Il Tirreno

Toscana

«Guarda che in palestra c’è il padre di mio figlio»: la madre del ragazzo sente la telefonata e intuisce tutto

Paolo Nencioni
«Guarda che in palestra c’è il padre di mio figlio»: la madre del ragazzo sente la telefonata e intuisce tutto

Origlia per caso il dialogo e mette in fila gli indizi: i cambiamenti d’umore dell’adolescente, le chat, i contatti frequenti

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PRATO. È difficile, quasi impossibile per un adolescente mantenere un segreto sotto lo sguardo attento di una madre, ed è accaduto così anche nella storia del quindicenne pratese che l’anno scorso ha scoperto di essere il padre di un bambino concepito con l’amica di famiglia che gli dava ripetizioni d’inglese.. La “confessione” risale al 28 febbraio nel corso di un drammatico faccia a faccia in palestra, presenti anche l’allenatrice del ragazzo e la direttrice della struttura, ma già da settimane la madre sospettava che ci fosse qualcosa che non andava nel comportamento del figlio.

Il ragazzo, dopo qualche problema proprio sull’inglese, aveva superato l’esame di terza media e si era iscritto al liceo, ma il suo umore era cambiato drasticamente. Se prima era allegro e aperto, ora era diventato irascibile, distante, chiuso (come scrive il gip Francesca Scarlatti nell’ordinanza di custodia che ha messo l’ormai ex amica di famiglia agli arresti domiciliari con le accuse di atti sessuali con minore e violenza sessuale).

Una madre più superficiale avrebbe dato la colpa all’età, a quell’adolescenza che è come il tempo di marzo, quando piove e c’è il sole. Ma la madre del ragazzo ha intuito che c’era qualcos’altro. Anche l’improvvisa passione del figlio per le chat, quello stare sempre chino sullo smartphone, poteva essere scambiato per un segno dei tempi, che contagia gli adulti oltre che i ragazzi.

Il figlio però aveva smesso di vedere i soliti amici. Gliene era rimasto solo uno, realmente esistente, ma di fatto immaginario, perché ai genitori, di solito il venerdì pomeriggio, diceva di andare a trovarlo, quando in realtà si incontrava con l’operatrice socio-sanitaria di 31 anni diventata la sua amante segreta.

Quelli che erano semplici sospetti sono diventati un macigno il 27 febbraio. La madre del ragazzo era nella palestra dove il figlio e la trentunenne si erano conosciuti ormai due anni prima. Quel giorno era in programma una competizione e la donna si è trovata seduta accanto a quella che già da mesi, in segreto, era la madre di suo nipote.

L’amica di famiglia ha ricevuto una chiamata sul telefono cellulare e la madre del ragazzo con la coda dell’occhio ha visto che la chiamata arrivava dalla madre della trentunenne. Non solo, ha anche sentito che l’interlocutrice le chiedeva se in palestra fosse presente il padre del bambino nato nel mese di agosto. La risposta è stata affermativa e nella testa della madre del quindicenne è suonato un campanello d’allarme. Da settimane ormai aveva messo in relazione il cambiamento di umore del figlio con la presenza nella sua vita dell’amica di famiglia e quella telefonata le è sembrata una conferma.

Del resto la trentunenne da tempo andava in giro a dire che il suo secondo figlio non era stato concepito col marito. Diceva che il vero padre era un frequentatore maggiorenne della palestra, ma a questo mister x aveva datolo stesso nome di battesimo del quindicenne, certamente non a caso. È verosimile che quelle voci fossero arrivate all’orecchio della madre del quindicenne, aggiungendo un tassello a un puzzle ormai quasi completo.

C’è di più. Alla direttrice della palestra la madre del quindicenne ha raccontato che durante una cena con due dei suoi figli, quello più piccolo le aveva confermato che il fratello era sempre al telefono con l’amica di famiglia. E lo stesso atteggiamento della trentunenne, riferito sempre alla direttrice della palestra, pareva quantomeno sospetto. Rivolgendosi al fratello più piccolo del quindicenne gli faceva spesso notare quanto fosse somigliante al bambino nato in agosto: «Avete le stesse fossette sul visto». Parlava al fratello minore per farsi intendere dal maggiore.

Una scena riferita dalla direttrice della palestra non fa che aggravare il quadro. La donna racconta di quella volta che, alcuni mesi prima, aveva dovuto tornare negli spogliatoi usati da maschietti e femminucce per recuperare la cuffia di un bambino e aveva visto la trentunenne appoggiata alla colonna del muro delle docce, intenta a parlare col quindicenne che stava facendo la doccia. «Notai che non distoglieva lo sguardo dal corpo del ragazzo e ricordo che dopo quell’episodio dissi a lui che sarebbe stato meglio che d’allora in avanti si trasferisse nello spogliatoio degli uomini. C’erano delle bambine e lui iniziava a essere grande».

In realtà, come si è poi capito, non era lui una potenziale minaccia per le bambine, ma la donna più grande una minaccia per lui.

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di Redazione web