svolgeva l’assemblea, stesa sull’erba di un’aiuola, le hanno legato con del nastro da carrozziere le caviglie e le braccia attorno alla vita, tappandole anche la bocca; per poi disegnarle un fallo sul volto.
Ma non sono stati soltanto in tre a compiere l’atto di bullismo, come si intuisce anche dal video girato col cellulare (e poi condiviso sulle chat) da uno dei protagonisti subito prima di mettersi all’“opera” sulla ragazza a terra svenuta. E come è stato accertato dai poliziotti della Digos, che hanno raccolto le testimonianze dei tanti studenti presenti (gli stessi che hanno ha dato l’allarme telefonando al 113).
Fatto sta che per i prossimi giorni sono attese altre denunce.
Accertamenti la polizia li ha portati avanti anche sugli alcolici che la quindicenne si era portata da casa nello zaino. Non ravvisando però alcuna ipotesi di reato, neppure nel caso fosse stato un maggiorenne ad andare a comprarli per lei (la legge punisce solo la vendita ai minorenni).
Intanto, la preside del Liceo Artistico, Elisabetta Pastacaldi, annuncia la linea dura per gli studenti bulli: «Io, per quanto mi riguarda, voterò per l’espulsione».
Per domani, al “Petrocchi”, sono stati convocati i consigli di classe delle due prime frequentate dai ragazzi denunciati. Ma il giorno decisivo sarà quello di martedì, quando si riunirà il consiglio di istituto, visto che è tale assemblea ad avere la competenza per quanto riguarda le sanzioni più pesanti, quelle che vanno oltre i 15 giorni di sospensione. Una quindicina i componenti, il cui numero varia annualmente seguendo una determinata percentuale rispetto a quanti sono gli studenti iscritti. A decidere a maggioranza del futuro dei tre ragazzi saranno i rappresentanti di studenti, genitori e docenti, oltre alla preside.
«Credo che i consigli di classe demanderanno direttamente ogni decisione al consiglio d’istituto» spiega la dirigente, che, comunque, lo ribadisce, voterà per l’espulsione dalla scuola.
Altro tema scottante, quello della mancanza di sorveglianza da parte dei docenti durante l’assemblea in cui la quindicenne si è pesantemente ubriacata per poi subire la pubblica umiliazione da parte dei compagni. La preside, su questo, torna a sottolineare come tale vigilanza sia «purtroppo» esclusa dal contratto collettivo nazionale di lavoro. Quel contratto, tra l’altro, siglato, oltre che dai sindacati di categoria, anche dalla parte pubblica, cioè dal ministero dell’Istruzione guidato dallo stesso Marco Bussetti che sul caso di Pistoia chiede adesso di fare chiarezza, per accertare le eventuali responsabilità. E che per questo ha chiesto all’Ufficio scolastico regionale di inviare a Roma una relazione. Non escludendo neppure l’invio a Pistoia di ispettori scolastici.
«Anche se sono convinta che non vada bene – conclude la preside – il contratto nazionale non consente di imporre ai docenti di provvedere alla sorveglianza dei ragazzi durante le assemblee. Anche se io consiglio sempre loro di farlo, anche perché su 900 studenti qui da noi 800 sono minorenni».
Il codice civile prevede che l’insegnante è responsabile dell’eventuale danno patito da uno studente quando si trova sotto la sua vigilanza. Ma a fronte di un contratto di lavoro che stabilisce a sua volta che la vigilanza durante le assemblee non spetta ai docenti «non si sa a chi deve essere attribuita tale responsabilità» dice la preside Pastacaldi.
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